Il podcast di Molinari

di Maurizio Molinari

L’Italia, il mondo. La nostra vita. I commenti di Maurizio Molinari. Anche in versione podcast

Il momento dell'interesse nazionale

Concluso il primo giro di consultazioni del presidente incaricato Mario Draghi, appare evidente come la decisione di Sergio Mattarella di affidargli il compito di formare “un governo di alto profilo che non si identifichi con alcuna formula politica” stia sottoponendo tutte le forze presenti in Parlamento ad un test senza precedenti: far prevalere l’urgenza della ricostruzione post-pandemia su ogni interesse, posizione o ideologia di questa o quella parte.

La descrizione dell’emergenza nazionale fatta da Mattarella nel discorso di martedì sera si ritrova nelle rare parole finora pronunciate in pubblico da Draghi — sulla doppia sfida di pandemia e ricostruzione — ed anche nel l’approccio da lui avuto negli incontri con i partiti: seduto da solo, senza collaboratori, davanti alle controparti ha preso appunti su quanto gli dicevano — sugli argomenti più disparati — limitandosi a far presente che spetterà a lui presentare una proposta di programma di emergenza che poi gli altri saranno chiamati a giudicare. Ovvero, Draghi lavora ad un testo-base per portare l’Italia a presentare in tempi stretti un programma per il Recovery Plan mentre i partiti interagiscono con lui sottoponendogli i punti — assai spesso conflittuali — delle rispettive agende. A trovarsi di fronte sono due visioni opposte del governo: per Draghi in questo momento deve essere lo strumento per risollevare la crescita e garantire la salute dei cittadini mentre i partiti politici continuano a interpretarlo come se fosse un esecutivo come tanti altri: da far nascere attraverso trattative lunghe ed estenuanti su ogni dettaglio del programma. È come se l’uno e gli altri vivessero in due diversi tempi storici: Draghi immerso nel presente drammatico di una nazione con oltre 90 mila vittime di Covid-19 e l’economia da ricostruire grazie al Recovery Plan, con l’obiettivo di riforme strategiche in tempi brevi per andare incontro al rigido calendario Ue mentre i leader di maggioranza e opposizione ancorati ai rispettivi programmi e interessi nell’intento di strappare un pugno di concessioni di breve periodo, incapaci di guardare poco più in là delle ultime rilevazioni demoscopiche.


Lo stridente contrasto fra Draghi da un lato e i leader politici dall’altro fotografa in maniera plastica le ragioni del ritardo italiano sul Recovery Plan che sono poi la ragione iniziale della crisi del Conte 2: partiti e movimenti che siedono in Parlamento continuano ad operare — e parlare — come se l’attuale crisi socio-economica fosse passeggera e non epocale. Ma poiché siamo in una Repubblica parlamentare Draghi ha bisogno proprio dei partiti per farcela e dunque la sua scommessa — fra pedagogia e politica — è anzitutto di fare breccia nei cuori e nelle menti dei propri interlocutori, per spingerli a condividere l’impellenza della ricostruzione. È un metodo che coniuga grinta personale, rispetto per la controparte e competenza professionale, ricordando da vicino la determinazione con cui proprio Draghi, quando era alla guida della Banca Centrale Europea, affrontò le resistenze della Germania a politiche più espansive, evitando sempre lo scontro diretto con Berlino perché aveva bisogno proprio di Angela Merkel per salvare la sorte dell’Eurozona. Saranno i prossimi giorni a dirci se Draghi è riuscito a far prevalere l’urgenza della ricostruzione nazionale sulle conflittuali agende dei partiti — rappresentanti di interessi legittimi — di certo ha al momento due strade davanti, la coalizione Ursula oppure un’intesa che include anche la Lega, e ciò implica che le parole del Capo dello Stato sono state raccolte praticamente da tutte le maggiori forze politiche ad eccezione di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

Ciò significa che la stessa Italia dove alle elezioni del marzo 2018 si imposero le forze populiste e sovraniste — scettiche o ostili all’Ue — è diventato il Paese che sta per affidare le proprie sorti al leader nazionale che più di ogni altro incarna e rappresenta la visione di un’Europa più unita e prospera. È un passaggio di alto valore strategico per il nostro Paese, destinato ad aumentarne vitalità e sicurezza nel quadro delle tradizionali alleanze — Ue e Nato — deludendo chi negli ultimi anni ha immaginato, progettato e profuso ogni sorta di sforzi per strappare lo Stivale all’Occidente al fine di creare un nuovo equilibrio nel centro del Mediterraneo. Non è un caso che il Financial Times di ieri sottolineava come l’arrivo di Draghi a Palazzo Chigi avrà conseguenze positive anche per l’Unione Europea, affiancando alla cancelliera tedesca Merkel ed al presidente francese Macron un “terzo leader” capace di contribuire a indirizzare la costruzione dell’Europa. Tanto più che si tratta di uno dei leader Ue che il presidente americano Joe Biden conosce meglio, avendo condiviso — solo per fare un esempio — la stretta cooperazione che vi fu fra amministrazione Obama e Bce sulla definizione di politiche pro-crescita nella cornice del G7 come del G20.

Resta da vedere quale approccio avrà Draghi alla ricostruzione dell’Italia dopo la pandemia. Alcuni frammenti di questo pensiero sono stati da lui stesso fatti trapelare negli ultimi mesi parlando dalle colonne del Financial Times dell’importanza del “debito buono” — destinato a generare espansione — , dal meeting di Rimini del “sostegno ai giovani” e in un documento del G30 del “valore delle imprese in grado di creare lavoro”. Ma si tratta di tasselli di un mosaico destinato a diventare in tempi rapidi un’agenda di lavoro per procedere in fretta verso la ricostruzione dell’Italia di cui l’intera Ue ha bisogno — come si sente dire sempre più spesso a Parigi e Berlino — per far uscire l’Europa “più forte” dalla crisi della pandemia, in sintonia con la ricetta della Commissione Ue di Ursula von der Leyen. Ecco perché i leader, partiti e movimenti italiani che condivideranno il programma di Draghi per risollevare l’Italia saranno protagonisti anche di una cruciale missione europea.

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/il-podcast-di-molinari/2021/02/06/audio/il_momento_dellinteresse_nazionale-423102617/

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