Harley Davidson, la cura da cavallo
infiamma il titolo a Wall Street
di ETTORE LIVINI
MILANO - Giù le vendite, su i titoli. Le mitiche Harley Davidson faticano ancora ad agganciare la ripresa, ma il drastico piano di riassetto del gruppo riporta il sereno sui conti e regala alle super-bike di Milwaukee un'altra giornata d'oro a Wall Street: i titoli viaggiano oggi in rialzo del 7%, un dato che porta a +60% l'impennata in Borsa dallo scorso agosto.
A sostenere l'ottimismo dei mercati Usa, più della ripresa economica, sono i risultati della decisa cura dimagrante mandata in porto dalla Harley negli ultimi tre anni. La casa delle motociclette di Easy Rider ha chiuso due impianti, calato la saracinesca su uno dei suoi centri di distribuzione e tagliato di un quarto (3.500 dipendenti) la forza lavoro. Una strada obbligata dopo che la crisi negli Stati Uniti ha messo ko le vendite, calate dai 5,3 miliardi di dollari del 2008 ai 4,3 del 2009.
La richiesta, a dire il vero, non è ancora decollata, visto che nel 2010 le consegne di nuove moto sono calate dell…
A sostenere l'ottimismo dei mercati Usa, più della ripresa economica, sono i risultati della decisa cura dimagrante mandata in porto dalla Harley negli ultimi tre anni. La casa delle motociclette di Easy Rider ha chiuso due impianti, calato la saracinesca su uno dei suoi centri di distribuzione e tagliato di un quarto (3.500 dipendenti) la forza lavoro. Una strada obbligata dopo che la crisi negli Stati Uniti ha messo ko le vendite, calate dai 5,3 miliardi di dollari del 2008 ai 4,3 del 2009.
La richiesta, a dire il vero, non è ancora decollata, visto che nel 2010 le consegne di nuove moto sono calate dell…
MILANO - Giù le vendite, su i titoli. Le mitiche Harley Davidson faticano ancora ad agganciare la ripresa, ma il drastico piano di riassetto del gruppo riporta il sereno sui conti e regala alle super-bike di Milwaukee un'altra giornata d'oro a Wall Street: i titoli viaggiano oggi in rialzo del 7%, un dato che porta a +60% l'impennata in Borsa dallo scorso agosto.
A sostenere l'ottimismo dei mercati Usa, più della ripresa economica, sono i risultati della decisa cura dimagrante mandata in porto dalla Harley negli ultimi tre anni. La casa delle motociclette di Easy Rider ha chiuso due impianti, calato la saracinesca su uno dei suoi centri di distribuzione e tagliato di un quarto (3.500 dipendenti) la forza lavoro. Una strada obbligata dopo che la crisi negli Stati Uniti ha messo ko le vendite, calate dai 5,3 miliardi di dollari del 2008 ai 4,3 del 2009.
La richiesta, a dire il vero, non è ancora decollata, visto che nel 2010 le consegne di nuove moto sono calate dell'8,5% rispetto all'anno precedente. Ma la sforbiciata ai costi (-290 milioni di dollari l'anno) è stata sufficiente per riportare in carreggiata il bilancio: l'ultimo trimestre del 2010 si è chiuso con un passivo di 46,8 milioni, ma senza un'uscita straordinaria legata al riacquisto di alcuni bond sarebbe andato in archivio con il primo attivo da molto tempo. Non solo: i vertici del gruppo sono convinti che nel 2011 la domanda sia destinata a ripartire. Negli ultimi tre mesi dell'anno scorso, del resto, le consegne di moto nuove erano in calo "solo" dell'1% rispetto a Natale 2009.
Le burrascose trattative sindacali di casa Harley (così come l'andamento dei titoli in Borsa, frizzanti malgrado le vendite al palo) hanno molte somiglianze con le ultime vicende di casa Fiat. La storica casa delle due ruote del Wisconsin ha minacciato infatti nei mesi scorsi di lasciare il suo storico insediamento industriale di Milwaukee (la Mirafiori del marchio statunitense) per trasferirsi in India nel caso i dipendenti non avessero accettato un nuovo contratto che rivoluzionava i turni di lavoro e consentiva di aumentare decisamente la produttività dell'impianto. Il sì, come a Torino, è arrivato lo scorso settembre e Harley ha confermato così il suo impegno in città.
La corsa del titolo, dicono gli analisti a Wall Street, ha anche alcune ragioni speculative: nei mesi scorsi si era sparsa la voce di una possibile scalata di un fondo di private equity al gruppo. Voci mai confermate, ma che continuano a rincorrersi a New York. Oggi la società vale però oltre 9 miliardi di dollari a Wall Street e quota a multipli molto elevati (20 volte gli utili). Cifre che rischiano di scoraggiare gli appetiti di eventuali corteggiatori.
A sostenere l'ottimismo dei mercati Usa, più della ripresa economica, sono i risultati della decisa cura dimagrante mandata in porto dalla Harley negli ultimi tre anni. La casa delle motociclette di Easy Rider ha chiuso due impianti, calato la saracinesca su uno dei suoi centri di distribuzione e tagliato di un quarto (3.500 dipendenti) la forza lavoro. Una strada obbligata dopo che la crisi negli Stati Uniti ha messo ko le vendite, calate dai 5,3 miliardi di dollari del 2008 ai 4,3 del 2009.
La richiesta, a dire il vero, non è ancora decollata, visto che nel 2010 le consegne di nuove moto sono calate dell'8,5% rispetto all'anno precedente. Ma la sforbiciata ai costi (-290 milioni di dollari l'anno) è stata sufficiente per riportare in carreggiata il bilancio: l'ultimo trimestre del 2010 si è chiuso con un passivo di 46,8 milioni, ma senza un'uscita straordinaria legata al riacquisto di alcuni bond sarebbe andato in archivio con il primo attivo da molto tempo. Non solo: i vertici del gruppo sono convinti che nel 2011 la domanda sia destinata a ripartire. Negli ultimi tre mesi dell'anno scorso, del resto, le consegne di moto nuove erano in calo "solo" dell'1% rispetto a Natale 2009.
Le burrascose trattative sindacali di casa Harley (così come l'andamento dei titoli in Borsa, frizzanti malgrado le vendite al palo) hanno molte somiglianze con le ultime vicende di casa Fiat. La storica casa delle due ruote del Wisconsin ha minacciato infatti nei mesi scorsi di lasciare il suo storico insediamento industriale di Milwaukee (la Mirafiori del marchio statunitense) per trasferirsi in India nel caso i dipendenti non avessero accettato un nuovo contratto che rivoluzionava i turni di lavoro e consentiva di aumentare decisamente la produttività dell'impianto. Il sì, come a Torino, è arrivato lo scorso settembre e Harley ha confermato così il suo impegno in città.
La corsa del titolo, dicono gli analisti a Wall Street, ha anche alcune ragioni speculative: nei mesi scorsi si era sparsa la voce di una possibile scalata di un fondo di private equity al gruppo. Voci mai confermate, ma che continuano a rincorrersi a New York. Oggi la società vale però oltre 9 miliardi di dollari a Wall Street e quota a multipli molto elevati (20 volte gli utili). Cifre che rischiano di scoraggiare gli appetiti di eventuali corteggiatori.