MILANO - Piazza Affari d'Egitto. Per una seduta, il listino milanese - e in misura analoga le altre Borse europee - si riempie delle tensioni per la rivolta civile nel più importante paese del Nord Africa. Gli indici ne risentono con una chiusura erratica e vicina allo zero, mentre un pugno di società che hanno business e interscambi "egiziani" vanno in rosso, anche nettamente.
Il ragionamento degli investitori è riassunto nelle motivazioni addotte da Moody's, che ha declassato il debito dell'Egitto da Ba1 a Ba2, con prospettive passate da stabili a negative: "A fronte dell'aggravarsi della situazione politica, c'è il timore che la risposta politica ai disordini di piazza possa minare le già deboli finanze egiziane", ha scritto l'agenzia internazionale.
L'interscambio del paese delle Piramidi con l'Italia nel 2008 è stato oltre 5,1 miliardi, per calare a 4 miliardi nel 2009 sulla scia della caduta del commercio internazionale e risalire del 7,8% a 2,64 miliardi nella prima parte del 2010. E anche se i dati Unctad 2009 appuntavano come italiano solo lo 0,5% dei 66 miliardi di investimenti stranieri in Egitto, negli ultimi anni la Penisola si è accreditata tra i principali operatori.
Italcementi ha perso il 3,68%, più debole come degli altri cementieri europei, anche per la chiusura temporanea delle attività in Egitto che nel 2008 valevano 800 milioni, il 15% dei suoi ricavi. Italcementi è da 5 anni il principale azionista di Suez Cement, che ha 4mila dipendenti distribuiti su cinque impianti e un terzo del mercato locale. "Tutti gli espatriati presenti in Egitto sono stati trasferiti fuori dal paese grazie a un ponte aereo organizzato nel week end. Si tratta di circa un centinaio di persone fra dipendenti e loro parenti", hanno detto fonti del gruppo bergamasco.
Anche la rivale francese Lafarge ha messo in sicurezza e chiuso la produzione in Egitto, dai cui forni escono 10 milioni di tonnellate l'anno di prodotto. Cementir, che controlla uno stabilimento da 1 milione di tonnellate l'anno in Egitto, è stata oggetto di vendite e ha chiuso a -2,66%. Nessuna esposizione in Egitto, invece, per Impregilo (attiva in Libia) e Buzzi Unicem (in Algeria).
Tra le banche italiane è Intesa Sanpaolo la più presente, tramite il controllo di Bank of Alexandria. Dopo un avvio insicuro il titolo del maggior gruppo creditizio nazionale si è ripreso e ha chiuso in rialzo dello 0,93%. "Il personale della nostra banca è già rientrato, a parte una persona che ha deciso di rimanere. Non abbiamo sentori di alcuna preoccupazione particolare", ha detto l'amministratore delegato Corrado Passera, che si riferiva però a "una mezza dozzina di persone".
Il sistema economico egiziano ha debiti con le banche internazionali per 49,27 miliardi di dollari, di cui 40,3 verso banche europee. Le più esposte sono le banche francesi (17,57 miliardi), poi le britanniche con 10,65 miliardi e le italiane con un'esposizione di 6,29 miliardi. Anche Edison ha previsto, in giornata, il rientro in Italia dei trenta dipendenti del gruppo impiegati nella concessione di Abu Qir, a nord di Alessandria d'Egitto. Eni, che nel paese produce idrocarburi da 56 anni, ha fatto sapere che "la produzione e la normale operatività non hanno sinora subito alcun rallentamento", ma che ha trasferito dal Cairo "tutti i dipendenti italiani e stranieri ritenuti non essenziali per il mantenimento dell'operatività, nonché i loro famigliari".
Si tratta di 289 connazionali in via di rimpatrio, mentre tra la capitale e gli altri impianti dislocati nel paese sono rimasti una trentina di colleghi. Tra le altre aziende italiane più attive al Cairo ci sono Ansaldo, Pirelli, Saipem, Cai-Alitalia. Secondo la Farnesina, nel paese ci sono 15.500 Italiani, circa equamente divisi tra turisti e residenti stabili. E sono molte le imprese tricolori che stanno riducendo o, in ancora più casi, evacuando i dipendenti e i loro famigliari.
