Sembra una replica dell'effetto farfalla: un battito d'ali in Cina provoca un maremoto in Europa. Con le debite proporzioni, il modello si potrebbe applicare quanto accaduto sui mercati europei. L'annuncio delle autorità municipali di Pechino di contingentare le nuove immatricolazioni di auto dal prossimo anno, nel tentativo di limitare gli effetti dell'inquinamento di traffico nella capitale, ha provocato il crollo dei titoli del settore auto in tutta Europa. In particolare dei costruttori tedeschi, per i quali la Cina è diventato il terzo mercato mondiale (per qualche marchio addirittura il secondo) dopo Europa e Stati Uniti.
È il classico caso in cui si incrocia una notizia sulla carta negativa con l'effetto psicologico sui mercati, il tutto alimentato dalla speculazione. In effetti, la case tedesche sono più che esposte sul mercato delle grandi città cinesi. Da sola, l'area di Pechino vale il 7% del mercato cinese. Mentre la municipalità ha annunciato che le nuove immatricolazioni per il 2011 saranno solo un terzo di quelle dell'anno che va chiudendosi. E, il timore, è quello che anche altre grandi città afflitte da alti livello di inquinamento possano prendere provvedimenti analoghi.
Ieri, i portavoce delle case tedesche hanno cercato di tranquillizzare il mercato. Confermando tutti gli investimenti cinesi nei prossimi anni: la Volkswagen, per fare un esempio, ha destinato risorse per 10 miliardi da qui al 2015 per triplicare le sue vendite in Asia, con lo scopo dichiarato di superare il record di vetture vendute nel mondo ora detenuto da Toyota.
Ma è stato tutto il settore a essere stato venduto a piene mani ieri. In particolare, le Daimler hanno accusato una flessione del 4,6%, le Bmw dl 5,9% e le Volkswagen del 6,13%. E il crollo delle società tedesche ha contagiato tutti i produttori europei. Come Fiat (-3,5%) che è stato il peggior titolo del listino a Milano sebbene non sia quasi presente in Cina.
È il classico caso in cui si incrocia una notizia sulla carta negativa con l'effetto psicologico sui mercati, il tutto alimentato dalla speculazione. In effetti, la case tedesche sono più che esposte sul mercato delle grandi città cinesi. Da sola, l'area di Pechino vale il 7% del mercato cinese. Mentre la municipalità ha annunciato che le nuove immatricolazioni per il 2011 saranno solo un terzo di quelle dell'anno che va chiudendosi. E, il timore, è quello che anche altre grandi città afflitte da alti livello di inquinamento possano prendere provvedimenti analoghi.
Ieri, i portavoce delle case tedesche hanno cercato di tranquillizzare il mercato. Confermando tutti gli investimenti cinesi nei prossimi anni: la Volkswagen, per fare un esempio, ha destinato risorse per 10 miliardi da qui al 2015 per triplicare le sue vendite in Asia, con lo scopo dichiarato di superare il record di vetture vendute nel mondo ora detenuto da Toyota.
Ma è stato tutto il settore a essere stato venduto a piene mani ieri. In particolare, le Daimler hanno accusato una flessione del 4,6%, le Bmw dl 5,9% e le Volkswagen del 6,13%. E il crollo delle società tedesche ha contagiato tutti i produttori europei. Come Fiat (-3,5%) che è stato il peggior titolo del listino a Milano sebbene non sia quasi presente in Cina.