Nemmeno il futuro è più quello di una volta. Anche in un settore, come quello dell’automotive, che proprio del futuro dovrebbe fare il suo punto di forza. Per dirla più semplicemente, la sensazione è che piace più ciò che c’era prima rispetto a quello che potrà esserci domani.
Qualche esempio? I modelli si chiamano sempre con lo stesso nome. Dalla Mini alle Renault 4 e 5, dalla 600 alla Topolino. Questione di marketing ma anche di seduzione legata a un passato, indubbiamente migliore di adesso. E così piace riproporre quelle auto con lo stesso nome ma sostanzialmente diverse in tutto e per tutto.
Cambiare è faticoso. Bisogna pensare e realizzare davvero qualcosa di migliore. Allora meglio riproporre (con qualche variazione) “l’usato sicuro”.
Cosa che sta accadendo anche con i Saloni dell’auto. Format vecchi, troppo costosi e di poco interesse che complici la pandemia di Covid e la digitalizzazione sembravano destinati all’estinzione. E, invece, eccoli qui pronti a ripartire. Magari in città diverse e con spazi ridotti (come accaduto con il Salone di Francoforte traslocato a Monaco). Persino Ginevra è pronta a riaprire gli stand nello storico Palexpo che dal 1905 al 2020 ha raccontato la storia dell’automobile. O almeno così hanno annunciato gli organizzatori. L’appuntamento è come sempre a marzo. Edizione numero 100. Perché cambiare?