A guardare quello che succede sembra che l'auto elettrica sia davvero il grande business dei prossimi anni. Modelli al momento non se ne vedono ma in quanto a progetti, studi e accordi c'è solo l'imbarazzo della
scelta.
In nome dell'auto ad emissioni zero si tenta per esempio di salvare lo stabilimento Fiat di Termini Imerese e quello belga di Anversa della Opel. Quattro costruttori giapponesi, Toyota, Nissan, Mitsubishi e Fuji Heavy, insieme all'utility Tokyo Electric Power, hanno appena fondato un gruppo per promuovere l'auto elettrica, uniformare gli apparecchi per la ricarica delle batterie e commercializzare la tecnologia all'estero. Renault e il ministero dell'Economia della Renania del Nord-Westflia hanno concluso da poco un accordo di collaborazione per lo sviluppo di alcune attività nel settore della mobilità elettrica. La commissione europea, infine, ha messo a disposizione 23 milioni di euro per sostenere con un progetto pilota tutte le iniziative che possono far decollare questo tipo di veicoli.
Insomma l'intero mondo dell'auto sta entrando in fibrillazione. Se però da una parte c'è senza dubbio una motivazione ecologica dall'altra ce n'è anche una puramente utilitaristica. C'è un mare di fondi da andare a raccogliere, finanziamenti di ogni genere che dall'Asia all'America fino all'Europa i vari governi stanno cominciando a stanziare. E c'è anche una normativa europea in materia di emissioni che consente ancora il meccanismo dei 'super crediti. Ovvero dà la possibilità ai produttori di usare la vendita di veicoli elettrici per compensare la continua produzione di automobili a elevate emissioni. Per ogni auto elettrica venduta, infatti, i costruttori possono immatricolare 3,5 veicoli ad alta emissione senza conteggiarli ai fini del calcolo delle emissioni di CO2 della loro flotta. Si valuta in questo che un aumento del 10% nelle vendite di auto elettriche potrebbe portare in Europa a un aumento complessivo del 20% delle emissioni di CO2 nel settore automobilistico. Mica male per chi vorrebbe un giorno raggiungere il sogno delle "emissioni zero"...
scelta.
In nome dell'auto ad emissioni zero si tenta per esempio di salvare lo stabilimento Fiat di Termini Imerese e quello belga di Anversa della Opel. Quattro costruttori giapponesi, Toyota, Nissan, Mitsubishi e Fuji Heavy, insieme all'utility Tokyo Electric Power, hanno appena fondato un gruppo per promuovere l'auto elettrica, uniformare gli apparecchi per la ricarica delle batterie e commercializzare la tecnologia all'estero. Renault e il ministero dell'Economia della Renania del Nord-Westflia hanno concluso da poco un accordo di collaborazione per lo sviluppo di alcune attività nel settore della mobilità elettrica. La commissione europea, infine, ha messo a disposizione 23 milioni di euro per sostenere con un progetto pilota tutte le iniziative che possono far decollare questo tipo di veicoli.
Insomma l'intero mondo dell'auto sta entrando in fibrillazione. Se però da una parte c'è senza dubbio una motivazione ecologica dall'altra ce n'è anche una puramente utilitaristica. C'è un mare di fondi da andare a raccogliere, finanziamenti di ogni genere che dall'Asia all'America fino all'Europa i vari governi stanno cominciando a stanziare. E c'è anche una normativa europea in materia di emissioni che consente ancora il meccanismo dei 'super crediti. Ovvero dà la possibilità ai produttori di usare la vendita di veicoli elettrici per compensare la continua produzione di automobili a elevate emissioni. Per ogni auto elettrica venduta, infatti, i costruttori possono immatricolare 3,5 veicoli ad alta emissione senza conteggiarli ai fini del calcolo delle emissioni di CO2 della loro flotta. Si valuta in questo che un aumento del 10% nelle vendite di auto elettriche potrebbe portare in Europa a un aumento complessivo del 20% delle emissioni di CO2 nel settore automobilistico. Mica male per chi vorrebbe un giorno raggiungere il sogno delle "emissioni zero"...