Potrebbe esserci la luce in fondo al tunnel per la Saab, attanagliata da una gravissima crisi finanziaria. La casa automobilistica svedese, controllata però da un gruppo olandese, avrebbe infatti in corso colloqui con un investitore americano, secondo quanto afferma il quotidiano svedese Dagens industri. Il giornale scrive che l'accordo prevede "un finanziamento a lungo termine a seguito del quale l'investitore entrerebbe nel capitale di Saab". Dal canto suo la società si è limitata a confermare che il numero uno del gruppo, Victor Mueller si è recato negli Usa, ma non ha voluto commentare oltre limitandosi ad affermare: "E' chiaro che cerchiamo un modo per rafforzare la posizione finanziaria di Saab". Alla Borsa di Amsterdam, dove sono quotate le azioni della società automobilistica, i prezzi dei titoli hanno preso il volo, guadagnando fino al 40% in mattinata, per poi ripiegare e chiudere comunque in rialzo del 28%.
Gli impianti produttivi della Saab a Trollhaettan sono orami fermi da aprile a causa della fortissima crisi di liquidità del gruppo. L'ultima scadenza per la riapertura che si è data la società è per la settimana del 29 agosto, ma più volte in passato questo genere di annunci è stato smentito dai fatti. Il gruppo ha spiegato che le catene di montaggio torneranno infatti a funzionare solo quando gli accordi con i fornitori saranno stati completamente ultimati. L'arrivo di mezzi freschi dagli Stati Uniti risolverebbe almeno la parte più acuta della crisi, che a giugno è diventata talmente grave da mettere a rischio anche il pagamento degli stipendi (poi evitato all'ultimo momento).
Gli impianti produttivi della Saab a Trollhaettan sono orami fermi da aprile a causa della fortissima crisi di liquidità del gruppo. L'ultima scadenza per la riapertura che si è data la società è per la settimana del 29 agosto, ma più volte in passato questo genere di annunci è stato smentito dai fatti. Il gruppo ha spiegato che le catene di montaggio torneranno infatti a funzionare solo quando gli accordi con i fornitori saranno stati completamente ultimati. L'arrivo di mezzi freschi dagli Stati Uniti risolverebbe almeno la parte più acuta della crisi, che a giugno è diventata talmente grave da mettere a rischio anche il pagamento degli stipendi (poi evitato all'ultimo momento).