Damiani soffre perché è troppo italiana
di VITTORIA PULEDDA
MILANO - Continua il momento non felice di Damiani. La società oggi ha perso il 3,9% in Borsa e in un anno ha ceduto il 27% ma, soprattutto, da quando è stata quotata, nell'ottobre del 2007, con un'Ipo a 4 euro, non ha mai recuperato il prezzo iniziale ed ora viaggia al di sotto dell'euro (0,78 oggi).
Del resto il primo trimestre dell'anno fiscale (l'esercizio è sfalsato rispetto all'anno solare e inizia in aprile) si è chiuso con un calo del fatturato del 20,8%, una perdita a livello di Ebitda (due milioni di rosso, contro gli 1,3 milioni di un anno fa) e una perdita netta consolidata pari a 4,5 milioni, in deciso peggioramento rispetto ai 3 milioni di un anno fa. In particolare il fatturato in Italia è stato pari a 19,5 milioni di euro, in calo del 26,7% rispetto al 2009, e con un'incidenza sui ricavi consolidati pari al 73,7%.
Proprio questa forte concentrazione del business nel nostro paese è considerato un elemento di fragilità dag…
Del resto il primo trimestre dell'anno fiscale (l'esercizio è sfalsato rispetto all'anno solare e inizia in aprile) si è chiuso con un calo del fatturato del 20,8%, una perdita a livello di Ebitda (due milioni di rosso, contro gli 1,3 milioni di un anno fa) e una perdita netta consolidata pari a 4,5 milioni, in deciso peggioramento rispetto ai 3 milioni di un anno fa. In particolare il fatturato in Italia è stato pari a 19,5 milioni di euro, in calo del 26,7% rispetto al 2009, e con un'incidenza sui ricavi consolidati pari al 73,7%.
Proprio questa forte concentrazione del business nel nostro paese è considerato un elemento di fragilità dag…
MILANO - Continua il momento non felice di Damiani. La società oggi ha perso il 3,9% in Borsa e in un anno ha ceduto il 27% ma, soprattutto, da quando è stata quotata, nell'ottobre del 2007, con un'Ipo a 4 euro, non ha mai recuperato il prezzo iniziale ed ora viaggia al di sotto dell'euro (0,78 oggi).
Del resto il primo trimestre dell'anno fiscale (l'esercizio è sfalsato rispetto all'anno solare e inizia in aprile) si è chiuso con un calo del fatturato del 20,8%, una perdita a livello di Ebitda (due milioni di rosso, contro gli 1,3 milioni di un anno fa) e una perdita netta consolidata pari a 4,5 milioni, in deciso peggioramento rispetto ai 3 milioni di un anno fa. In particolare il fatturato in Italia è stato pari a 19,5 milioni di euro, in calo del 26,7% rispetto al 2009, e con un'incidenza sui ricavi consolidati pari al 73,7%.
Proprio questa forte concentrazione del business nel nostro paese è considerato un elemento di fragilità dagli analisti, che evidenziano infatti come il gruppo dell'oreficeria paghi la mancanza di sbocchi significativi sui mercati esteri, spesso generosi con altri gruppi italiani specializzati nel settore. Altro elemento di fragilità, secondo gli analisti, è la concentrazione altrettanto pronunciata nel settore del wholesale, anch'esso andato meno bene del retail (peraltro, in particolare nel nostro paese).
Poco dopo l'Ipo, nel settembre 2008, la società aveva comprato il 100% dei negozi Rocca, a loro volta della famiglia Damiani. Un'operazione diluitiva a livello di margini e piuttosto costosa, che all'epoca assorbì 7 milioni di euro, di cui 4,95 milioni attraverso l'utilizzo della cassa disponibile.
Del resto il primo trimestre dell'anno fiscale (l'esercizio è sfalsato rispetto all'anno solare e inizia in aprile) si è chiuso con un calo del fatturato del 20,8%, una perdita a livello di Ebitda (due milioni di rosso, contro gli 1,3 milioni di un anno fa) e una perdita netta consolidata pari a 4,5 milioni, in deciso peggioramento rispetto ai 3 milioni di un anno fa. In particolare il fatturato in Italia è stato pari a 19,5 milioni di euro, in calo del 26,7% rispetto al 2009, e con un'incidenza sui ricavi consolidati pari al 73,7%.
Proprio questa forte concentrazione del business nel nostro paese è considerato un elemento di fragilità dagli analisti, che evidenziano infatti come il gruppo dell'oreficeria paghi la mancanza di sbocchi significativi sui mercati esteri, spesso generosi con altri gruppi italiani specializzati nel settore. Altro elemento di fragilità, secondo gli analisti, è la concentrazione altrettanto pronunciata nel settore del wholesale, anch'esso andato meno bene del retail (peraltro, in particolare nel nostro paese).
Poco dopo l'Ipo, nel settembre 2008, la società aveva comprato il 100% dei negozi Rocca, a loro volta della famiglia Damiani. Un'operazione diluitiva a livello di margini e piuttosto costosa, che all'epoca assorbì 7 milioni di euro, di cui 4,95 milioni attraverso l'utilizzo della cassa disponibile.