MILANO - Tutta colpa della Ericsson, o quasi. E sì, perché se StMicroelectronics ha chiuso in Piazza Affari con uno scivolone ( - 4,59%) bisogna guardare a quello che è accaduto alla Borsa di Stoccolma dove Ericsson è precipitata del 7%. Al mercato, infatti, non sono piaciuti i conti del secondo trimestre presentati dal colosso svedese delle infrastrutture telefoniche. Certo, Ericsson ha raddoppiato gli utili a 1,88 miliardi di corone svedesi rispetto agli 831 milioni dell'anno precedente. Ma le attese degli analisti erano per profitti a quota 2,73 miliardi. Mentre le vendite nette sono scivolate dell'8% a 47,97 mld di corone, risultando inferiori al consensus di 50,3 miliardi.
Quanto al rapporto fra Stm ed Ericsson è duplice. Da una parte infatti gli svedesi acquistano i chip prodotti dal gruppo italo-francese guidato da Carlo Bozotti. Mentre dall'altra il mercato è rimasto deluso dai risultati della joint venture fra St e la stessa Ericsson sui chip wireless. St-Ericsson, cosi si chiama la società mista, ha lamentato una perdita operativa di 137 milioni di dollari contro i - 127 milioni nel 2008 e un giro d'affari in calo del 19,3% a 525 milioni di dollari.
A questo punto la cornice in cui inserire lo scivolone di St appare più chiara. Anche se la caduta delle quotazioni prescinde dalla trimestrale. Perché i risultati del colosso del chip sono positivi e sostanzialmente in linea alle attese. La società ha fatto registrare ricavi netti per 2,531 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 1,993 miliardi dello stesso periodo dell'anno scorso. Il margine lordo si è attestato a 968 milioni di dollari, con un incremento del 38%. L'utile netto è stato di 356 milioni di dollari, in forte crescita rispetto alla perdita di 318 milioni registrata l'anno prima. E allora? Come precisa Banca Akros la parte relativa ai chip wireless, che Stm produce in Joint-venture con la svedese Ericsson "resta un problema".
Carlo Bozotti, presidente e Ceo di Stm, però non ci sta. Dice: "L'utile netto di 356 milioni di dollari riflette i proventi dalla vendita della Numonyx alla Micron, ma anche il miglioramento nella redditività delle nostre attività principali". Quindi esprime ottimismo per il prossimo futuro: "Ci attendiamo una crescita sequenziale dei ricavi fra il 2% e il 7%, che è pari ad una consistente crescita fra il 13% e il 19% nel confronto con il trimestre dell'anno scorso. Il margine lordo dovrebbe migliorare a circa il 38,8%, più o meno un punto percentuale". Il mercato, però, non si è lasciato convincere.
Quanto al rapporto fra Stm ed Ericsson è duplice. Da una parte infatti gli svedesi acquistano i chip prodotti dal gruppo italo-francese guidato da Carlo Bozotti. Mentre dall'altra il mercato è rimasto deluso dai risultati della joint venture fra St e la stessa Ericsson sui chip wireless. St-Ericsson, cosi si chiama la società mista, ha lamentato una perdita operativa di 137 milioni di dollari contro i - 127 milioni nel 2008 e un giro d'affari in calo del 19,3% a 525 milioni di dollari.
A questo punto la cornice in cui inserire lo scivolone di St appare più chiara. Anche se la caduta delle quotazioni prescinde dalla trimestrale. Perché i risultati del colosso del chip sono positivi e sostanzialmente in linea alle attese. La società ha fatto registrare ricavi netti per 2,531 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 1,993 miliardi dello stesso periodo dell'anno scorso. Il margine lordo si è attestato a 968 milioni di dollari, con un incremento del 38%. L'utile netto è stato di 356 milioni di dollari, in forte crescita rispetto alla perdita di 318 milioni registrata l'anno prima. E allora? Come precisa Banca Akros la parte relativa ai chip wireless, che Stm produce in Joint-venture con la svedese Ericsson "resta un problema".
Carlo Bozotti, presidente e Ceo di Stm, però non ci sta. Dice: "L'utile netto di 356 milioni di dollari riflette i proventi dalla vendita della Numonyx alla Micron, ma anche il miglioramento nella redditività delle nostre attività principali". Quindi esprime ottimismo per il prossimo futuro: "Ci attendiamo una crescita sequenziale dei ricavi fra il 2% e il 7%, che è pari ad una consistente crescita fra il 13% e il 19% nel confronto con il trimestre dell'anno scorso. Il margine lordo dovrebbe migliorare a circa il 38,8%, più o meno un punto percentuale". Il mercato, però, non si è lasciato convincere.