Difficile districarsi tra le peggiori abitudini degli italiani al volante. Esercizio in cui si cimentano continue ricerche e sondaggi per scoprire, alla fine, che i difetti consolidati sono tanti, tantissimi.
Cominciamo dalla freccia, o indicatore di direzione. Se fosse un optional sarebbe il meno richiesto, almeno a vedere l’uso rarissimo che ne fanno gli automobilisti. La normalità, almeno nelle grandi città, è svoltare senza segnalarlo. E qualche volta mettere la freccia solo se qualcuno che sta dietro si attacca al clacson perché ha rischiato l’incidente. Se poi c’è di mezzo un motorino il rischio è ancora maggiore.
Molto più frequente è l’uso delle doppie frecce, naturalmente azionate non per segnalare una situazione di pericolo in cui si trova l’auto ma solo per giustificare la doppia fila o il parcheggio davanti a un passo carrabile. È’ chiaro che sanzioni al riguardo sono vicine allo zero. D’altronde multe non se ne fanno nemmeno per le migliaia di auto in doppia fila, tranquillamente lasciate per ore e ore durante la giornata. Tanto da diventare una soluzione “normale” per lasciare l’automobile. Con buona pace di chi viene bloccato perché ha parcheggiato bene e di chi, invece, è costretto a viaggiare in fila indiana sulla strada “a carreggiata ridotta”.
Poi c’è il solito telefonino all’orecchio. Altra abitudine consolidata e durissima a morire. Nonostante i rischi altissimi per se stessi e il prossimo. Bluetooth e auricolari sono vere e proprie mosche bianche. Così come le multe. D’altronde ormai usano il cellulare anche i ciclisti. Che magari arrivano in contromano, dopo essere passati con il rosso. Per loro, però, le multe non sono proprio contemplate. In bici tutto è possibile, in Italia. Chissà che un giorno qualcuno ci spieghi perché.
Cominciamo dalla freccia, o indicatore di direzione. Se fosse un optional sarebbe il meno richiesto, almeno a vedere l’uso rarissimo che ne fanno gli automobilisti. La normalità, almeno nelle grandi città, è svoltare senza segnalarlo. E qualche volta mettere la freccia solo se qualcuno che sta dietro si attacca al clacson perché ha rischiato l’incidente. Se poi c’è di mezzo un motorino il rischio è ancora maggiore.
Molto più frequente è l’uso delle doppie frecce, naturalmente azionate non per segnalare una situazione di pericolo in cui si trova l’auto ma solo per giustificare la doppia fila o il parcheggio davanti a un passo carrabile. È’ chiaro che sanzioni al riguardo sono vicine allo zero. D’altronde multe non se ne fanno nemmeno per le migliaia di auto in doppia fila, tranquillamente lasciate per ore e ore durante la giornata. Tanto da diventare una soluzione “normale” per lasciare l’automobile. Con buona pace di chi viene bloccato perché ha parcheggiato bene e di chi, invece, è costretto a viaggiare in fila indiana sulla strada “a carreggiata ridotta”.
Poi c’è il solito telefonino all’orecchio. Altra abitudine consolidata e durissima a morire. Nonostante i rischi altissimi per se stessi e il prossimo. Bluetooth e auricolari sono vere e proprie mosche bianche. Così come le multe. D’altronde ormai usano il cellulare anche i ciclisti. Che magari arrivano in contromano, dopo essere passati con il rosso. Per loro, però, le multe non sono proprio contemplate. In bici tutto è possibile, in Italia. Chissà che un giorno qualcuno ci spieghi perché.