Come vincere la sfida del vaccino
di Maurizio MolinariLa sfida con cui si apre il 2021 è la distribuzione del vaccino anti Covid 19 perché si tratta del primo vero momento di svolta fra la difesa dalla pandemia e l'inizio della ricostruzione: è una sfida nella quale ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte. La difesa dalla pandemia ha visto nel 2020 gli Stati nazionali in crescente affanno: l'attacco a sorpresa, l'impreparazione sanitaria, il pesante bilancio di vittime e la devastazione economica hanno causato ferite profonde. Ma la velocità record con cui il vaccino è stato prodotto nei centri di ricerca biotech in Germania, Stati Uniti e Gran Bretagna, offre ora agli Stati un'occasione di possibile riscatto nel poter garantire la sicurezza collettiva, di conseguenza rimettere in moto l'economia e quindi creare sistemi di protezione internazionale per prevenire nuove pandemie.
La distribuzione del vaccino, come ogni controffensiva capace di rovesciare le sorti di un conflitto, è una complessa operazione che richiede più elementi per poter avere successo: rapidità nell'esecuzione, efficacia nella logistica, coesione sociale. Quanto sta avvenendo, in più Paesi, dall'indomani dell'annuncio di Pfizer-BioNTech e Moderna di aver ottenuto il prodotto-base, suggerisce quanto sia difficile far coincidere tali tasselli. Iniziamo dalla rapidità della somministrazione: le differenze evidenti fra il ritmo delle inoculazioni negli Stati Uniti e in Gran Bretagna - dove i vaccinati sono già milioni - e l'Unione Europea suggeriscono come questo sia il più serio tallone d'Achille dell'Europa continentale, dovuto a ritardi e carenze che devono essere sanati in fretta. Ad ammetterlo con ammirevole autocritica è stato il presidente francese Emmanuel Macron parlando di "inaccettabili ritardi" nel discorso di fine anno.
Poi c'è la logistica ovvero il contrasto fra gli Stati Uniti, che usano massicci fondi pubblici per costruire nuovi stabilimenti industriali al fine di produrre in massa il vaccino, e Paesi come l'Italia e la Spagna che hanno difficoltà a trovare medici ed infermieri per eseguire le iniezioni nelle rispettive regioni amministrative. Se la cancelliera Angela Merkel afferma che "questa è una crisi politica, sociale ed economica che avviene una volta in un secolo" è perché anche una nazione modello di efficienza come la Germania è alle prese con la complessità di vaccinare in fretta oltre 83 milioni di abitanti. Infine, ma non per importanza, c'è il fattore della coesione sociale: ciò che spiega il record di Israele nell'aver somministrato oltre un milione di vaccini in 11 giorni è anzitutto il forte consenso fra i cittadini sul fare in fretta ciò che serve per unirsi contro il nemico alle porte, ovvero il virus.
È a questa necessità di unità nazionale che sempre la Merkel si riferisce quando definisce "ciniche e crudeli" le teorie cospiratorie che circolano sui social network contro i vaccini arrivando a negare perfino l'esistenza di un virus che ha finora ucciso nel mondo ben 1,83 milioni di persone. Ognuna delle quali con un nome, dei parenti, una vita, dei sogni. Quando la ministra della Difesa tedesca, Annegret Kramp-Karrenbauer, propone un anno di servizio civile "per il Paese" al fine di mobilitare i cittadini per la ricostruzione e il Congresso degli Stati Uniti discute il "Corps Act" per "coltivare opportunità nella risposta alla pandemia attraverso il servizio per il pubblico" è perché c'è bisogno di volontariato, responsabilità personale in quanto ciò che più mette in pericolo la controffensiva anti-virus sono le divisioni interne alle singole collettività nazionali. Divisioni frutto spesso di carenza di conoscenza, pregiudizi ideologici, esitazioni personali e paure ataviche che devono essere identificate, affrontate e disinnescate senza remore perché generano un vulnus strategico.
Tutto ciò spiega l'importanza dell'appello che il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha rivolto al Paese chiamandolo a raccogliersi e reagire grazie al proprio "senso di comunità" affinché il 2021 sia l'"anno della sconfitta del virus e dell'inizio della ricostruzione". Tale esito non è scontato, deve essere ottenuto sul campo e per riuscirci gli italiani devono trovare la forza di unirsi attorno ad una comune e triplice necessità: rispettare le restrizioni per arginare quanto possibile il virus, partecipare in ogni modo alla campagna di vaccinazione per accelerarne i tempi e respingere la tentazione anti-moderna di cedere a teorie cospirative che promettono illusorie fughe dalla realtà all'unico fine di promuovere interessi di personaggi e gruppi senza scrupoli. In questa seconda fase del confitto contro la pandemia l'Italia è una terra di frontiera, appare pericolosamente in bilico a causa delle proprie vulnerabilità strutturali. La logistica del vaccino è indebolita dalla precarietà del coordinamento fra governo e Regioni come dalle carenze di personale specializzato, il tracciamento dei contagiati è ostacolato da una tecnologia insufficiente, la mancata crescita dell'economia è aggravata da riforme mai avvenute, la profondità delle diseguaglianze è appesantita dalla scarsa mobilità sociale e la sfida della ricostruzione viene ostacolata da una burocrazia asfissiante.
Da qui la necessità per il Paese di individuare nel Ricovery fund dell'Unione Europea la straordinaria occasione per aggredire tali ritardi e debolezze, risolverli con determinazione e trasformare la risposta al virus nel volano di una ricostruzione nazionale capace di consolidare l'intera Ue, consentendole di uscire vincitrice dalla crisi della pandemia. Ed è evidente che per riuscirci all'Italia serve un governo coeso, con una maggioranza stabile e una leadership coraggiosa nell'aggredire ritardi e debolezze strutturali come anche nel cogliere le opportunità del rilancio economico di cui milioni di famiglie hanno bisogno. Vincendo la sfida del vaccino l'Italia può accelerare la ripresa e rafforzare l'Europa, fallendo questa prova rischiamo invece di finire la guerra alla pandemia nel campo degli sconfitti. Ecco perché ognuno di noi ha la responsabilità di fare la propria parte, scegliendo di vaccinarsi per portare consapevolmente il proprio contributo alla sicurezza di tutti.