Il caso del giorno

Credito, ancora festa sui mercati
stavolta grazie a Bnp Paribas e Hsbc

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MILANO - Continua la luna di miele tra gli investitori e le banche europee iniziata lunedì 26 luglio, subito dopo la pubblicazione degli stress test che non hanno fatto emergere criticità sui maggiori istituti e hanno allontanato i timori di fragilità patrimoniale riguardo ai colossi del credito.

Che il clima si sia rasserenato lo si vede anche dalle emissioni obbligazionarie collocate con successo da gruppi come Santander, Bbva, Bnp, Hsbc, Intesa Sanpaolo, Barclays, Credit suisse, Ubs e Rbs. Oggi la diffusione di positivi conti a fine giugno da parte di due di loro - Hsbc e Bnp Paribas - ha contribuito alla voglia di comprare le azioni del settore, risultato tra i più brillanti. Domani sarà la volta di Unicredit, per cui ci sono attese di cauto ottimismo. Secondo le stime raccolte da Bloomberg, l'utile per azione di Piazza Cordusio nel secondo trimestre d'esercizio dovrebbe attestarsi a 0,027 euro, con ricavi di poco superiori a 6,5 miliardi. Il titolo a Piazza Affari ha guadagnato il 3,26%, nella media del resto del comparto.
 
Oggi i conti sono stati pubblicati da Hsbc e Bnp Paribas. Il netto ridimensionamento degli accantonamenti sui rischi sul credito (calati del 46 per cento a 7,523 miliardi di dollari) ha fatto raddoppiare i profitti della banca britannico-cinese, pari nel primo semestre a 6,763 miliardi di dollari. Il risultato ante imposte ha raggiunto 11,1 miliardi, mentre gli analisti in media indicavano 9,3 miliardi. Il titolo a Londra ha guadagnato il 5,3%.
 
A Parigi, invece, Bnp Paribas ha salutato con un rialzo del 5,1% l'incremento del 31% dell'utile netto nel secondo trimestre, pari a  2,11 miliardi di euro. Il leader bancario francese ha ridotto gli accantonamenti al livello più basso dal crac di Lehman, di due anni fa. Gli analisti si aspettavano, in media, profitti attorno a 1,6 miliardi. I francesi, che in un solo anno hanno già messo a reddito - e con profitto - l'acquisizione di Fortis, sono stati "spinti" anche dal contributo di Banca nazionale del lavoro, la loro rete italiana. Che tra aprile e giugno ha accresciuto i ricavi a 755 milioni (+1,9%), riducendo dell'1,4% i costi operativi.

Ma l'aumento del costo del rischio, legato alla maggiore rischiosità dei finanziamenti alle piccole e medie imprese, ha fatto salire gli accantonamenti su crediti e inciso sull'utile di periodo, che per la banca romana è stato di 103 milioni di euro, in calo del 18,3% rispetto al secondo trimestre 2009.