Quattro priorità per far ripartire il Paese
di Maurizio MolinariCon la presentazione del piano per il Recovery Fund il governo italiano inizia domani la difficile strada della ricostruzione economica del Paese flagellato dal Covid 19. In attesa di sapere quali e quante iniziative saranno adottate è legittimo auspicare che abbiano quattro priorità strategiche: sostegno per le famiglie delle vittime; rilancio della crescita economica; aumento dello spazio dei diritti; rafforzamento dell'Eurozona.
Il sostegno per le famiglie delle vittime è urgente e necessario perché gli oltre 59 mila morti che già sommiamo sono il prezzo più alto di vite che la nostra nazione ha pagato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Non c'è un angolo del Paese senza lutti. Il nemico invisibile della pandemia che ci ha attaccato a sorpresa nel marzo scorso ha portato la morte nelle nostre case in maniera feroce: i nonni sono deceduti senza poter salutare figli e nipoti, dottori e infermieri sono caduti per soccorrere i contagiati, giovani e anziani hanno visto i loro polmoni divorati dal virus senza poter far altro che aspettare la propria fine.
Migliaia di famiglie hanno avuto gli affetti più cari aggrediti, stravolti, stracciati, accumulando ferite profonde che è responsabilità di tutti affrontare con serietà e rispetto. Ogni vita vale un mondo intero e nulla la può restituire ai famigliari ma spetta al governo occuparsi dei parenti delle vittime per aiutarli a risollevarsi con misure efficaci e rapide. Per far sentir loro la solidarietà umana della comunità nazionale a cui appartengono e per includerle nella ricostruzione socio-economica del Paese.
Il rilancio dell'economia nazionale è la spina dorsale della ricostruzione. I 209 miliardi del Recovery Fund europeo sono le risorse a cui il governo si prepara ad attingere con i circa 60 progetti affidati a sei super-tecnici, responsabili ognuno di un'area di sviluppo, ma affinché questo strumento funzioni dovrà riuscire a traghettare il Paese nella modernità ovvero: più infrastrutture per il territorio, più innovazione nelle imprese, più connettività per i cittadini. Per riuscire non basta volerlo, bisogna avere il coraggio di osare nell'identificare e aggredire ostacoli antichi ma ancora immanenti come burocrazia, corruzione, nepotismo e carenza di responsabilità. Per non parlare della criminalità organizzata che sta tentando di sfruttare la pandemia - ed il conseguente indebolimento dello Stato - per estendere ogni sorta di traffici illeciti.
A vantaggio della ricostruzione può giocare la creatività delle nostre aziende, la flessibilità dei cittadini nell'affrontare le sfide e la qualità del "made in Italy" che eccelle nel mondo nei settori più diversi, dalla meccanica al cibo. Il Recovery Fund può diventare un network tricolore fra le eccellenze italiane per attirare investimenti stranieri e creare un indotto formidabile per l'intero Paese. Ma servirà una gestione competente, aggressiva e snella. E non prigioniera dei veti della politica o delle diverse nomenclature che aspirano risorse all'unico fine di auto conservarsi a scapito del benessere del prossimo.
Quanto avvenuto in questi mesi con i ritardi nei pagamenti delle casse integrazioni in deroga, le disfunzioni nel sostegno alle aziende in difficoltà e gli ostacoli a ricevere ogni sorta di aiuti è un campanello d'allarme sulle prevenzioni da adottare per far percepire ai cittadini lo Stato più vicino e non più lontano.
Da qui allo spazio dei diritti il passo è breve. Una democrazia si rafforza ogni volta che identifica nuovi diritti da difendere, rafforzare nel suo seno. E la pandemia ci consegna numerose categorie che hanno bisogno di protezione: da chi ha perso il lavoro a chi deve riqualificare la propria attività, dagli anziani obbligati alla solitudine agli alunni privati troppo a lungo della presenza in classe, dalle differenze di genere aumentate nell'occupazione alla necessità del digitale per svolgere ogni sorta di attività.
Ovvero, lo spettro delle diseguaglianze e del disagio si è esteso, diversificato e richiede una risposta strategica di lungo termine: nuove protezioni sociali per le nuove categorie di disagiati, le cui dimensioni fanno impallidire il concetto di povertà novecentesca.
Ma non è tutto perché in palio c'è anche il rilancio dell'Eurozona perché l'unica maniera che l'Ue ha per uscire vincitrice dalla sfida con la pandemia è realizzare in tempi stretti una ricostruzione guidata dalle maggiori economie - Germania, Francia, Italia e Spagna - per realizzare gli obiettivi della Commissione europea di Ursula von der Leyen su clima, innovazione, digitale tesi a imporre una trasformazione a ritmi accelerati ad ogni settore industriale.
Vincendo questa sfida, l'Europa potrà uscire più unita e solida ovvero capace di respingere l'assalto di populismo e sovranismo di ogni colore e nazionalità. Ma è un obiettivo che non può essere centrato senza la forte, totale e convinta partecipazione del nostro Paese in ragione del peso economico che abbiamo nella Ue.
Insomma, come la pandemia ha obbligato l'Italia a dimostrarsi resiliente per proteggersi così la ricostruzione ci impone di aggredire i tabù del sistema politico-economico al fine di avere successo. Se falliremo saremo risucchiati in uno dei vortici che la Storia a volte genera ma se avremo successo nessun obiettivo sarà troppo ambizioso.
Tutto ciò spiega la determinazione con cui il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ripete appelli all'unità nazionale fra i cittadini, alla coesione fra le forze politiche ed all'adesione ai principi europei. Tocca a Giuseppe Conte, premier in carica, assumere su di sé la responsabilità di iniziare un simile processo di ricostruzione. Nell'evidente consapevolezza che si tratta di un test di leadership spietato ed a tappe forzate.