MILANO - Intesa Sanpaolo naviga tra i marosi della Borsa, riuscendo a tenere il prezzo in mezzo a tanti venditori di azioni bancarie. Il titolo del maggior gruppo creditizio italiano oggi ha chiuso in rialzo dell'1,91% a 1,813 euro, in un contesto cedente per il resto del settore. La banca si riavvicina così agli 1,93 euro della chiusura di venerdì 20 maggio, quando è stato diramato il prezzo dell'aumento da 5 miliardi (pari a 1,369 euro, con sconto del 24%) e alla vigilia del suo avvio.
L'operazione, che terminerà il 10 giugno, non sta incontrando una fase di mercato favorevole. Prima la decisione di S&P sul debito sovrano dell'Italia, messo in quarantena con prospettive negative e la probabilità di un declassamento in autunno. Poi le nuove stime, pessimistiche, sul mercato del lavoro americano, che gettano ombre sulla ripresa dell'Occidente. I titoli bancari italiani sono stati presi tra l'incudine e il martello, come testimonia l'andamento nel periodo di Ubi (-3,09% ieri, il secondo giorno del suo aumento), Banco popolare (-1%), Bpm (-4,29%), Mps (-1,65%) e gli altri.
Forse a rassicurare gli investitori di Cà de Sass è stato il presidente del consiglio di gestione, Andrea Beltratti: "L'aumento di capitale sta andando bene e lo dimostra l'andamento dei prezzi dei diritti di opzione dei titoli stessi. Siamo soddisfatti di averlo fatto e soddisfatti del recepimento da parte degli azionisti".
La banca, che ha posto l'aumento al centro del suo piano industriale presentato a inizio aprile, è anche alle prese con una delicata situazione interna con i sindacati. Che sono sul piede di guerra dopo che la lettera di avvio della procedura dei nuovi esuberi - annunciati in 3mila nel piano, oltre a 5mila riconversioni - ha fatto emergere altri 2mila dipendenti che l'istituto ha definito "eccedenti".
Un preludio a nuovi tagli, secondo le rappresentanze dei lavoratori, mentre la banca smentisce. Giovedì, a Milano, ci sarà il primo incontro con i sindacati sul piano d'impresa, che prevede la riduzione a fine 2013, da 101.000 a 98.000 dipendenti e la riconversione a ruoli commerciali di altri 5.000. L'incontro è stato sollecitato da Dircredito, Fabi, Fiba-Cisl, Fisac-Cgil, Sinfu, Ugl e Uilca, in una lettera scritta alla banca dopo il recente caso delle "eccedenze". Secondo i sindacati sarà una trattativa molto difficile, sia per il numero significativo di lavoratori interessati sia per la situazione delicata di settore. L'Abi, infatti, ha da poco disdettato l'accordo per l'accesso volontario al Fondo esuberi di categoria.
L'operazione, che terminerà il 10 giugno, non sta incontrando una fase di mercato favorevole. Prima la decisione di S&P sul debito sovrano dell'Italia, messo in quarantena con prospettive negative e la probabilità di un declassamento in autunno. Poi le nuove stime, pessimistiche, sul mercato del lavoro americano, che gettano ombre sulla ripresa dell'Occidente. I titoli bancari italiani sono stati presi tra l'incudine e il martello, come testimonia l'andamento nel periodo di Ubi (-3,09% ieri, il secondo giorno del suo aumento), Banco popolare (-1%), Bpm (-4,29%), Mps (-1,65%) e gli altri.
Forse a rassicurare gli investitori di Cà de Sass è stato il presidente del consiglio di gestione, Andrea Beltratti: "L'aumento di capitale sta andando bene e lo dimostra l'andamento dei prezzi dei diritti di opzione dei titoli stessi. Siamo soddisfatti di averlo fatto e soddisfatti del recepimento da parte degli azionisti".
La banca, che ha posto l'aumento al centro del suo piano industriale presentato a inizio aprile, è anche alle prese con una delicata situazione interna con i sindacati. Che sono sul piede di guerra dopo che la lettera di avvio della procedura dei nuovi esuberi - annunciati in 3mila nel piano, oltre a 5mila riconversioni - ha fatto emergere altri 2mila dipendenti che l'istituto ha definito "eccedenti".
Un preludio a nuovi tagli, secondo le rappresentanze dei lavoratori, mentre la banca smentisce. Giovedì, a Milano, ci sarà il primo incontro con i sindacati sul piano d'impresa, che prevede la riduzione a fine 2013, da 101.000 a 98.000 dipendenti e la riconversione a ruoli commerciali di altri 5.000. L'incontro è stato sollecitato da Dircredito, Fabi, Fiba-Cisl, Fisac-Cgil, Sinfu, Ugl e Uilca, in una lettera scritta alla banca dopo il recente caso delle "eccedenze". Secondo i sindacati sarà una trattativa molto difficile, sia per il numero significativo di lavoratori interessati sia per la situazione delicata di settore. L'Abi, infatti, ha da poco disdettato l'accordo per l'accesso volontario al Fondo esuberi di categoria.