Il podcast di Molinari

di Maurizio Molinari

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Effetto Covid sulla sorte dell’Europa

L'iniziativa dei quattro Paesi "frugali" contro la proposta franco-tedesca sul Recovery Fund e il mosaico di contrastanti decisioni nazionali sui confini ripropongono l'immagine di un'Unione Europea lacerata da reazione e gestione dell'emergenza Covid 19. Imponendo una brusca inversione di marcia per identificare in fretta una ricetta comune sulla ricostruzione.

La decisione di Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia di contestare l'intesa Merkel-Macron sul piano da 500 miliardi di euro di aiuti per soccorrere i Paesi più colpiti dal virus si basa sulla volontà di ridurre la suddetta cifra e di includervi una consistente quota di prestiti. Ciò che accomuna i premier socialista di Copenhagen, socialdemocratico di Stoccolma, popolare di Vienna e liberale dell'Aja è la volontà di frenare l'iniziativa franco-tedesca.

Questo avviene in nome di posizioni politiche nazionaliste che dietro il rigore fiscale celano carenza di solidarietà e comprensione per i Paesi che hanno pagato il prezzo più alto al virus. A prescindere dall'esito che tale blitz possa avere sull'orientamento della Commissione europea - che mercoledì dovrà formulare la proposta di Recovery fund al Consiglio Europeo - il fatto stesso che sia avvenuto ribadisce come anche nella sfida alla pandemia in troppi Paesi Ue continuino a prevalere gli egoismi nazionali.

È una ferita che ribadisce la gravità di quanto avvenne a inizio marzo, quando l'Ue fu lenta a riconoscere l'entità dell'attacco della pandemia a Italia e Spagna, e spiega l'importanza dell'inversione di marcia di Berlino, dove prima il presidente Frank-Walter Steinmeier e poi la cancelliera Angela Merkel, hanno espresso una crescente comprensione per le sofferenze altrui, arrivando a dire a chiare lettere che il benessere della Germania "è strettamente legato a quello dei Paesi vicini".

Ciò che conta dell'intesa Merkel-Macron non è solo l'entità della cifra destinata agli aiuti ma il fatto che esprima - seppur con grave ritardo sui tempi del virus - una coesione europea sulla necessità di soccorrere in fretta, e nella maniera più efficace possibile, chi ha subito i danni maggiori. Nella consapevolezza che o l'Unione Europea si rialza assieme dalla devastazione causata dalla pandemia o rischia di implodere. I Paesi "frugali" invece vanno in direzione opposta e sebbene sia improprio politicamente equipararli ai partner sovranisti del gruppo di Visegrad - sul tema dell'ostilità per i migranti - non c'è dubbio che entrambi i gruppi condividono un'idea di Europa dove a prevalere sono non le istanze comuni ma le "radici etnico-nazionali" come le definisce Bernard Guetta nel suo ultimo libro-reportage.

Ma non è tutto perché l'istinto a tornare a separarsi dai vicini riemerge anche dalla raffica di decisioni contrastanti su date e modalità che più capitali Ue stanno adottando sul tema delle frontiere in vista dell'estate: dalla Spagna che riaprirà al turismo in luglio alla Francia che imporrà la quarantena a qualsiasi europeo che varca i confini senza certificato di estraneità al contagio fino all'Austria che farà passare i turisti tedeschi diretti in Italia solo a patto che non facciano soste sul loro territorio.

Ciò che ne esce è l'immagine di un'Unione Europea che dopo non aver visto arrivare il pericolo della pandemia - nell'intervento al Forum di Davos la presidente della Commissione Ursula von der Leyen il 22 gennaio non le riservò neanche un accenno - ad attacco iniziato non è riuscita a reagire all'unisono nell'emergenza sanitaria e continua ora ad essere lacerata dalle scelte-chiave sulla ricostruzione: dalla crescita ai confini. Per non parlare dell'assordante silenzio a Bruxelles sulla necessità di far rientrare la Sanità nelle competenze della Commissione per consentire di rimediare ai gravi errori avvenuti pianificando una maggiore integrazione comune su un tema oramai decisivo per prosperità e sicurezza collettive.

A ben vedere l'occasione che l'Ue ha di invertire la rotta, trasformando la pandemia in un fattore di coesione, può essere proprio l'iniziativa Merkel-Macron: a patto di adoperarla per rafforzare il pilastro della Social Economy europea ovvero "creare profitto per persone che non investono o hanno proprietà" promuovendo attività commerciali, servizi e prodotti capaci di favorire oltre due milioni di enti, associazioni e fondazioni europee che sfidano le diseguaglianze attraverso innovazioni sociali. Possono essere loro a creare la più efficace rete di protezione per milioni di famiglie del ceto medio indebolite dal virus.
 

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/il-podcast-di-molinari/2020/05/23/audio/effetto_covid_sulla_sorte_delleuropa-423102369/

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