Il podcast di Molinari

di Maurizio Molinari

L’Italia, il mondo. La nostra vita. I commenti di Maurizio Molinari. Anche in versione podcast

Ue, la responsabilità della ricostruzione

Dopo cinque giorni di maratona negoziale la battaglia di Bruxelles sui fondi per il rilancio post-Covid si è conclusa con un successo del fronte franco-tedesco che crea per l'Unione Europea una chiara opportunità di rafforzamento strategico e pone all'Italia serie responsabilità comunitarie.

La maratona è stata mozzafiato, segnata da una raffica di mini-vertici notturni con geometrie diverse, perché ha visto Francia e Germania determinate a trasformare il Recovery Fund della Commissione europea nel volano del rilancio dell'Ue battendosi su due fronti: da un lato contro i Paesi "frugali" Olanda, Danimarca, Svezia ed Austria, sostenuti dalla Finlandia, impegnati a giocare sul rigore fiscale per riportare le lancette dell'Ue verso la dimensione intergovernativa, e dall'altro contro i Paesi sovranisti Polonia e Ungheria determinati a fermare ai propri confini i principi comunitari dello Stato di Diritto.

Il doppio scontro si è risolto a favore della cancelliera Angela Merkel e del presidente Emmanuel Macron non solo perché l'intesa personale e politica cementata con Ursula von der Leyen ha generato i dettagli cruciali dell'accordo - a cominciare dal prendere in prestito dai mercati finanziari il denaro per gli aiuti - o per la determinazione con cui hanno dimostrato di comprendere all'unisono che in gioco c'era la sorte dell'Europa come garante della prosperità di tutti i suoi cittadini. Ma anche perché hanno potuto contare sul sostegno e la coesione di una coalizione di partner accomunati dalla volontà di rispondere all'emergenza Covid 19 con una sfida per la crescita capace di andare incontro ai bisogni della prossima generazione di europei.

Quando, in una delle fasi più tese del duello negoziale, Macron ha detto a bruciapelo "siamo un blocco" ha riassunto quanto è maturato durante il primo summit del semestre tedesco: una coscienza comune europea sull'occasione di affrontare l'emergenza della pandemia crescendo assieme su infrastrutture, ambiente e innovazione.

L'Italia di Giuseppe Conte fa parte di questo "blocco" perché è una delle nazioni Ue più ferite dal Covid, ha condiviso sin dall'inizio il Recovery Fund, ha agito d'intesa con Merkel-Macron nella battaglia di Bruxelles duellando a viso aperto con i "frugali", ha reso possibile con il suo sostegno la nascita della Commissione Von der Leyen ed ha alle spalle i costanti e forti richiami del Quirinale sull'importanza di conservare e rafforzare le alleanze tradizionali.

Ma essere a fianco di Berlino e Parigi fra i vincitori del duello sul Recovery Fund comporta pesanti responsabilità: siamo il Paese che avrà più aiuti e prestiti e dunque da come li gestiremo dipenderà in buona parte la credibilità dell'intera operazione di salvataggio dell'economia Ue. Se il governo Conte sarà rapido nelle decisioni, visionario sulla crescita e coraggioso nella sfida a burocrazia e corruzione, diventeremo un modello per il rilancio Ue così come i nostri medici ed infermieri lo sono stati nella resistenza al virus. Se invece a prevalere saranno liti intestine, cecità politiche, ambizioni personali e resistenze burocratiche allora l'occasione sarà perduta, l'Italia ne uscirà indebolita e ad avvantaggiarsene saranno tutti coloro che vogliono far implodere l'Unione Europea.

In ultima istanza il premier Conte ha la possibilità di essere protagonista della ricostruzione dell'Europa e per centrare l'obiettivo deve riuscire a far decollare la crescita del Paese: è un test di leadership senza appello.

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