MILANO - Banche italiane sotto i riflettori dei grandi uffici studi internazionali. Con giudizi incerti, che si sono riverberati sui titoli degli istituti quotati, protagonisti di una seduta ondivaga. Tra i segni meno ci sono Ubi banca (-1,07%) e Banco popolare (-0,84%), Intesa Sanpaolo (-0,78%), mentre sull'altro versante Popolare di Milano sale del 2,08%, Mediobanca +0,65%, Unicredit è invariata. Tutte le altre viaggiano attorno allo zero, in un clima che, per il più forte dei settori di Piazza Affari, è comunque improntato alla debolezza.
Da inizio 2010 l'indice settoriale bancario domestico ha perso il 22%, e comparato con il Ftse european bank è sotto del 14%. Gli analisti di Goldman Sachs, in un report odierno, spiegano il fatto con una "redditività più debole di quelle dei rivali, unita alle preoccupazioni degli investitori circa la sostenibilità della ripresa congiunturale ed alle caute attese sul trend del costo del denaro". In sostanza, fino a che non risalgono i tassi di interesse sarà molto difficile per le banche italiane, che traggono i maggiori profitti da crediti e commissioni, a scapito del trading e delle attività sui capitali, avvicinare gli utili degli istituti di impronta maggiormente anglosassone.
Uno dei principali indicatori (di sofferenza), in questo senso, è proprio il tasso di sconto dell'euro: è al minimo storico dello 0,50%, e giovedì la Bce non lo alzerà di certo, dovendo aspettare una crescita solida delle economie interne che secondo tutti gli osservatori si farà attendere per un anno almeno.
Secondo Goldman Sachs, malgrado i miglioramenti che nelle recenti comunicazioni semestrali sono apparsi sul margine di interesse e sugli impieghi delle principali banche italiane, il futuro resta insomma di scarsa soddisfazione; al punto che la banca ha ridotto dell'1% le stime di utile per azione sul comparto italiano. La favorita, dalla più potente investment bank mondiale, resta Unicredit, unica inserita in una lista di titoli da acquistare, con un prezzo obiettivo stabile a 2,80 euro (ma il titolo di Piazza Cordusio ieri era a 1,852 euro). Tutte le altre banche analizzate restano tra il "neutral" e il "sell", riservato a Credem e Banco popolare. Ieri si è espressa anche Credit Suisse, che tagliato il rating da 'outperform' a 'neutral' su Banco popolare, mentre ha ridotto il prezzo obiettivo a Intesa Sanpaolo.
Comunque, è opinione comune che le banche nostrane abbiano solide spalle e patrimoni. Mentre è di ieri la notizia che l'irlandese Anglo Irish Bank, nazionalizzata a inizio 2009 a causa dei suoi gravi problemi, ha perso nei primi sei mesi 2010 ben 8,2 miliardi di euro, per via dei prestiti rischiosi e rivelatisi inesigibili. E' un record per l'Irlanda e con pochi riscontri anche altrove. Nel 2009 la perdita fu di 12,7 miliardi, ma il persistere delle svalutazioni su crediti torna ad alimentare i timori circa la situazione economica irlandese, puntellata dal denaro statale pompato nel settore.
Da inizio 2010 l'indice settoriale bancario domestico ha perso il 22%, e comparato con il Ftse european bank è sotto del 14%. Gli analisti di Goldman Sachs, in un report odierno, spiegano il fatto con una "redditività più debole di quelle dei rivali, unita alle preoccupazioni degli investitori circa la sostenibilità della ripresa congiunturale ed alle caute attese sul trend del costo del denaro". In sostanza, fino a che non risalgono i tassi di interesse sarà molto difficile per le banche italiane, che traggono i maggiori profitti da crediti e commissioni, a scapito del trading e delle attività sui capitali, avvicinare gli utili degli istituti di impronta maggiormente anglosassone.
Uno dei principali indicatori (di sofferenza), in questo senso, è proprio il tasso di sconto dell'euro: è al minimo storico dello 0,50%, e giovedì la Bce non lo alzerà di certo, dovendo aspettare una crescita solida delle economie interne che secondo tutti gli osservatori si farà attendere per un anno almeno.
Secondo Goldman Sachs, malgrado i miglioramenti che nelle recenti comunicazioni semestrali sono apparsi sul margine di interesse e sugli impieghi delle principali banche italiane, il futuro resta insomma di scarsa soddisfazione; al punto che la banca ha ridotto dell'1% le stime di utile per azione sul comparto italiano. La favorita, dalla più potente investment bank mondiale, resta Unicredit, unica inserita in una lista di titoli da acquistare, con un prezzo obiettivo stabile a 2,80 euro (ma il titolo di Piazza Cordusio ieri era a 1,852 euro). Tutte le altre banche analizzate restano tra il "neutral" e il "sell", riservato a Credem e Banco popolare. Ieri si è espressa anche Credit Suisse, che tagliato il rating da 'outperform' a 'neutral' su Banco popolare, mentre ha ridotto il prezzo obiettivo a Intesa Sanpaolo.
Comunque, è opinione comune che le banche nostrane abbiano solide spalle e patrimoni. Mentre è di ieri la notizia che l'irlandese Anglo Irish Bank, nazionalizzata a inizio 2009 a causa dei suoi gravi problemi, ha perso nei primi sei mesi 2010 ben 8,2 miliardi di euro, per via dei prestiti rischiosi e rivelatisi inesigibili. E' un record per l'Irlanda e con pochi riscontri anche altrove. Nel 2009 la perdita fu di 12,7 miliardi, ma il persistere delle svalutazioni su crediti torna ad alimentare i timori circa la situazione economica irlandese, puntellata dal denaro statale pompato nel settore.