MILANO - In una giornata in cui Piazza Affari ha chiuso in netto calo, accumulando una perdita superiore all'1 per cento, svetta al contrario la prestazione di Impregilo, i cui titoli sono saliti del 3,13%. La società controllata dalle famiglie Ligresti, Gavio e Benetton ha messo a segno uno dei tanti round che la vede contrapposta alla procura di Napoli.
Il Tribunale del riesame del capoluogo campano ha respinto, in sede di appello, la richiesta dei pm della Procura che chiedevano il sequestro di 245 milioni incassati con le tariffe per lo smaltimento dei rifiuti da parte di Impregilo prima della risoluzione del contratto con il commissario straordinario per l'emergenza rifiuti.
La vicenda ruota attorno all'inceneritore di Acerra, uno dei cardini del piano per lo smaltimento dei rifiuti nell'area di Napoli, realizzato da due controllate di Impregilo. Una vicenda tormentata, con la procura che ha contestato a lungo la realizzazione dell'impianto e con i magistrati che, in un primo tempo, avevano chiesto il sequestro di oltre 700 milioni di euro. Ma nel febbraio dell'anno scorso, sempre il Tribunale del riesame aveva ridotto di 500 milioni l'ammontare della somma sequestrabile e la Cassazione si era poi espressa escludendone la sequestrabilità. Fino alla nuova decisione di ieri.
La notizia è stata giudicata positiva dalla Borsa e gli operatori ora possono tornare a concentrarsi sul futuro della società: da qualche tempo si rincorrono voci - per ora sempre smentite - di una possibile uscita di scena della famiglia Ligresti.
Il Tribunale del riesame del capoluogo campano ha respinto, in sede di appello, la richiesta dei pm della Procura che chiedevano il sequestro di 245 milioni incassati con le tariffe per lo smaltimento dei rifiuti da parte di Impregilo prima della risoluzione del contratto con il commissario straordinario per l'emergenza rifiuti.
La vicenda ruota attorno all'inceneritore di Acerra, uno dei cardini del piano per lo smaltimento dei rifiuti nell'area di Napoli, realizzato da due controllate di Impregilo. Una vicenda tormentata, con la procura che ha contestato a lungo la realizzazione dell'impianto e con i magistrati che, in un primo tempo, avevano chiesto il sequestro di oltre 700 milioni di euro. Ma nel febbraio dell'anno scorso, sempre il Tribunale del riesame aveva ridotto di 500 milioni l'ammontare della somma sequestrabile e la Cassazione si era poi espressa escludendone la sequestrabilità. Fino alla nuova decisione di ieri.
La notizia è stata giudicata positiva dalla Borsa e gli operatori ora possono tornare a concentrarsi sul futuro della società: da qualche tempo si rincorrono voci - per ora sempre smentite - di una possibile uscita di scena della famiglia Ligresti.