MILANO - Sostengono gli esperti che è la conseguenza della crisi. Funziona così. Le industrie producono di meno, quindi c'è meno richiesta di energia per far funzionare gli impianti. Le centrali a ciclo combinato funzionano di meno e quindi c'è minore richiesta di gas che serve ad alimentare le turbine. In sintesi: le utility che producono energia e vendono gas soffrono per la riduzione dei margini. Ed è proprio quello che è accaduto ad A2a, la società nata dalla fusione tra le ex municipalizzate di Milano (Aem) e Brescia (Asm). L'azienda ha comunicato ieri al mercato i conti dei primi sei mesi, e il segno meno è quello prevalente.
Solo i ricavi sono in leggera salita, saliti a 2,86 miliardi (+1,7%). Tutti gli altri fondamentali risentono negativamente dell'andamento dei mercati dell'energia. I margini, in particolare, sono scesi del 12,2% a 474 milioni. Il comparto elettrico (-37 milioni) ha risentito dalla riduzione dei prezzi sul mercato all'ingrosso nonché della riduzione dell'attività di vendita. Nel settore del gas, i margini (-50 milioni) sono scesi per una riduzione dei prezzi della materia prima, mentre i contratti di fornitura di A2a sono stati contratti a un livello più alto negli anni passati. Come tutte le altre utility, sia in Italia che in Europa, i manager di A2a stanno ricontrattando i prezzi delle forniture (in particolare con Eni e con i russi di Gazprom) alla luce del nuovo contesto. Positiva invece la marginalità del settore rifiuti (+34 milioni) anche per l'entrata in esercizio del termovalorizzatore di Acerra.
Tutto ciò si è riflesso sul risultato dell'utile. Al netto delle partite straordinarie, i profitti sono scesi dai 129 milioni di un anno fa a 102 milioni. Anche se sulla semestrale si legge che l'utile netto è pari a 371 milioni, ma è comprensivo della vendita del 5% del capitale dell'utility elvetica Alpiq. Si tratta, nel complesso, di risultati attesi dal mercato, come dimostrano le contrattazioni del titolo ieri in Borsa che ha chiuso la giornata sulla parità.
Solo i ricavi sono in leggera salita, saliti a 2,86 miliardi (+1,7%). Tutti gli altri fondamentali risentono negativamente dell'andamento dei mercati dell'energia. I margini, in particolare, sono scesi del 12,2% a 474 milioni. Il comparto elettrico (-37 milioni) ha risentito dalla riduzione dei prezzi sul mercato all'ingrosso nonché della riduzione dell'attività di vendita. Nel settore del gas, i margini (-50 milioni) sono scesi per una riduzione dei prezzi della materia prima, mentre i contratti di fornitura di A2a sono stati contratti a un livello più alto negli anni passati. Come tutte le altre utility, sia in Italia che in Europa, i manager di A2a stanno ricontrattando i prezzi delle forniture (in particolare con Eni e con i russi di Gazprom) alla luce del nuovo contesto. Positiva invece la marginalità del settore rifiuti (+34 milioni) anche per l'entrata in esercizio del termovalorizzatore di Acerra.
Tutto ciò si è riflesso sul risultato dell'utile. Al netto delle partite straordinarie, i profitti sono scesi dai 129 milioni di un anno fa a 102 milioni. Anche se sulla semestrale si legge che l'utile netto è pari a 371 milioni, ma è comprensivo della vendita del 5% del capitale dell'utility elvetica Alpiq. Si tratta, nel complesso, di risultati attesi dal mercato, come dimostrano le contrattazioni del titolo ieri in Borsa che ha chiuso la giornata sulla parità.