MILANO - Unicredit tra i migliori a Piazza Affari. In una seduta fiacca, il titolo bancario ha guadagnato il 2,98% a 2,245 euro. Effetto, dicono gli operatori, del road show di presentazione del bilancio 2009 che l'amministratore delegato, Alessandro Profumo, sta per concludere negli Stati Uniti. Gli incontri con diversi investitori istituzionali erano cominciati all'inizio della settimana, mentre i conti di Piazza Cordusio erano usciti lo scorso 17 marzo. Già quel giorno il titolo aveva finito con un rialzo del 6,26%.
Non è stata un'annata facile, per il gruppo finanziario italiano più internazionale. Ma i numeri dell'esercizio chiuso si sono rivelati al disopra delle attese e superiori a quelli del terribile 2008. L'utile netto è stato di circa 1,7 miliardi di euro, a fronte di previsioni del mercato di 1,3 miliardi. La ricetta di quei numeri è stata il contenimento dei costi operativi (scesi dell'8,2% a 15,3 miliardi), la tenuta dei ricavi (+2,6% a 27,5 miliardi) e alcuni "abbellimenti" effettuati sui conti del quarto trimestre, dove le rettifiche su crediti comunque continuano a pesare per 2 miliardi di euro.
Soprattutto, gli investitori grandi e piccoli hanno apprezzato il ritorno al dividendo in contanti, anche se ridotto a 0,03 euro (mentre l'anno prima per non disperdere patrimonio Unicredit era stata costretta a pagare una cedola in sue azioni). Oggi Unicredit è stata oggetto di giudizi positivi da parte di Bank of America-Merrill Lynch e di Mf Global, che hanno entrambe reiterato la raccomandazione 'buy' (acquistare) sulle azioni dell'istituto. Bank of America avrebbe apprezzato la presentazione della divisione Corporate and investment banking svolta ieri a Londra dal responsabile della divisione, Sergio Ermotti, e che gli analisti hanno definito "convincente".
Anche per Mf Global la divisione più esposta sui mercati e le imprese "è posizionata per rendimenti più elevati". Tuttavia al rientro dagli States, Profumo avrà poco tempo per smaltire il jet lag. Lo attende, già nel fine settimana, un meeting con i suoi tre vice, Ermotti, Fiorentino e Nicastro. Mentre nelle due settimane che partono da lunedì 29 marzo i manager dovranno tenere almeno tre comitati strategici (già in agenda) per confrontarsi con i grandi azionisti sul "progetto banca unica", inizialmente approvato all'unanimità e che la settimana scorsa ha invece sollevato i dubbi delle grandi Fondazioni bancarie socie.
Queste chiedono una più diffusa ripartizione delle deleghe oggi in capo a Profumo, e una maggiore attenzione al territorio di cui sono diretta emanazione. E' probabile che si giunga a un compromesso, così da risparmiare soluzioni drastiche (si era ipotizzata anche l'uscita del manager genovese, smentita dallo stesso). L'ipotesi più accreditata è che l'incorporazione delle società-segmento, che oggi sono entità legali separate, alla fine si faccia, ma contemperata dalla creazione di una società italiana ad hoc, posta sotto la holding Unicredit quotata. E che la nuova "banca per l'Italia" abbia un futuro, nuovo manager che riporti direttamente a Profumo.
Non è stata un'annata facile, per il gruppo finanziario italiano più internazionale. Ma i numeri dell'esercizio chiuso si sono rivelati al disopra delle attese e superiori a quelli del terribile 2008. L'utile netto è stato di circa 1,7 miliardi di euro, a fronte di previsioni del mercato di 1,3 miliardi. La ricetta di quei numeri è stata il contenimento dei costi operativi (scesi dell'8,2% a 15,3 miliardi), la tenuta dei ricavi (+2,6% a 27,5 miliardi) e alcuni "abbellimenti" effettuati sui conti del quarto trimestre, dove le rettifiche su crediti comunque continuano a pesare per 2 miliardi di euro.
Soprattutto, gli investitori grandi e piccoli hanno apprezzato il ritorno al dividendo in contanti, anche se ridotto a 0,03 euro (mentre l'anno prima per non disperdere patrimonio Unicredit era stata costretta a pagare una cedola in sue azioni). Oggi Unicredit è stata oggetto di giudizi positivi da parte di Bank of America-Merrill Lynch e di Mf Global, che hanno entrambe reiterato la raccomandazione 'buy' (acquistare) sulle azioni dell'istituto. Bank of America avrebbe apprezzato la presentazione della divisione Corporate and investment banking svolta ieri a Londra dal responsabile della divisione, Sergio Ermotti, e che gli analisti hanno definito "convincente".
Anche per Mf Global la divisione più esposta sui mercati e le imprese "è posizionata per rendimenti più elevati". Tuttavia al rientro dagli States, Profumo avrà poco tempo per smaltire il jet lag. Lo attende, già nel fine settimana, un meeting con i suoi tre vice, Ermotti, Fiorentino e Nicastro. Mentre nelle due settimane che partono da lunedì 29 marzo i manager dovranno tenere almeno tre comitati strategici (già in agenda) per confrontarsi con i grandi azionisti sul "progetto banca unica", inizialmente approvato all'unanimità e che la settimana scorsa ha invece sollevato i dubbi delle grandi Fondazioni bancarie socie.
Queste chiedono una più diffusa ripartizione delle deleghe oggi in capo a Profumo, e una maggiore attenzione al territorio di cui sono diretta emanazione. E' probabile che si giunga a un compromesso, così da risparmiare soluzioni drastiche (si era ipotizzata anche l'uscita del manager genovese, smentita dallo stesso). L'ipotesi più accreditata è che l'incorporazione delle società-segmento, che oggi sono entità legali separate, alla fine si faccia, ma contemperata dalla creazione di una società italiana ad hoc, posta sotto la holding Unicredit quotata. E che la nuova "banca per l'Italia" abbia un futuro, nuovo manager che riporti direttamente a Profumo.