MILANO - Tra una settimana Telecom Italia annuncerà i risultati 2009 e le strategie per il triennio 2010-2012, e nell'attesa oggi le azioni sono salite dello 0,2% a 1,14 euro (e del 5% in cinque giorni). A prescindere dalle voci di possibili riassetti futuri e delle speculazioni circa un matrimonio con Telefonica, in questi giorni una serie di analisti sono tornati ad aggiornare le loro valutazioni sul gruppo guidata da Franco Bernabè.
Per Deutsche Bank le azioni di Telecom Italia sono da comprare fino al prezzo obiettivo di 1,42 euro, per Bernstein il valore intrinseco è di 1,4 euro, Mediobanca ritiene il titolo interessante fino al 1,35 euro, per Intermonte il target è di 1,3 euro, Barcalys stima un valore obiettivo di 1,26 euro. In tutti i casi gli analisti fissano target price superiori rispetto all'attuale valore di mercato, e questo a prescindere dalla possibilità di una futura integrazione con Telefonica.
Ugualmente gli esperti sono tutti concordi nel ritenere che l'emergenza debito di Telecom sia rientrata, anche se la società non avrà comunque una buona flessibilità finanziaria prima del 2012, quanto i broker si aspettano che i rapporto tra debiti e mol sarà pari a 2,2-2,3 volte (dai 2,9 stimati a fine 2009). Le attese medie per fine anno sono infatti di una posizione finanziaria netta negativa per 33,6 miliardi, a cui vanno tolti i 900 milioni incassati in settimana dalla vendita di Hansenet, che porta a quota 32,7 l'esposizione netta del gruppo.
Detto questo, il debito si appresta a scendere gradatamente ma i margini non saliranno. In molti dubitano che Telecom, come annunciato dall'ad Franco Bernabè in occasione dei risultati dei primi nove mesi, sarà capace di mantenere nel 2010 un mol stabile con gli 11,2 miliardi attesi per il 2009. I ricavi sono sotto pressione su tutti i fronti, a livello nazionale per il prossimo triennio sono attese diminuzioni dei fatturati sia sul fisso che sul mobile, una perdita di ricavi che non sarà compensata né dalla crescita della banda larga né dai servizi a valore aggiunto. Il Brasile, vero gioiello del gruppo, nel 2009 registrerà il primo calo del fatturato della sua storia (oltre 5 miliardi di ricavi, dai 5,2 del 2008), e questo a dispetto del cambio favorevole con il real, che invece si farà sentire sui margini di Tim Brasil (attesi in lieve crescita a 1,26 miliardi). E sulle prospettive 2010-2012 delle attività brasiliane gli analisti hanno idee e stime diverse: c'è chi crede nel turnaround e nella possibilità di Tim Brasil di tornare a crescere in modo significativo e chi, invece, si aspetta un recupero per il prossimo triennio ma non al ritmo che si è visto in passato.
Per Deutsche Bank le azioni di Telecom Italia sono da comprare fino al prezzo obiettivo di 1,42 euro, per Bernstein il valore intrinseco è di 1,4 euro, Mediobanca ritiene il titolo interessante fino al 1,35 euro, per Intermonte il target è di 1,3 euro, Barcalys stima un valore obiettivo di 1,26 euro. In tutti i casi gli analisti fissano target price superiori rispetto all'attuale valore di mercato, e questo a prescindere dalla possibilità di una futura integrazione con Telefonica.
Ugualmente gli esperti sono tutti concordi nel ritenere che l'emergenza debito di Telecom sia rientrata, anche se la società non avrà comunque una buona flessibilità finanziaria prima del 2012, quanto i broker si aspettano che i rapporto tra debiti e mol sarà pari a 2,2-2,3 volte (dai 2,9 stimati a fine 2009). Le attese medie per fine anno sono infatti di una posizione finanziaria netta negativa per 33,6 miliardi, a cui vanno tolti i 900 milioni incassati in settimana dalla vendita di Hansenet, che porta a quota 32,7 l'esposizione netta del gruppo.
Detto questo, il debito si appresta a scendere gradatamente ma i margini non saliranno. In molti dubitano che Telecom, come annunciato dall'ad Franco Bernabè in occasione dei risultati dei primi nove mesi, sarà capace di mantenere nel 2010 un mol stabile con gli 11,2 miliardi attesi per il 2009. I ricavi sono sotto pressione su tutti i fronti, a livello nazionale per il prossimo triennio sono attese diminuzioni dei fatturati sia sul fisso che sul mobile, una perdita di ricavi che non sarà compensata né dalla crescita della banda larga né dai servizi a valore aggiunto. Il Brasile, vero gioiello del gruppo, nel 2009 registrerà il primo calo del fatturato della sua storia (oltre 5 miliardi di ricavi, dai 5,2 del 2008), e questo a dispetto del cambio favorevole con il real, che invece si farà sentire sui margini di Tim Brasil (attesi in lieve crescita a 1,26 miliardi). E sulle prospettive 2010-2012 delle attività brasiliane gli analisti hanno idee e stime diverse: c'è chi crede nel turnaround e nella possibilità di Tim Brasil di tornare a crescere in modo significativo e chi, invece, si aspetta un recupero per il prossimo triennio ma non al ritmo che si è visto in passato.