Il caso del giorno

Saras, si raffina meno petrolio
i Moratti bocciati dal mercato

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MILANO - Saras scivola ai nuovi minimo dell'anno. Il gruppo di servizi petroliferi che fa capo alla famiglia Moratti ha infatti perso il 4,9% chiudendo a 1,39 euro. Cosa è accaduto per giustificare un simile tonfo? La banca d'affari americana Goldman Sachs ha bocciato il titolo abbassando la raccomandazione da neutrale a sell (vendere) e inserendo la società nella lista dei titoli peggiori d'Europa. Il nuovo prezzo obiettivo, secondo gli analisti della banca è però addirittura superiore a quello di mercato e pari a 1,6 euro; fattostà che comunque l'istituto ha tagliato del 20% la sua precedente valutazione, che prima era pari a 2 euro per azione.

Secondo Goldman Sachs, i risultati del secondo trimestre 2010 annunciati martedì scorso (dove Saras ha comunicato il ritorno a un utile rettificato di 2,4 milioni) hanno mostrato dati leggermente sopra le stime solo per effetto di operazioni finanziarie di copertura; il business rimane debole. Del resto anche il presidente del gruppo, Gian Marco Moratti, aveva precisato che il ritorno all'utile del secondo trimestre era "da attribuirsi ai segmenti marketing e generazione di energia elettrica, mentre il comparto della raffinazione rimane in difficoltà, anche se vi sono incoraggianti segnali di miglioramento".

Fatto sta che nel primo semestre 2010 Saras ha aumentato il fatturato del 74% a 4.065 milioni incassando una perdita netta rettificata di 27,4 milioni (dai 7,1 milioni di utile nello stesso periodo 2009). A fronte di investimenti stabili e pari a circa 83 milioni, a fine giugno l'indebitamento della società era sceso a 567 milioni, dai 643 milioni di fine marzo. Gli esperti di Goldman Sachs si dicono delusi anche dalle indicazioni della società per la restante parte del 2010 e quindi in mancanza di buone novità all'orizzonte, consigliano agli investitori di vendere le azioni Saras.