Si chiamano alleanze strategiche e da qui ai prossimi anni ne sentiremo sempre più parlare. E' così che l'industria dell'auto prova a superare una delle crisi più dure e lunghe della sua storia. Da sola, ormai, quasi nessuna azienda può pensare di competere ai massimi livelli. Il mercato è globale, le tecnologie sofisticate e costose così come le piattaforme su cui vengono costruiti i singoli modelli. E allora, per chi è ancora in salute e con un business consolidato, meglio allearsi per progetti specifici, scambiarsi know-how e motori, per esempio. Il tutto senza impegnarsi per la vita. Niente matrimoni, dunque, ma solo seducenti e profittevoli flirt. Cosa che avviene già da tempo ma che ora sta assumendo le proporzioni di un vero sistema industriale. Un sistema che sta mutando la mappa dell'industria automobilistica.
L'ultima alleanza è stata quella tra Renault-Nissan e Daimler, uno degli accordi più interessanti e profittevoli, almeno sula carta, degli ultimi tempi. I loro punti di forza, infatti, sono complementari e la sinergia può puntare da subito a due settori precisi: le auto compatte e le tecnologie verdi. Renault-Nissan è interessata ai motori di Daimler e, in futuro, anche alla sua esperienza nei marchi di lusso. La tedesca, invece, vuole approfittare del know-how in fatto di utilitarie della madre di Clio e Twingo. Insomma, all'uno serve qualcosa che l'altra non ha. E viceversa. Tutto qui il segreto. Perché non ci sarà mai nessuna fusione e la partecipazione azionaria resterà simbolica al 3,1% per entrambi i costruttori e ognuno manterrà la propria indipendenza. Altro che matrimonio...
L'ultima alleanza è stata quella tra Renault-Nissan e Daimler, uno degli accordi più interessanti e profittevoli, almeno sula carta, degli ultimi tempi. I loro punti di forza, infatti, sono complementari e la sinergia può puntare da subito a due settori precisi: le auto compatte e le tecnologie verdi. Renault-Nissan è interessata ai motori di Daimler e, in futuro, anche alla sua esperienza nei marchi di lusso. La tedesca, invece, vuole approfittare del know-how in fatto di utilitarie della madre di Clio e Twingo. Insomma, all'uno serve qualcosa che l'altra non ha. E viceversa. Tutto qui il segreto. Perché non ci sarà mai nessuna fusione e la partecipazione azionaria resterà simbolica al 3,1% per entrambi i costruttori e ognuno manterrà la propria indipendenza. Altro che matrimonio...