Il podcast di Molinari

di Maurizio Molinari

L’Italia, il mondo. La nostra vita. I commenti di Maurizio Molinari. Anche in versione podcast

La strategia della responsabilità

Dal tavolo del summit del G20 alla girandola di incontri bilaterali, quanto sta avvenendo a Roma mette in risalto la determinazione del presidente americano Joe Biden di lavorare alla creazione di una nuova architettura internazionale che ha nell'Italia di Mario Draghi un tassello cruciale.
Sono decisioni, gesti e parole di Biden a descriverne il progetto strategico. La Casa Bianca spinge le democrazie industriali a donare vaccini ai Paesi più poveri per centrare gli obiettivi dell'Onu, è stata determinante nella decisione del Fmi sui 650 miliardi di diritti speciali di prelievo per sostenere la crescita globale, ha consentito la svolta in favore della Global minimum tax per le multinazionali digitali e impegna l'inviato John Kerry nel difficile negoziato-maratona con Pechino per tentare di raggiungere un compromesso sulla difesa del clima alla Cop26 di Glasgow. L'idea di Biden è che le democrazie possiedono gli strumenti più efficaci - dalla scienza all'economia - per battere la pandemia, far ripartire la crescita e proteggere il clima: devono quindi essere responsabili, impegnarsi in prima fila, contribuire in maniera decisiva a vincere queste sfide. Iniziando con la scelta di operare in sedi come il G20, per contribuire a costruire un nuovo multilateralismo destinato ad adattare le istituzioni internazionali alle temibili sfide del XXI secolo. Per questo Biden preme per la riforma dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Who) e dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto). E ancora, la Casa Bianca guarda a partner ed alleati anche per gestire specifiche crisi: affrontare nell'Indo-Pacifico la sfida strategica della Cina, come sottolineato dalle scuse de facto al francese Macron dopo la crisi dei sottomarini; gestire la minaccia del nucleare iraniano, come dimostrato dall'incontro di ieri con Francia, Gran Bretagna e Germania; rispondere all'emergenza del "grande ingorgo" nelle linee di rifornimento che rischia di pregiudicare la ripresa della crescita.
Nella lenta ma progressiva costruzione di questa nuova architettura internazionale, Draghi si è rivelato un interlocutore privilegiato di Biden: non solo per l'intesa personale e politica che li accomuna da almeno venti anni ma perché il premier italiano condivide appieno l'impostazione della Casa Bianca sul dopo-pandemia. A confermarlo è il testo con cui Draghi ha aperto il summit romano, affermando che "il multilateralismo è la migliore risposta ai problemi che affrontiamo oggi" nella fase della ricostruzione globale mentre gli avversari più pericolosi sono "protezionismo, unilateralismo e nazionalismo" ovvero coloro che tentano di dividere la comunità internazionale in nome di antichi o nuovi egoismi. Da qui la scelta di Draghi di mettere l'accento sul concetto di "equità" come valore di coesione del summit fra i venti Paesi più industrializzati: dalla definizione di ripresa "più equa" voluta dalla presidenza di turno italiana all'accordo per un sistema di tassazione per le multinazionali "più equo ed efficace". E ancora: Draghi condivide con Biden l'idea di una difesa europea ancorata alla Nato e di una Nato a 360 gradi ovvero protagonista di accordi per la sicurezza in più aree, incluso l'Indo-Pacifico. Ciò che accomuna il premier italiano e il presidente americano è un'idea rinnovata di atlantismo, basata sulla responsabilità delle democrazie di ricostruire il multilateralismo al fine di affrontare con successo l'agenda globale del nuovo secolo.
In una simile cornice non deve sorprendere se venerdì, nel colloquio avuto a Palazzo Chigi, il presidente Usa ha espresso un chiaro apprezzamento per "l'architettura politica italiana" che ha portato Draghi alla guida del governo, cogliendo anche l'occasione della visita al Quirinale per ringraziare Sergio Mattarella per quanto ha fatto e continua a fare nel ruolo di garante delle istituzioni democratiche del nostro Paese. Vista da Washington, l'Italia di oggi è insomma un alleato cruciale nel consolidamento della comunità delle democrazie e per cogliere l'opportunità di costruire un nuovo e più efficace multilateralismo capace di garantire, nel lungo termine, equità e sicurezza. Respingendo il tentativo di populismi e autocrazie di riportare indietro l'orologio nella Storia, verso la pericolosa stagione delle rivalità nazionaliste.

 

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/il-podcast-di-molinari/2021/10/30/audio/la_strategia_della_responsabilita-423102489/

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