di SARA BENNEWITZ
MILANO - La prima e unica matricola del 2010 parte in retromarcia. Tesmec, società specializzata nella tesatura di cavi e nelle macchine per lo scavo di reti e tubi, ha fatto il suo esordio a Piazza Affari registrando un crollo del 20% e scivolando a 0,54 euro.
Quando succede questo nel primo giorno di collocamento, e dopo che il 90% dell'offerta era riservata agli investitori istituzionali, c'è solo una spiegazione. Il mercato ritiene che il prezzo di collocamento, fissato al minimo della forchetta di 0,70 euro, sia comunque troppo elevato dato il contesto. L'offerta era stata più che coperta dall'unico advisor Mediobanca, ma evidentemente oggi erano più i venditori che i compratori visto che il titolo non ha mai segnato durante tutta la giornata il prezzo dell'Ipo (il massimo toccato è stato 0,67 euro).
Tesmec ha un grande difetto per questi tempi di mercato, ed è quello di essere una società di dimensioni comunque ridotte (ha una capitalizzazione di circa 60 milioni). Il gruppo è inoltre andato in Borsa più per fornire ad alcuni dei suoi azionisti un modo per monetizzare l'investimento che per reperire risorse da reinvestire nel core business. A cedere fino al 37,5% della società è stato infatti Gialunca Vacchi, l'imprenditore che controlla la Ima. Ma lo stesso Vacchi era entrato nella società in due tappe nel 2007, pagando il 40% del capitale l'equivalente di 0,399 euro per azione. Dato che nei due anni successivi l'imprenditore ha incassato 5 centesimi di dividendo, al minimo della forchetta Vacchi ha raddoppiato il suo investimento iniziale (14,4 milioni) ed esce da Temsec comunque vincitore.
Viceversa al presidente, amministratore delegato e primo azionista del gruppo, Ambrogio Caccia Dominioni, ora toccherà riscattarsi sul mercato. Il manager ha promesso in sede di collocamento dividendi generosi (il 40% degli utili attesi) e una crescita significativa a livello di margini: a fine 2010 il mol dovrebbe salire a 22 milioni (+40% rispetto al 2009).
MILANO - La prima e unica matricola del 2010 parte in retromarcia. Tesmec, società specializzata nella tesatura di cavi e nelle macchine per lo scavo di reti e tubi, ha fatto il suo esordio a Piazza Affari registrando un crollo del 20% e scivolando a 0,54 euro.
Quando succede questo nel primo giorno di collocamento, e dopo che il 90% dell'offerta era riservata agli investitori istituzionali, c'è solo una spiegazione. Il mercato ritiene che il prezzo di collocamento, fissato al minimo della forchetta di 0,70 euro, sia comunque troppo elevato dato il contesto. L'offerta era stata più che coperta dall'unico advisor Mediobanca, ma evidentemente oggi erano più i venditori che i compratori visto che il titolo non ha mai segnato durante tutta la giornata il prezzo dell'Ipo (il massimo toccato è stato 0,67 euro).
Tesmec ha un grande difetto per questi tempi di mercato, ed è quello di essere una società di dimensioni comunque ridotte (ha una capitalizzazione di circa 60 milioni). Il gruppo è inoltre andato in Borsa più per fornire ad alcuni dei suoi azionisti un modo per monetizzare l'investimento che per reperire risorse da reinvestire nel core business. A cedere fino al 37,5% della società è stato infatti Gialunca Vacchi, l'imprenditore che controlla la Ima. Ma lo stesso Vacchi era entrato nella società in due tappe nel 2007, pagando il 40% del capitale l'equivalente di 0,399 euro per azione. Dato che nei due anni successivi l'imprenditore ha incassato 5 centesimi di dividendo, al minimo della forchetta Vacchi ha raddoppiato il suo investimento iniziale (14,4 milioni) ed esce da Temsec comunque vincitore.
Viceversa al presidente, amministratore delegato e primo azionista del gruppo, Ambrogio Caccia Dominioni, ora toccherà riscattarsi sul mercato. Il manager ha promesso in sede di collocamento dividendi generosi (il 40% degli utili attesi) e una crescita significativa a livello di margini: a fine 2010 il mol dovrebbe salire a 22 milioni (+40% rispetto al 2009).