La doppia faccia dell'aumento Stefanel
di SARA BENNEWITZ
MILANO - Partenza contrastata per l'aumento di capitale di Stefanel da 50 milioni di euro. Mentre le azioni sono volate alle stelle i diritti sono crollati del 44%.
Ai soci ordinari e di risparmio di Stefanel in questi giorni vengono offerte 25 nuovi azioni ogni vecchia posseduta. Il prezzo dei nuovi titoli è fissato a 0,615 euro ciascuno e quindi a forte sconto rispetto al valore dell'azione prima dell'operazione (il 34% in meno).
Tuttavia il valore del diritto è crollato ieri del 59% e oggi del 44,3% scivolando a quota 1,56 euro (il che significa che dopo l'aumento di capitale implicitamente le azioni dovrebbero valere 0,677 euro). Invece, dato lo scarso flottante della società, ieri i titoli di Stefanel per la seconda seduta consecutiva non sono riusciti a fare prezzo, segnando un rialzo teorico del 33% e salendo a quota 1,14 euro, ovvero quasi il doppio rispetto al prezzo implicito indicato dal valore del diritto (che è appunto di 0,67).
Questo anda…
Ai soci ordinari e di risparmio di Stefanel in questi giorni vengono offerte 25 nuovi azioni ogni vecchia posseduta. Il prezzo dei nuovi titoli è fissato a 0,615 euro ciascuno e quindi a forte sconto rispetto al valore dell'azione prima dell'operazione (il 34% in meno).
Tuttavia il valore del diritto è crollato ieri del 59% e oggi del 44,3% scivolando a quota 1,56 euro (il che significa che dopo l'aumento di capitale implicitamente le azioni dovrebbero valere 0,677 euro). Invece, dato lo scarso flottante della società, ieri i titoli di Stefanel per la seconda seduta consecutiva non sono riusciti a fare prezzo, segnando un rialzo teorico del 33% e salendo a quota 1,14 euro, ovvero quasi il doppio rispetto al prezzo implicito indicato dal valore del diritto (che è appunto di 0,67).
Questo anda…
MILANO - Partenza contrastata per l'aumento di capitale di Stefanel da 50 milioni di euro. Mentre le azioni sono volate alle stelle i diritti sono crollati del 44%.
Ai soci ordinari e di risparmio di Stefanel in questi giorni vengono offerte 25 nuovi azioni ogni vecchia posseduta. Il prezzo dei nuovi titoli è fissato a 0,615 euro ciascuno e quindi a forte sconto rispetto al valore dell'azione prima dell'operazione (il 34% in meno).
Tuttavia il valore del diritto è crollato ieri del 59% e oggi del 44,3% scivolando a quota 1,56 euro (il che significa che dopo l'aumento di capitale implicitamente le azioni dovrebbero valere 0,677 euro). Invece, dato lo scarso flottante della società, ieri i titoli di Stefanel per la seconda seduta consecutiva non sono riusciti a fare prezzo, segnando un rialzo teorico del 33% e salendo a quota 1,14 euro, ovvero quasi il doppio rispetto al prezzo implicito indicato dal valore del diritto (che è appunto di 0,67).
Questo andamento divergente tra azione e diritto sta a significare che gli investitori di Borsa non hanno intenzione di seguire la società nella sua seconda ricapitalizzazione in tre anni. Nell'estate del 2008 Stefanel aveva chiesto agli investitori 40 milioni di euro e si era impegnata a vendere asset per autofinanziare la crescita. Ma la cessione delle attività tedesche di Halluber si è rivelata insufficiente. Infatti il gruppo presieduto da Giuseppe Stefanel per fare fronte alla crisi e ai suoi 85 milioni di debiti ha dovuto mettere nuovamente mano al portafoglio.
