La bussola europea per uscire dalla crisi
di Maurizio MolinariLa crisi politica innescata dalle dimissioni dei ministri di Italia viva dal governo Conte può generare esiti opposti ovvero rafforzare o indebolire l'esecutivo con conseguenze a pioggia per l'Europa intera. È un bivio che ha un forte valore strategico perché il nostro Paese si trova a combattere contro la pandemia ed a progettare la ricostruzione in un quadro europeo.
Siamo il tassello di un mosaico comunitario, che richiede responsabilità. L'interrogativo dunque è come superare l'attuale fase di incertezza dando all'Italia più forza contro il virus, più capacità di ricostruzione e di conseguenza più autorevolezza nell'Unione Europea. La massima dell'ex Segretario di Stato Usa, Henry Kissinger, sulla necessità di "non perdere mai l'opportunità di una crisi" ben si adatta all'attuale frangente italiano: abbiamo l'occasione per rafforzare il nostro ruolo nell'Unione Europea e non sfruttarla sarebbe il più grave degli errori.
Al momento il futuro dell'Ue è legato a due obiettivi: la campagna per battere il virus e la ricostruzione economica attraverso il Recovery Fund. Abbiamo dunque bisogno di un governo italiano capace di essere protagonista su entrambi i fronti. Ciò significa affrontare con franchezza le nostre manifeste debolezze. Nel caso del virus è oramai evidente come il maggior vulnus sia nel coordinamento fra governo centrale e Regioni.
Vulnus che si è manifestato nell'impreparazione sanitaria e scolastica alla pandemia, nella gestione delle risorse mediche davanti a tre ondate di Covid 19 ed ora anche nella somministrazione dei vaccini. Ovvero, il tradizionale equilibrio di responsabilità governo-Regioni deve essere rivisto e migliorato per aumentare la protezione dei cittadini da impatto e conseguenze del virus.
Poi c'è il Recovery Fund: a prescindere dalla sua struttura di governance ciò che preoccupa la Commissione Ue - come il titolare degli Affari Economici Paolo Gentiloni ha spiegato a questo giornale - è il timore che l'Italia non riesca a rispettare i rigidi tempi di attuazione semestrale del piano di ricostruzione a causa di ostacoli burocratici e legislativi che possono essere superati solo con provvedimenti di emergenza che il Parlamento non ha neanche iniziato a discutere. E ancora: il rischio di un'Italia incapace di eseguire il Recovery Plan a causa della carenza di riforme strutturali si sovrappone alle preoccupazioni di Bruxelles, Parigi e Berlino per la gravità della nostra emergenza occupazione dovuta a milioni di lavoratori che rischiano di perdere il posto quando la cassa integrazione in deroga finirà. Per avere un'idea delle preoccupazioni europee su di noi bisogna ascoltare Lars Feld, il capo del team di "saggi" sull'economia di Angela Merkel, che nell'intervista pubblicata oggi lamenta il fatto di "non aver ancora visto il Recovery Plan italiano" adoperando un linguaggio simile a quello dei portavoce della Banca centrale europea. Ovvero, l'Italia sta andando incontro ad una sorta di tempesta perfetta per la sovrapposizione fra la fragilità del proprio progetto di ricostruzione, l'emergenza lavoro e i disaccordi governo-Regioni su virus, vaccini, scuole e trasporti.
Ciò spiega l'apprensione con cui l'Europa ci guarda in queste ore - documentata nei dettagli nei messaggi che molte ambasciate a Roma hanno inviato alle rispettive capitali - e dunque la diffusa speranza che l'attuale crisi politica serva a risolvere tali debolezze portando alla nascita di un governo più coeso come anche di una maggioranza più solida e soprattutto più coraggiosa nell'affrontare la sfida della ricostruzione.
Il nodo insomma non è la pura e semplice composizione numerica della maggioranza, la presenza di questo o quel partito, l'adesione di questo o quel singolo deputato o ministro e, a ben vedere, neanche il nome del presidente del Consiglio bensì la volontà politica di chi siede a Palazzo Chigi e di chi è parte nel governo di voler affrontare la ricostruzione con il coraggio e la severità che la situazione impone.
Ecco perché fra i protagonisti dell'affannosa ricerca di una coalizione capace di ottenere la fiducia in Parlamento deve prevalere non lo scorciatoia del mercato delle vacche per raggiungere questo o quel quorum ma l'urgenza politica e morale di voler dare al Paese un governo efficiente per risollevare la crescita in tempi rapidi. È un passaggio strategico per il Parlamento eletto il 4 marzo del 2018 perché se all'inizio espresse con il Conte 1 una maggioranza populista-sovranista ostile all'Ue e poi, nell'estate del 2019, ha affidato al Conte 2 una nuova coalizione più aperta all'integrazione europea ora è chiamato a portare a termine questo percorso cogliendo l'opportunità della crisi per rafforzare la componente europeista della maggioranza, liberandosi di quanto ancora resta del populismo del 2018. È questo il passaggio che può rafforzare l'Italia nell'esecuzione del Recovery Plan, portare a compimento l'emancipazione dalle ipoteche populiste - ad esempio le resistenze al ricorso ai fondi del Mes - migliorare la qualità della compagine di governo ed essere accolto anche come un cruciale passo avanti per l'intera Europa.
Avere presente l'orizzonte comunitario può aiutare a sciogliere anche singole questioni che aggravano l'attuale crisi. Ad esempio, darsi una struttura nazionale cyber è giusto e necessario - come avvenuto altrove in Europa e nella Nato - ma deve avvenire nel rispetto delle regole esistenti e non stravolgendole. Così come ipotizzare qualsiasi responsabilità di governo per la Lega di Matteo Salvini è incompatibile con la sua perdurante alleanza al Parlamento europeo con l'estrema destra tedesca e i lepenisti francesi, entrambi eredi di un'ideologia del Novecento sconfitta dalla Storia. Insomma, per uscire dall'attuale crisi più forti e coesi dobbiamo tener presente il valore della cornice europea di cui siamo parte.