Il caso del giorno

E' l'ora dei titoli difensivi

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MILANO - In un contesto di mercati negativi gli esperti suggeriscono spesso di investire sui titoli delle "reti". Il comparto a Piazza Affari è rappresentato da Terna (oggi -1,3% a 3 euro) che gestisce l'infrastruttura elettrica, e Snam Rete Gas (-1% a 3,49 euro) che controlla i metanodotti. A differenza dei produttori di energia, i gestori delle reti hanno ritorni certi, stabiliti per legge, e i loro investimenti nell'infrastruttura vengono remunerati adeguatamente. Pertanto, Terna e Snam non sono esposte ai rischi delle fluttuazioni delle materie prime, come petrolio, rame e carbone che invece impattano su Eni ed Enel, e subiscono sono marginalmente il calo dei consumi rispetto ai produttori. Per questo sono investimenti sicuri nei momenti di turbolenza del mercato, come quello visto nel 2008 e l'attuale.

Dall'inizio dell'anno il listino dei 40 principali titoli di Piazza affari (Ftse Mib) ha perso il 17,2% del suo valore, mentre sia Terna (+0,25% da gennaio) che Snam (+0,65%) resistono in leggero rialzo. In sedute molto negative questi titoli perdono meno dell'indice principale, anche se poi, inevitabilmente, nei momenti di rialzo guadagnano meno. Inoltre entrambe pagano generosi dividendi, pertanto sono per molti versi assimilabili alle emissioni obbligazionarie. Per l'esercizio 2010 Terna ha pagato un anticipo di dividendo di 7 centesimi, e a giugno staccherà una cedola di 0,12 euro, per un totale di 0,19 euro e pari a un rendimento del 6,3% annuo. Quanto a Snam, dopo i 6 centesimi di anticipo il gruppo il prossimo 27 maggio staccherà 0,14 euro di dividendo per un totale 2010 di 0,2 euro, vale a dire un rendimento del 5,7%. Inoltre, sia Terna che Snam sono saldamente controllate da società pubbliche.

Nel caso del gruppo guidato da Flavio Cattaneo, il primo azionista è la Cassa depositi e prestiti (30% del capitale), che a suo tempo rilevò la quota direttamente dall'Enel, ancora azionista di Terna con il 6,2%. Snam invece è controllata dall'Eni, anche se da mesi si vocifera di un possibile disimpegno del gruppo guidato da Paolo Scaroni nella società della rete. Una manovra che andrebbe incontro alle richieste della Ue, che ha più volte sollecitato i produttori a spogliarsi del controllo delle reti, e che è stata più volte richiesta anche da alcuni fondi azionisti di Eni. In particolare il fondo speculativo Knight Vinke (azionista di Eni con l'1%), è convinto che il gruppo petrolifero italiano varrebbe di più, se solo separasse le attività del gas da quelle del petrolio. O quantomeno riducesse la sua presa di controllo su Snam per investire altrove le risorse ricavate da questa cessione.