L’auto elettrica? Più favola che evoluzione della mobilità. Un ranocchio che non diventerà mai principe, giusto per rovesciare il finale della favola dei fratelli Grimm. Immagine molto adatta alla situazione italiana dove il mercato non è mai sbocciato anche se nel primo trimestre di quest’anno è stata registrata una crescita del 24,9 per cento. Che però significa poco o niente visto che si tratta di 1.048 esemplari (termine che perfettamente si adatta all’argomento) con una quota dell’1,7 per cento sul totale del mercato. Insomma, niente a che vedere con l’exploit, ad esempio, delle ibride arrivate nello stesso periodo ad oltre 15 mila unità. Fa sperare in qualcosa di meglio l’Europa (un’auto ogni 67 immatricolate) e alcuni Paesi in particolare, come la Norvegia dove è elettrica un’auto ogni 2,8. Arriveremo a tanto anche in Italia? Difficile ma non impossibile. Secondo le previsioni elaborate da Enel e Symbola e appena presentate a Bruxelles, il boom delle elettriche arriverà da qui a due anni e l’Italia c’è. «Il momento è adesso, la tecnologia è arrivata», ha detto l’ad di Enel, Francesco Starace, la cui società ne è fermamente convinta al punto da aver appena lanciato una nuova divisione dedicata alla mobilità elettrica (E-Solutions). Senza contare gli investimenti: 300 milioni per 12 mila punti di ricarica, i cui costi non finiranno in bolletta, oltre alla realizzazione di 180 colonnine “veloci”
sulle autostrade italiane nel quadro di un progetto con finanziamenti Ue. Sempre che questi siano possibili e l’accordo sul clima di Parigi vada avanti. Viceversa il ranocchio resterà per sempre un ranocchio.
sulle autostrade italiane nel quadro di un progetto con finanziamenti Ue. Sempre che questi siano possibili e l’accordo sul clima di Parigi vada avanti. Viceversa il ranocchio resterà per sempre un ranocchio.