Il podcast di Molinari

di Maurizio Molinari

L’Italia, il mondo. La nostra vita. I commenti di Maurizio Molinari. Anche in versione podcast

Covid, la ricetta per superare la seconda ondata

La seconda ondata della pandemia Covid 19 sta investendo l'Italia e mette a rischio i risultati, sanitari ed economici, ottenuti a caro prezzo dal confronto con la prima ondata. Quando il nostro Paese è stato aggredito dalla pandemia proveniente da Wuhan, il varo del lockdown totale, da marzo a maggio, ha consentito di resistere al terribile costo di oltre 30 mila vittime e di danni economici senza precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale.

La chiusura totale voluta dal governo Conte ha protetto la nazione dalla fase più aggressiva del virus e ciò è avvenuto anche grazie alla responsabilità personale di milioni di cittadini che hanno applicato decisioni di emergenza spintesi in alcuni casi fino ai limiti del rispetto delle libertà fondamentali.

E gli stessi cittadini hanno poi consentito all'economia di rimettersi faticosamente in moto nonostante aiuti economici deboli per le aziende, casse integrazioni pagate in ritardo ai lavoratori e una generalizzata resistenza della burocrazia all'attivazione delle misure di emergenza varate dal governo. In breve, l'Italia si è distinta in Europa perché ha superato la prima terribile fase dell'aggressione del Covid 19 subendo gravi danni ma riuscendo a resistere, adattarsi e poi a ripartire con fatica.

La sfida con il virus però è tutt'altro che finita ed adesso la seconda ondata di contagi rischia di mettere in pericolo i risultati così tanto difficilmente acquisiti. I motivi sono tre ed hanno a che fare con la convivenza con il Covid, destinata a durare fino alla scoperta ed alla distribuzione del vaccino.

Primo: la capacità di individuare il virus ovvero i contagiati. Poiché nella seconda ondata il virus è meno aggressivo ma più diffuso serve un numero molto alto di tamponi quotidiani, in grado di individuare il contagio in maniera veloce ed efficace per consentire a scuole ed uffici di continuare ad operare senza ingolfare gli ospedali. Il modello anti-Covid finora considerato il più efficace è la Sud Corea che ha creato dal nulla oltre 600 centri per eseguire test al di fuori della rete del sistema sanitario nazionale, offrendo ai cittadini accessi rapidi, efficaci, a basso costo e con il ricorso alle più avanzate tecnologie di diagnostica. Da noi purtroppo sottoporsi ad un tampone significa molto spesso affrontare lunghe attese, poche certezze sui tempi di risposta e dunque in permanenza un numero significativo di persone che circolano con il timore di essere portatrici del contagio. Senza contare che i ritardi nella distribuzione del vaccino antinfluenzale rendono ulteriormente più complesso lo scenario. Fino a quando il sistema dei tamponi sarà inefficiente, le strutture sanitarie saranno congestionate e il vaccino antinfluenzale tarderà, la convivenza con il virus sarà più rischiosa.

Il secondo motivo dei pericoli della nuova ondata è relativo al contenimento: per evitare che gli ospedali vengano travolti da un numero di ricoveri superiori a quelli che possono gestire, con i pazienti in codice rosso obbligati a stare troppo vicini fra loro e quelli meno gravi parcheggiati nelle autoambulanze o addirittura trasferiti in alberghi, la soluzione è curare i pazienti meno urgenti nelle proprie abitazioni. L'esempio della Germania, con i dottori che usano i taxi per raggiungere i malati da visitare, come anche le visite a domicilio garantite - anche se con efficacia non omogenea - da Emilia-Romagna e Toscana durante il lockdown aprono una finestra sulla possibilità di usare la medicina territoriale, gestita dalle autorità locali attraverso i medici di famiglia, come una vasta rete di sostegno primario per singoli e famiglie alle prese con i sintomi del contagio.

Infine, ma non per importanza, il trattamento del Covid ovvero la possibilità che lo Stato assista le Regioni in difficoltà, inviando sostegni di emergenza - ad esempio militari e protezione civile - per realizzare ospedali da campo o altre strutture mobili in prossimità di focolai o aree a rischio come ad esempio è diventata la provincia di Latina. E in questa cornice rientrano anche i lockdown locali da usare come rimedio estremo.

Insomma, è soprattutto la medicina del territorio ad essere chiamata allo sforzo maggiore per riuscire ad individuare, trattare e contrastare il virus sufficientemente in fretta da poter consentire al maggior numero di persone di continuare la loro vita quotidiana e dunque all'economia di tentare la ripresa. Ciò significa la necessità di più efficienza della Sanità regionale, più collaborazione fra Regioni e più responsabilità della medicina di base.

Così come più impegno del governo per garantire il funzionamento dell'intero sistema adattandosi ai pericoli di un virus che muta. Ma non è tutto perché tali e tanti possibili rimedi hanno come premessa il rinnovo della collaborazione fra Stato e cittadini ovvero senso di responsabilità collettivo nell'adottare le due protezioni standard contro il virus che accomunano oramai oltre un centinaio di nazioni: portare la mascherina e rispettare la distanza sociale. Tanto più il rispetto di queste due raccomandazioni strategiche sarà diffuso, tanto più aumenterà la sicurezza collettiva e si acquisterà tempo prezioso per rafforzare le trincee della sfida contro il Covid 19.

Ma c'è dell'altro: se davanti alla prima ondata del virus l'Unione Europea ha reagito in ordine sparso, perdendo settimane preziose prima di trovare il linguaggio comune su solidarietà ed azione che ha portato al Recovery Fund, ora l'auspicio è che i 27 partner riescano a rispondere in fretta, assieme e con efficacia alla temibile seconda ondata. Varando magari regole comuni sulle scuole o sui tamponi ai confini oppure condividendo fra partner i risultati di maggior successo ottenuti nelle misure contro Covid 19. Oramai è infatti evidente a tutti che la sfida contro la pandemia non è uno sprint ma una maratona ed a prevalere sarà chi gestirà meglio, e più a lungo, le risorse a disposizione adattandosi ad una nuova tipologia di minaccia collettiva.
 

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