Da una parte si studia e si realizza l'auto che si connette perfino a Internet, dall'altra si lancia l'allarme perché è troppo pericolosa. Contraddizioni tecnologiche? Certamente, ma è soltanto una delle tante. L'importante è rispondere ai desideri del pubblico, in questo caso degli automobilisti. Il principale dei quali è poter proseguire le attività appena sospese in ufficio, quindi continuare a navigare su Internet, controllare le mail e, attività ormai tra le più normali, chiamare al cellulare quasi sempre, purtroppo, senza vivavoce o bluetooth.
C'è dunque chi "sfrutta" questi bisogni applicando ogni tipo di tecnologia all'automobile riempendola di "sistemi di info-entertainment", chi, naturalmente spende e si diverte ad usarli e chi, infine, dovendone regolamentare l'uso, si accorge che in questo modo l'effetto distrazione può rivelarsi letale. A questi ultimi si è aggiunto anche il segretario ai Trasporti Usa, Ray LaHood, convinto assertore dell'alto grado di distrazione degli automobilisti provocato in primo luogo dai cellulari e poi da tutti gli altri sistemi di info-entertainment. Sistemi finiti sotto l'esame del Dipartimento Trasporti che potrebbe addirittura deciderne il bando. Ma qui nasce il problema. Secondo gli esperti di telecomunicazioni, le tecnologie di ultima generazione sono ormai diffuse e apprezzate e bandirle, come osserva Christopher King, analista a Stifel Nicolaus & Co, sarebbe "estremamente difficile, quasi una follia". Provate a dare un giocattolo a un bimbo e poi levarglielo. Impossibile.
Nel futuro è difficile fare passi indietro a meno che non ci sia un clamoroso fallimento all'orizzonte. E niente di tutto questo sta accadendo. Semmai il contrario. Perché mentre la campagna antidistrazione di LaHood va avanti, la tecnologia sulla connettività fa altrettanto ma a velocità doppia. OnStar, la sussidiaria di General Motors specializzata in comunicazioni wireless, ha per esempio allo studio la possibilità di aggiornare in audio le pagine su Facebook e ricevere in lettura i messaggi dal sito del social-media. A vederla così, una cosa del genere sarebbe "la madre di tutte le distrazioni". Ma credete davvero che qualcuno potrebbe riuscire a bloccarla?
C'è dunque chi "sfrutta" questi bisogni applicando ogni tipo di tecnologia all'automobile riempendola di "sistemi di info-entertainment", chi, naturalmente spende e si diverte ad usarli e chi, infine, dovendone regolamentare l'uso, si accorge che in questo modo l'effetto distrazione può rivelarsi letale. A questi ultimi si è aggiunto anche il segretario ai Trasporti Usa, Ray LaHood, convinto assertore dell'alto grado di distrazione degli automobilisti provocato in primo luogo dai cellulari e poi da tutti gli altri sistemi di info-entertainment. Sistemi finiti sotto l'esame del Dipartimento Trasporti che potrebbe addirittura deciderne il bando. Ma qui nasce il problema. Secondo gli esperti di telecomunicazioni, le tecnologie di ultima generazione sono ormai diffuse e apprezzate e bandirle, come osserva Christopher King, analista a Stifel Nicolaus & Co, sarebbe "estremamente difficile, quasi una follia". Provate a dare un giocattolo a un bimbo e poi levarglielo. Impossibile.
Nel futuro è difficile fare passi indietro a meno che non ci sia un clamoroso fallimento all'orizzonte. E niente di tutto questo sta accadendo. Semmai il contrario. Perché mentre la campagna antidistrazione di LaHood va avanti, la tecnologia sulla connettività fa altrettanto ma a velocità doppia. OnStar, la sussidiaria di General Motors specializzata in comunicazioni wireless, ha per esempio allo studio la possibilità di aggiornare in audio le pagine su Facebook e ricevere in lettura i messaggi dal sito del social-media. A vederla così, una cosa del genere sarebbe "la madre di tutte le distrazioni". Ma credete davvero che qualcuno potrebbe riuscire a bloccarla?