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Impregilo verso la chiusura del caso Acerra

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MILANO - Nonostante un mercato in lieve calo, Impregilo si è messa in luce nell'attesa della sentenza della Cassazione sulla questione dei rifiuti in Campania. La vicenda di Acerra va avanti ormai da tre anni, e il gruppo delle costruzioni ha ancora sotto sequestro 266 milioni. Soldi che la società ha congelato in un conto senza poterne disporre e un fattore d'incertezza di dimensioni considerevole per un gruppo che in Borsa capitalizza meno di un miliardo. E così in attesa di una pronuncia favorevole del giudizio di ultima istanza, le azioni di Impregilo hanno guadagnato il 3,3% risalendo sopra quota 2 euro.

La Corte di Cassazione, nell'udienza odierna, dovrà pronunciarsi sull'ordinanza del Tribunale del riesame con cui era già stato ridotto (da 750 milioni a 266 milioni) il sequestro preventivo verso la controllata di Impregilo che aveva costruito il termovalorizzatore oggetto dell'inchiesta. Nel frattempo però il termovalorizzatore di Acerra è passato sotto la gestione di un nuovo operatore e resta tuttora regolarmente in funzione. Di contro non è stato provato che la società di Sesto San Giovanni abbia ricavato un "illecito profitto" dal trattamento della gestione dei rifiuti di Napoli. E così i legali di Impregilo hanno impugnato in via immediata l'ordinanza del riesame nella convinzione di aver sempre operato nel rispetto della legge ed a beneficio della collettività e dell'amministrazione. Se quindi oggi la Corte di Cassazione darà ragione al gruppo guidato da Alberto Rubegni, per Impregilo si chiuderà un triste e lungo capitolo e il gruppo potrà tornare nella disponibilità dei 266 milioni sequestrati, risorse che potrebbero essere impiegate per partecipare a nuove gare in giro per il mondo.

Inoltre, i soci di riferimento del gruppo di costruzioni hanno appena rinnovato fino al 2012 il patto di sindacato che lega insieme nella holding Igli, Atlantia, Fonsai e il gruppo Gavio. Il management di Impregilo avrà quindi 24 mesi di tempo per portare a casa nuovi risultati e ottenere la fiducia degli azionisti di Igli, che a 4 anni dall'investimento non solo non hanno visto i frutti ma hanno subito un forte deprezzamento della loro partecipazione.