MILANO - La Borsa per finanziare lo sviluppo e la ricerca. La Borsa anziché un fondo di private equity per non perdere il controllo della società: "Perché noi ci crediamo. E ci mettiamo la faccia". Duccio Neri, numero uno di Philogen, si presenta così al mercato spiegando la complessità della società, fondata insieme ai fratelli Dario e Giovanni, specializzata nei farmaci antitumorali: "Ma siamo diversi. Lavoriamo sugli anticorpi e sul vascular targeting. Colpiamo le cellule malate attraverso i vasi sanguigni senza danneggiare gli organismi sani".
Adesso il debutto a Piazza Affari, il prossimo 18 febbraio, con un'offerta rivolta per il 90% a investitori istituzionali: insomma non un fondo solo, ma tanti partner finanziari insieme. "La Borsa però ha il grande vantaggio della visibilità - prosegue Neri - . Che per noi è fondamentale. Trattiamo con multinazionali che fatturano miliardi di euro per la cessione di brevetti e per le nostre controparti saperci quotati e regolamentati da un mercato è una garanzia in più". Anche perché fino ad oggi l'80% dei proventi del gruppo toscano - che tra gli azionisti conta anche il gruppo farmaceutico Dompè - dipendono proprio dalla cessioni di prodotti a grandi case farmaceutiche, in particolare alla Bayer.
"L'obiettivo della quotazione - ha continuato il manager - è raccogliere mezzi finanziari destinati allo sviluppo della società, della ricerca, dei prodotti e della loro potenziale commercializzazione". Dal prospetto infatti emerge che Philogen ha ancora capitale circolante per poco meno di 13 milioni di euro, mentre per finanziare gli investimenti per tutto il 2011 ne servirebbero almeno 20: con il collocamento la società raccoglierà tra 49 e 60 milioni di euro che garantiranno così le risorse necessarie a tutto il 2013. A quel punto Philogen spera di avere già qualche prodotto in fase 3, vicino quindi alla commercializzazione.
Complessivamente verrà messo sul mercato il 22,93% del capitale, mentre gli azionisti cederanno 1,812 milioni di azioni su un totale di 10,71 milioni oggetto dell'offerta. Al 30 settembre 2010, Philogen aveva ricavi per 9,456 milioni, rispetto a oltre 10 milioni di euro dell'intero 2009, e un risultato netto dell'esercizio a 1,6 milioni, da -1,526 milioni al 30 settembre 2009. Il patrimonio netto di gruppo al 30 settembre 2010 era pari a 9,4 milioni.
Le azioni verranno vendute a un prezzo compreso tra 4,75 e 6,1 euro, con una valorizzazione della società che varia da 170,9 e 219,5 milioni. Tra maggio e novembre dello scorso anno però i soci hanno ceduto e acquistato 5 milioni di titoli a un prezzo che oscillava tra 1,39 e 3,97 euro. "Si tratta di azioni per persone chiave dell'azienda - spiega il presidente - , ma che soprattutto scontavano il rischio di non approdare mai in Borsa. Come successo nel 2008, quando ci siamo fermati a un passo dal debutto".
La plusvalenza implicita però è decisamente alta, mentre il lock up per gli azionisti è fissato dopo un anno. A quell'epoca il titolo potrebbe essere già sceso, come quello di alcuni concorrenti, ma i fondatori non temono il mercato: "Da gennaio 2009 l'andamento dei titoli che lavorano nel nostro settore è stato positivo. Sono fiducioso che sarà così anche per noi" ha concluso Dario Neri.
I coordinatori dell'offerta globale sono Ubs Investment e Banca Imi, che agirà anche come responsabile del collocamento e sponsor. I consulenti sono Eidos Partners (advisor), Kpmg (revisore), Chiomenti e Shearman & Stearling per la società e Cleary Gottlieb Steen & Hamilton per le banche.
Adesso il debutto a Piazza Affari, il prossimo 18 febbraio, con un'offerta rivolta per il 90% a investitori istituzionali: insomma non un fondo solo, ma tanti partner finanziari insieme. "La Borsa però ha il grande vantaggio della visibilità - prosegue Neri - . Che per noi è fondamentale. Trattiamo con multinazionali che fatturano miliardi di euro per la cessione di brevetti e per le nostre controparti saperci quotati e regolamentati da un mercato è una garanzia in più". Anche perché fino ad oggi l'80% dei proventi del gruppo toscano - che tra gli azionisti conta anche il gruppo farmaceutico Dompè - dipendono proprio dalla cessioni di prodotti a grandi case farmaceutiche, in particolare alla Bayer.
"L'obiettivo della quotazione - ha continuato il manager - è raccogliere mezzi finanziari destinati allo sviluppo della società, della ricerca, dei prodotti e della loro potenziale commercializzazione". Dal prospetto infatti emerge che Philogen ha ancora capitale circolante per poco meno di 13 milioni di euro, mentre per finanziare gli investimenti per tutto il 2011 ne servirebbero almeno 20: con il collocamento la società raccoglierà tra 49 e 60 milioni di euro che garantiranno così le risorse necessarie a tutto il 2013. A quel punto Philogen spera di avere già qualche prodotto in fase 3, vicino quindi alla commercializzazione.
Complessivamente verrà messo sul mercato il 22,93% del capitale, mentre gli azionisti cederanno 1,812 milioni di azioni su un totale di 10,71 milioni oggetto dell'offerta. Al 30 settembre 2010, Philogen aveva ricavi per 9,456 milioni, rispetto a oltre 10 milioni di euro dell'intero 2009, e un risultato netto dell'esercizio a 1,6 milioni, da -1,526 milioni al 30 settembre 2009. Il patrimonio netto di gruppo al 30 settembre 2010 era pari a 9,4 milioni.
Le azioni verranno vendute a un prezzo compreso tra 4,75 e 6,1 euro, con una valorizzazione della società che varia da 170,9 e 219,5 milioni. Tra maggio e novembre dello scorso anno però i soci hanno ceduto e acquistato 5 milioni di titoli a un prezzo che oscillava tra 1,39 e 3,97 euro. "Si tratta di azioni per persone chiave dell'azienda - spiega il presidente - , ma che soprattutto scontavano il rischio di non approdare mai in Borsa. Come successo nel 2008, quando ci siamo fermati a un passo dal debutto".
La plusvalenza implicita però è decisamente alta, mentre il lock up per gli azionisti è fissato dopo un anno. A quell'epoca il titolo potrebbe essere già sceso, come quello di alcuni concorrenti, ma i fondatori non temono il mercato: "Da gennaio 2009 l'andamento dei titoli che lavorano nel nostro settore è stato positivo. Sono fiducioso che sarà così anche per noi" ha concluso Dario Neri.
I coordinatori dell'offerta globale sono Ubs Investment e Banca Imi, che agirà anche come responsabile del collocamento e sponsor. I consulenti sono Eidos Partners (advisor), Kpmg (revisore), Chiomenti e Shearman & Stearling per la società e Cleary Gottlieb Steen & Hamilton per le banche.