Dei 50 milioni richiesti il presidente si accollerà sia il suo 54%, sia la parte che la sorella, titolare di un altro 10%, non dovesse sottoscrivere. Il fondo Bestinver, azionista al 13,6%, ha inoltre già detto che farà la sua parte, pertanto rimangono da raccogliere sul mercato circa 10 milioni. Ma se anche gli investitori non dovessero aderire all'operazione le principali banche creditrici del gruppo veneto, vale a dire Banco Popolare di Verona, Intesa Sanpaolo (attraverso Banca Imi), Mps e Unicredit, hanno già dichiarato che garntiranno l'eventuale inoptato.
Il successo dell'operazione è quindi abbastanza scontato, non è invece altrettanto sicuro che questa volta 50 milioni saranno sufficienti a tirare l'azienda di Ponte di Piave fuori dalle secche. Tuttavia, Stefanel può sempre vendere il suo 50% di Nuance, la società che gestisce le aree di alcuni importanti duty free.
L'azienda veneta conta nel triennio 2010-2012 di far aumentare i ricavi del 14% all'anno, per arrivare a fine 2012 a circa 265 milioni di fatturato (182 milioni a fine 2009). Tuttavia secondo gli esperti il 2010 e il 2011 chiuderanno ancora in perdita, e la ripresa delle vendite si farà sentire sui margini solo alla fine del 2012, quando la società dovrebbe tornare in utile.
Ai soci ordinari e di risparmio di Stefanel in questi giorni vengono offerte 25 nuovi azioni ogni vecchia posseduta. Il prezzo dei nuovi titoli è fissato a 0,615 euro ciascuno e quindi a forte sconto rispetto al valore dell'azione prima dell'operazione (il 34% in meno).
Tuttavia il valore del diritto è crollato ieri del 59% e oggi del 44,3% scivolando a quota 1,56 euro (il che significa che dopo l'aumento di capitale implicitamente le azioni dovrebbero valere 0,677 euro). Invece, dato lo scarso flottante della società, ieri i titoli di Stefanel per la seconda seduta consecutiva non sono riusciti a fare prezzo, segnando un rialzo teorico del 33% e salendo a quota 1,14 euro, ovvero quasi il doppio rispetto al prezzo implicito indicato dal valore del diritto (che è appunto di 0,67).
Questo andamento divergente tra azione e diritto sta a significare che gli investitori di Borsa non hanno intenzione di seguire la società nella sua seconda ricapitalizzazione in tre anni. Nell'estate del 2008 Stefanel aveva chiesto agli investitori 40 milioni di euro e si era impegnata a vendere asset per autofinanziare la crescita. Ma la cessione delle attività tedesche di Halluber si è rivelata insufficiente. Infatti il gruppo presieduto da Giuseppe Stefanel per fare fronte alla crisi e ai suoi 85 milioni di debiti ha dovuto mettere nuovamente mano al portafoglio.
Dei 50 milioni richiesti il presidente si accollerà sia il suo 54%, sia la parte che la sorella, titolare di un altro 10%, non dovesse sottoscrivere. Il fondo Bestinver, azionista al 13,6%, ha inoltre già detto che farà la sua parte, pertanto rimangono da raccogliere sul mercato circa 10 milioni. Ma se anche gli investitori non dovessero aderire all'operazione le principali banche creditrici del gruppo veneto, vale a dire Banco Popolare di Verona, Intesa Sanpaolo (attraverso Banca Imi), Mps e Unicredit, hanno già dichiarato che garntiranno l'eventuale inoptato.
Il successo dell'operazione è quindi abbastanza scontato, non è invece altrettanto sicuro che questa volta 50 milioni saranno sufficienti a tirare l'azienda di Ponte di Piave fuori dalle secche. Tuttavia, Stefanel può sempre vendere il suo 50% di Nuance, la società che gestisce le aree di alcuni importanti duty free.
L'azienda veneta conta nel triennio 2010-2012 di far aumentare i ricavi del 14% all'anno, per arrivare a fine 2012 a circa 265 milioni di fatturato (182 milioni a fine 2009). Tuttavia secondo gli esperti il 2010 e il 2011 chiuderanno ancora in perdita, e la ripresa delle vendite si farà sentire sui margini solo alla fine del 2012, quando la società dovrebbe tornare in utile.