MILANO - Massimi dell'anno per Campari. Il gruppo, incurante della seduta a ranghi ridotti per la festività, è partito in quarta fin dai primi scambi ed ha continuato brillante per tutta la seduta di Borsa, tra scambi altrettanto vivaci pur in assenza di particolari spunti di attualità, chiudendo con un prezzo di riferimento in rialzo del 3,1% (più 50% rispetto ad un anno fa, contro il -6,5% del Ftse Mib).
E' già da tre settimane che il titolo guadagna posizioni: dopo aver archiviato lo scorso 10 maggio l'aumento di capitale gratuito, che aveva portato al raddoppio del numero di azioni in circolazione (e al dimezzamento quindi delle quotazioni), la Campari ha preso a correre. In particolare il titolo ha preso slancio con i risultati - tutti in crescita a due cifre - della trimestrale, comunicata lo scorso 13 maggio. Il management ha usato toni molto cauti nel commentare i dati, anche perché il primo trimestre è considerato dalla società il meno rappresentativo dell'andamento dell'intero anno.
Questa volta poi i risultati sono stati favorevolmente influenzati dal fatto che si sta finalmente esaurendo il fenomeno del cosiddetto destocking. In pratica, nei momenti peggiori della crisi gli importatori e i distributori avevano sospeso gli ordini, smaltendo il magazzino; di conseguenza, le vendite al dettaglio dei marchi Campari erano continuate più o meno allo stesso modo, ma non altrettanto bene erano andati gli ordini all'ingrosso. Ora, con il miglioramento del quadro economico internazionale, è ricominciato anche il processo di ricostruzione delle scorte di magazzino.
Comunque, nel primo trimestre 2010 il giro d'affari per la Campari è stato pari a 233,6 milioni (+22,9%, e solo di crescita organica +14,5%), il margine di contribuzione è salito a 93,7 milioni (+17,3% e +11,5% di crescita organica, mentre l'Ebitda prima di oneri e proventi non ricorrenti è cresciuto del 22,6% (+18,7% a parità di perimetro) e l'utile prima delle imposte è risultato pari a 43,3 milioni (+12,7%). I risultati hanno beneficiato anche del consolidamento di Wild Turkey, acquisita a metà dello scorso anno (e quindi non presente nei conti dei primi tre mesi); anche senza contare l'effetto benefico del bourbon, il trimestre evidenzia comunque una crescita organica decisa.
E' già da tre settimane che il titolo guadagna posizioni: dopo aver archiviato lo scorso 10 maggio l'aumento di capitale gratuito, che aveva portato al raddoppio del numero di azioni in circolazione (e al dimezzamento quindi delle quotazioni), la Campari ha preso a correre. In particolare il titolo ha preso slancio con i risultati - tutti in crescita a due cifre - della trimestrale, comunicata lo scorso 13 maggio. Il management ha usato toni molto cauti nel commentare i dati, anche perché il primo trimestre è considerato dalla società il meno rappresentativo dell'andamento dell'intero anno.
Questa volta poi i risultati sono stati favorevolmente influenzati dal fatto che si sta finalmente esaurendo il fenomeno del cosiddetto destocking. In pratica, nei momenti peggiori della crisi gli importatori e i distributori avevano sospeso gli ordini, smaltendo il magazzino; di conseguenza, le vendite al dettaglio dei marchi Campari erano continuate più o meno allo stesso modo, ma non altrettanto bene erano andati gli ordini all'ingrosso. Ora, con il miglioramento del quadro economico internazionale, è ricominciato anche il processo di ricostruzione delle scorte di magazzino.
Comunque, nel primo trimestre 2010 il giro d'affari per la Campari è stato pari a 233,6 milioni (+22,9%, e solo di crescita organica +14,5%), il margine di contribuzione è salito a 93,7 milioni (+17,3% e +11,5% di crescita organica, mentre l'Ebitda prima di oneri e proventi non ricorrenti è cresciuto del 22,6% (+18,7% a parità di perimetro) e l'utile prima delle imposte è risultato pari a 43,3 milioni (+12,7%). I risultati hanno beneficiato anche del consolidamento di Wild Turkey, acquisita a metà dello scorso anno (e quindi non presente nei conti dei primi tre mesi); anche senza contare l'effetto benefico del bourbon, il trimestre evidenzia comunque una crescita organica decisa.