Il podcast di Molinari

di Maurizio Molinari

L’Italia, il mondo. La nostra vita. I commenti di Maurizio Molinari. Anche in versione podcast

Coronavirus, la sfida più difficile

La seconda ondata del Covid 19 avvolge oramai l'intero Paese innescando dentro città, piccoli centri, quartieri e singole famiglie un mosaico di situazioni di emergenza che ci fanno sentire tutti esposti, indifesi, vulnerabili all'aggressività della pandemia. Il nostro giornale è un tassello di questo mosaico ed oggi esce, per la prima volta dalla fondazione, frutto di lavoro giornalistico condotto in remoto, grazie alle nuove tecnologie, a seguito della necessità di chiudere e sanificare la redazione di Roma perché uno di noi è risultato positivo al Covid 19. La nostra sede sigillata, i redattori in fila per sottoporsi ai tamponi, le riunioni di redazione online, i documenti di lavoro condivisi sul web, gli articoli, le foto, i grafici e le pagine confezionate in smart working descrivono quali e quanti cambiamenti servono per consentire ad un quotidiano nazionale come Repubblica di continuare ad uscire a dispetto della pandemia, mantenendo intatta la qualità dell'informazione che è alla base del rapporto con i lettori su ogni piattaforma. Tutto ciò non sarebbe possibile senza il totale impegno dei singoli redattori, grafici, collaboratori e dipendenti del giornale che hanno affrontato l'intrusione del virus con senso di responsabilità collettivo e flessibilità personale. Proprio come una moltitudine di italiani sta facendo - in case, scuole, aziende, luoghi di attività e di culto - da quando il virus killer proveniente da Wuhan ci ha aggredito all'improvviso all'inizio di marzo.

La resilienza del nostro Paese davanti ad un nemico tanto aggressivo quanto invisibile ha dimostrato la forza di un tessuto sociale basato su coesione famigliare, piccole attività e creatività nell'affrontare ogni sfida. Queste caratteristiche fondamentali della società nazionale ci hanno permesso di arrivare all'impatto con la seconda ondata del virus in condizioni migliori - sanitarie ed economiche - di molti altri Paesi europei: perché i nostri medici, infermieri e ricercatori sono degli eroi che combattendo il virus hanno imparato a conoscerlo e perché i nostri imprenditori, commercianti e lavoratori si sono saputi adattare in tempo record alla nuova minaccia, riuscendo a garantirci nel terzo trimestre un tasso di crescita che molti ci invidiano.

Ma come spesso avviene nei grandi conflitti, la parte terminale è quella più imprevedibile e feroce. Perché è il frangente in cui la capacità di resistere si indebolisce, la coesione si frammenta e gli errori diventano fatali. Quanto si sta consumando attorno a noi in questi giorni lo conferma in maniera drammatica. Il governo Conte che ha saputo guidare con fermezza il Paese nel fronteggiare la prima ondata ora appare oscillante, ostaggio dei rivali politici, in balia dei numeri quotidiani del Covid. Le strutture sanitarie in troppe Regioni lamentano carenza strategica di risorse primarie per gestire le vittime di un virus oramai diffuso sull'intero territorio nazionale anche se forse meno aggressivo. Le autoambulanze rimandate indietro dai pronto soccorso perché le terapie intensive sono intasate descrivono l'entità dell'emergenza. Il tracciamento digitale dei contagiati - arma formidabile contro il virus dalla Sud Corea alla Germania - è da noi purtroppo ancora largamente inadeguato. La miriade di piccole e medie aziende sopravvissute a stento alla prima ondata teme adesso il totale collasso. E le famiglie di milioni di studenti vivono nell'incertezza sulla sorte di lezioni e scuole ovvero la formazione degli figli, il nostro maggiore patrimonio. Per non parlare del rischio che un nuovo stop totale alle attività economiche pone alle attese di una ripresa nel 2021. Con il risultato di offrire a coloro che incredibilmente negano la minaccia del virus una cornice per reclutare fra gli scontenti al fine di innescare violenze e disordini di piazza - come quelli avvenuti venerdì notte a Napoli - ripetendo l'errore che la Storia punisce più severamente: la totale miopia davanti al pericolo incombente.

Insomma, abbiamo dimostrato di sapere essere il Paese più resiliente d'Europa davanti alla prima ondata del virus ma rischiamo di soccombere per l'impatto della seconda. Come quei naviganti inesperti dei mari del Sud capaci di resistere d'istinto alla violenza dell'impatto del ciclone per poi essere ingannati dalla quiete apparente del suo occhio e infine travolti come fuscelli dalle scudisciate della sua pericolosissima coda.

L'unica strategia che può farci battere il virus è non farci sorprendere dalla coda dell'uragano: adattarci alle sue minacce, disinnescarle e dunque riuscire a condurre le nostre vite fino a quando l'arrivo del vaccino o l'efficacia di nuove terapie ci libereranno dal Covid 19. Ciò significa che ognuno deve fare la propria parte senza illudersi che sia uno sforzo di breve durata: il governo, il Parlamento, le aziende, le scuole, le famiglie e in ultima istanza ognuno di noi è chiamato ad adattarsi alla pandemia. Senza cedere alla tentazione di voltarsi indietro perché è una trappola che imprigiona la creatività. Bisogna invece moltiplicare l'ingegno per immaginare come convivere con la minaccia restando noi stessi. Lo sviluppo delle tecnologie emergenti, la revisione della mobilità, nuove forme di istruzione e lavoro possono rivelarsi determinanti a tal fine, ma a patto di essere consapevoli che questi cambiamenti sono destinanti ad essere permanenti. Non solo per battere il feroce Covid 19 ma per proteggerci da altre possibili pandemie.

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/il-podcast-di-molinari/2020/10/24/audio/coronavirus_la_sfida_piu_difficile-423102573/

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