Fuori Giri

Se la politica
abbandona l'auto

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La questione auto, la sua crisi e le conseguenze sull'occupazione sembrano essere finite completamente al di fuori dell'agenda governativa. Oltre 90 giorni senza il ministro per lo sviluppo economico evidentemente pesano su quanto sta accadendo e su quanto accadrà. Sicuramente rendono il "problema auto" sempre più ingarbugliato, fuori da ogni controllo e con strade sempre più strette da percorrere. Quando la Renault aveva pensato di andare a costruire la Clio fuori dai confini francesi fu l'immediato intervento di Sarkozy a ribaltare la decisione. Non sappiamo con che cosa in cambio ma certamente la politica fu capace di invertire la rotta del gruppo guidato da Carlos Ghosn. Non altrettanto può dirsi stia accadendo, per esempio, con la Fiat di fronte alla sua decisione di trasferire in Serbia la produzione della prossima monovolume.

"Dobbiamo decidere se avere un settore auto forte in Italia o consegnarlo ai competitori esteri. Per fare questo non chiediamo aiuti e incentivi, ma dobbiamo avere la garanzia che gli stabilimenti possano funzionare", ha detto Marchionne nei giorni scorsi. E' un modo diverso di porre la questione. Senza dubbio meno "politico" ma dove la politica può ugualmente, anzi dovrebbe, dire la sua, chiedere garanzie e ottenere certezze per il futuro.

Altri paesi stanno investendo sul futuro dell'automobile, sul suo sviluppo sostenibile. L'Italia no. Sta restando completamente fuori da ogni progetto. Al punto che alcuni grandi costruttori (tra cui la Nissan) stanno rinunciando al nostro mercato per il primo lancio dei loro modelli elettrici. E' un segnale pessimo che genera, sempre e solo dalle nostre parti, maggiori incertezze e paure. Come quelle registrate in questi giorni di fronte ai dati di mercato. Il crollo delle vendite del 26 per cento di luglio ha, infatti, gettato nel panico molti protagonisti del settore automotive ma ha evidenziato anche parecchie contraddizioni. I concessionari italiani, per esempio, minacciano la chiusura di centinaia di aziende e la perdita di migliaia di posti di lavoro mentre i grandi gruppi industriali europei ricominciano a tornare in attivo. I conti in rosso sembrano alle spalle, almeno a vedere le ultime semestrali delle varie Mercedes, Bmw, Ford e altre ancora. L'intero settore viaggia a gonfie vele anche in Borsa. In Italia, invece, si tornano a chiedere gli incentivi. Non un intervento strutturale sull'intero comparto ma ancora una volta puri e semplici incentivi. Non una soluzione di lungo raggio, quindi ma solo un rimedio temporaneo. Come se un'aspirina potesse curare un'infezione.