Il caso del giorno

Bpm, un piano che non piace

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MILANO - "Se la Borsa non capisce adesso, capirà". Serafico il commento del presidente, Massimo Ponzellini, subito dopo la presentazione del piano triennale della Bpm (2010-2012) fatto stamane durante una conference call e poco apprezzato dal mercato: il titolo ha preso a scendere praticamente subito ed ha continuato, fino a chiudere in ribasso del 4,15%, il peggiore dell’indice principale a Piazza Affari.

In particolare il piano (varato in realtà ieri sera a mercati chiusi) prevede un utile netto a fine periodo di 378 milioni di euro (+45,5% rispetto al 2009 proforma, non certificato e non comprensivo delle poste straordinarie o non ricorrenti). Altri numeri significativi a fine periodo sono l’incremento degli impieghi (+7,6%) e quello più cauto della raccolta (+5,1%) mentre i costi operativi sono previsti in aumento del 2,3% (nonostante una diminuzione del personale, pari a 270 unità a fine periodo, frutto del piano di incentivazione agli esuberi che interesserà 615 persone ma anche del nuovo perimetro, che comprende tra l’altro quindici filiali in più a fine periodo).

Nonostante l’aumento delle spese, il rapporto Cost/Income è visto nettamente in miglioramento, di dieci punti base, a quota 56%, che può essere considerato un obiettivo piuttosto aggressivo in mancanza di indicazioni più stringenti sul percorso per raggiungere la meta. Inoltre, il Core tier 1 è visto a quota 7,2% a fine 2012, dal 7,9% di fine 2009. Un andamento che si spiega, è stato illustrato oggi agli analisti, con l’aumento degli impieghi (in parte richiesto anche dall’utilizzo dei Tremonti bond, che al contempo pongono limiti alla distribuzione del dividendo). Il management - rispondendo alle domande degli analisti - ha precisato anche di considerare il 2010 un anno difficile, in cui si dovrebbe ancora soffrire sotto il profilo dello spread sui tassi di interesse. Non ci sono per il momento novità sulla bancassurance, ma si attengono decisioni entro la fine dell’anno, dopo la fine anticipata della joint venture con la Fondiaria e la rottura delle trattative in esclusiva con il Crédit Mutuel.