Il podcast di Molinari

di Maurizio Molinari

L’Italia, il mondo. La nostra vita. I commenti di Maurizio Molinari. Anche in versione podcast

Lavoro, scriviamo i nuovi diritti digitali

C'è un elemento di continuità che lega l'origine del Primo Maggio all'attuale trasformazione digitale del lavoro. Nel 1886 fu la nascita delle grandi fabbriche della rivoluzione industriale a imporre il rispetto dei diritti di una nuova tipologia di lavoratori. E la manifestazione degli operai di quelle fabbriche sull'Haymarket Square di Chicago, in genere teatro delle proteste agricole, impose prima agli Stati Uniti e poi al resto delle economie industriali la necessità di salari, protezioni legali e garanzie capaci di rispondere al bisogno di protezione di una nuova classe, economica e sociale.

Come la rivoluzione industriale fu l'evento spartiacque che innescò la protesta da cui nacque la Festa dei lavoratori - genesi del movimento sindacale - così oggi è la rivoluzione digitale che impone di ripensare il mercato del lavoro per adattare stipendi, protezioni e garanzie alle nuove occupazioni.

È una sfida che nasce dall'avvento delle nuove tecnologie oramai indiscutibili protagoniste nei settori più diversi dell'economia, con sistemi di produzione, tipologie di consumi e bisogni dei lavoratori che rispondono ad esigenze inesistenti fino a pochi anni fa.

Se oggi è l'intelligenza artificiale che mette in connessione fra loro i robot, proprio come durante la rivoluzione industriale la luce faceva con le fabbriche, significa che l'idea stessa del lavoro deve essere ripensata. Accompagnandola con un sistema di educazione che prepara i giovani alla competizione globale grazie all'uso della tecnologia come strumento di crescita.

Tutto ciò ci riguarda da vicino. Non solo perché la rivoluzione digitale è un pilastro dell'agenda di crescita europea varata dalla Commissione di Bruxelles, perché il presidente americano Joe Biden la considera vitale per il piano di rilancio del Pil dopo la pandemia o perché il nostro premier Mario Draghi ne ha fatto un tassello strategico del Recovery Plan nazionale appena consegnato all'Ue. Si tratta di decisioni strategiche che, pur rispondendo alle trasformazioni dell'economia, non potranno avere successo senza la responsabile consapevolezza da parte dei cittadini dei cambiamenti digitali in corso.

Ciò significa anzitutto sentirsi titolari di diritti e doveri digitali. Non considerare più il web come una sorta di spazio selvaggio dove tutto è permesso bensì come un luogo dove il prossimo deve essere rispettato, la proprietà intellettuale non può essere rubata, la violenza non può essere esercitata e, in ultima istanza, lo Stato di Diritto può essere declinato in maniera certo innovativa ma anche efficace. Perché sicurezza e prosperità collettive dipendono dalla nostra capacità di essere protagonisti responsabili delle attività digitali.

È stata la nascita stessa di Internet a fare del web una palestra globale senza regole né confini ma questa fase adolescenziale dell'evoluzione digitale ha lasciato oramai da tempo il campo ad una moltitudine di attività umane che, in ogni nazione sovrana, devono essere governate e regolate affinché contribuiscano allo sviluppo collettivo. Ma ciò può avvenire solo se i singoli protagonisti degli scambi digitali - ovvero noi stessi - iniziano a comportarsi come titolari di diritti e doveri sul web. È un passaggio che deve avvenire innanzitutto dentro noi stessi. È una declinazione della responsabilità personale. Ed è cruciale per l'evoluzione del mondo del lavoro: poiché sono le attività digitali a imporsi a ritmi vertiginosi sul fronte dell'occupazione, solo una maggiore condivisione dei diritti e doveri digitali può aumentare la protezione di chi lavora, investe e consuma.

È un processo che ha certo bisogno di nuove leggi, regolamenti e norme digitali da parte di governi e Parlamenti ma che in ultima istanza non può aver successo senza la consapevolezza dei singoli cittadini di cosa significa vivere, operare e consumare sul web.

Così come sull'Haymarket Square gli operai dell'Illinois si dimostrarono consapevoli dei loro diritti nelle fabbriche - innescando un domino di protezioni che è arrivato fino a noi - così oggi sta ai protagonisti del mondo del lavoro dimostrarsi consapevoli dei diritti e doveri digitali per aprire una nuova stagione di tutele capace di garantire le generazioni che verranno. È nello spazio digitale la nuova frontiera del lavoro.

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/il-podcast-di-molinari/2021/04/30/audio/lavoro_scriviamo_i_nuovi_diritti_digitali-423102686/

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