Il ragionamento degli investitori è riassunto nelle motivazioni addotte da Moody's, che ha declassato il debito dell'Egitto da Ba1 a Ba2, con prospettive passate da stabili a negative: "A fronte dell'aggravarsi della situazione politica, c'è il timore che la risposta politica ai disordini di piazza possa minare le già deboli finanze egiziane", ha scritto l'agenzia internazionale.
L'interscambio del paese delle Piramidi con l'Italia nel 2008 è stato oltre 5,1 miliardi, per calare a 4 miliardi nel 2009 sulla scia della caduta del commercio internazionale e risalire del 7,8% a 2,64 miliardi nella prima parte del 2010. E anche se i dati Unctad 2009 appuntavano come italiano solo lo 0,5% dei 66 miliardi di investimenti stranieri in Egitto, negli ultimi anni la Penisola si è accreditata tra i principali operatori.
Italcementi ha perso il 3,68%, più debole come degli altri cementieri europei, anche per la chiusura temporanea delle attività in Egitto che nel 2008 valevano 800 milioni, il 15% dei suoi ricavi. Italcementi è da 5 anni il principale azionista di Suez Cement, che ha 4mila dipendenti distribuiti su cinque impianti e un terzo del mercato locale. "Tutti gli espatriati presenti in Egitto sono stati trasferiti fuori dal paese grazie a un ponte aereo organizzato nel week end. Si tratta di circa un centinaio di persone fra dipendenti e loro parenti", hanno detto fonti del gruppo bergamasco.
Anche la rivale francese Lafarge ha messo in sicurezza e chiuso la produzione in Egitto, dai cui forni escono 10 milioni di tonnellate l'anno di prodotto. Cementir, che controlla uno stabilimento da 1 milione di tonnellate l'anno in Egitto, è stata oggetto di vendite e ha chiuso a -2,66%. Nessuna esposizione in Egitto, invece, per Impregilo (attiva in Libia) e Buzzi Unicem (in Algeria).
Tra le banche italiane è Intesa Sanpaolo la più presente, tramite il controllo di Bank of Alexandria. Dopo un avvio insicuro il titolo del maggior gruppo creditizio nazionale si è ripreso e ha chiuso in rialzo dello 0,93%. "Il personale della nostra banca è già rientrato, a parte una persona che ha deciso di rimanere. Non abbiamo sentori di alcuna preoccupazione particolare", ha detto l'amministratore delegato Corrado Passera, che si riferiva però a "una mezza dozzina di persone".
Il sistema economico egiziano ha debiti con le banche internazionali per 49,27 miliardi di dollari, di cui 40,3 verso banche europee. Le più esposte sono le banche francesi (17,57 miliardi), poi le britanniche con 10,65 miliardi e le italiane con un'esposizione di 6,29 miliardi. Anche Edison ha previsto, in giornata, il rientro in Italia dei trenta dipendenti del gruppo impiegati nella concessione di Abu Qir, a nord di Alessandria d'Egitto. Eni, che nel paese produce idrocarburi da 56 anni, ha fatto sapere che "la produzione e la normale operatività non hanno sinora subito alcun rallentamento", ma che ha trasferito dal Cairo "tutti i dipendenti italiani e stranieri ritenuti non essenziali per il mantenimento dell'operatività, nonché i loro famigliari".
Si tratta di 289 connazionali in via di rimpatrio, mentre tra la capitale e gli altri impianti dislocati nel paese sono rimasti una trentina di colleghi. Tra le altre aziende italiane più attive al Cairo ci sono Ansaldo, Pirelli, Saipem, Cai-Alitalia. Secondo la Farnesina, nel paese ci sono 15.500 Italiani, circa equamente divisi tra turisti e residenti stabili. E sono molte le imprese tricolori che stanno riducendo o, in ancora più casi, evacuando i dipendenti e i loro famigliari.