Il podcast di Molinari

di Maurizio Molinari

L’Italia, il mondo. La nostra vita. I commenti di Maurizio Molinari. Anche in versione podcast

Sergio Mattarella, il garante della stabilità

Dopo sei giorni di aspra battaglia politica e otto votazioni in aula i 1009 Grandi elettori hanno rieletto Sergio Mattarella a Capo dello Stato con una decisione spartiacque nella vita della Repubblica perché conferma il valore dell'attuale ricetta di stabilità italiana nella turbolenta stagione del populismo europeo. Quanto è avvenuto dentro e fuori il Parlamento segna infatti il fallimento dell'assalto al Quirinale da parte di uno schieramento sovranista nato per l'occasione. A guidarlo è stato il leader della Lega Matteo Salvini che, dopo essersi celato a lungo dietro l'impossibile candidatura di Silvio Berlusconi, ha tentato di far eleggere un candidato di centrodestra al Colle d'intesa con Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, puntando sui voti di frammenti di Forza Italia e sulla convergenza con i grillini fedeli all'ex premier Giuseppe Conte. Il fronte Salvini-Conte, con l'alleato Meloni, ha riproposto la coalizione gialloverde frutto del voto del 2018: in maniera assai disinvolta, prima ha puntato sul presidente del Consiglio di Stato Franco Frattini, poi ha mandato al massacro politico la presidente del Senato Elisabetta Casellati, seconda carica dello Stato, e infine ha tentato di sacrificare al proprio progetto perfino il direttore del Dis, Elisabetta Belloni. Tutto ciò è fallito perché il resto del Parlamento ha compreso che i sovranisti non volevano solo il Colle bensì anche il collasso della vasta maggioranza che sostiene Draghi e quindi avrebbero portato alle elezioni anticipate. L'intento dunque era stravolgere l'equilibrio politico nato 12 mesi fa con la scelta di Mattarella di affidare il governo a Mario Draghi. È stata la percezione di questo pericolo che ha portato prima l'aula ad esprimere spontaneamente un significativo, crescente sostegno alla rielezione di Sergio Mattarella - individuato come simbolo e garante della stabilità - e quindi ha fatto convergere Pd, Italia Viva, centristi, Leu e grillini di Luigi Di Maio con una parte importante di Forza Italia. Dando vita de facto ad uno schieramento arcobaleno anti-sovranista in grado di privare Salvini, Conte e Meloni dei voti necessari per imporsi. E quando il leader della Lega si è reso conto dello stallo, non ha avuto alternativa ad un'onorevole ritirata, schierandosi a favore del Mattarella bis. Ma lo scontro è stato duro, aspro, disseminato di sgambetti ed errori su entrambi i fronti. Facendo apparire deboli e vulnerabili tutti i partiti e movimenti politici. Riproponendo in maniera plastica il duello, politico e identitario, fra il fronte sovranista-populista ed i suoi avversari che tiene banco nel nostro Paese - pur alternando leader e sigle differenti - dalle elezioni del 2018. E tale scontro si è concluso, proprio come avvenne nel febbraio 2021, riproponendo l'unico punto di equilibrio possibile: Mattarella al Colle come supremo rappresentante dell'unità del Paese, Draghi a Palazzo Chigi per guidare la coalizione più vasta ed anomala di sempre ad affrontare pandemia e ricostruzione. Ciò conferma che l'Italia resta una nazione in emergenza: politica in ragione di un Parlamento espressione in gran parte di un voto di protesta; sanitaria a causa di un Covid 19 ancora non sconfitto; economica per effetto degli accordi sulla ricostruzione con l'Ue che vedono i fondi europei in arrivo a serio rischio a causa dei nostri ritardi nelle riforme. Da qui la necessità per il premier Draghi di affrontare l'anno che ci separa dalle elezioni politiche per accelerare quanto possibile la modernizzazione del Paese, nella consapevolezza che i partiti della maggioranza, usciti indeboliti dall'elezione presidenziale, potrebbero aver interesse a frenare le riforme per gettarsi subito nella campagna elettorale. A danno degli interessi nazionali. Il percorso per Draghi dunque è tutto in salita ma il suo più importante alleato sarà ancora una volta Mattarella, la cui scelta di ricevere la richiesta del rinnovo dai capigruppo parlamentari della maggioranza - e non dai leader dei partiti - svela la volontà di consolidare il legame costituzionale fra Quirinale e Parlamento. Per tenere salde le radici della Repubblica a dispetto della fragilità dei partiti e movimenti politici. In questa cornice, l'elezione di Mattarella per sette anni e la contemporanea permanenza di Draghi al governo almeno fino alle elezioni del 2023 assegnano all'Italia altri 12 mesi di preziosa stabilità interna e credibilità internazionale cruciali per elaborare e difendere i nostri interessi anche su un fronte internazionale in costante ebollizione. Non si tratta solo di portare a termine - assieme ai partner Ue - la riforma del Patto di Stabilità e la sconfitta della pandemia di Covid 19 sul continente europeo, di affrontare la crisi energetica e la transizione ecologica che pesano sul futuro di migliaia di aziende e milioni di famiglie. Bisogna anche agire con responsabilità sullo scacchiere del Vecchio Continente per contribuire a definire una nuova ricetta di convivenza strategica fra Nato e Russia disinnescando crisi pericolose come quella armata in corso Ucraina. La ricetta di Draghi sulla necessità di una "maggiore deterrenza europea" può essere un importante passo verso un'Europa della sicurezza capace di essere al tempo stessa alleata di Washington e interlocutore di Mosca. A tale riguardo è bene ricordare che la Nato sta per decidere il nuovo Segretario generale e l'Italia può ambire a tale prestigioso incarico: con Mattarella al Colle e Draghi a Palazzo Chigi avremo la credibilità necessaria per avanzare nostri seri candidati nei prossimi mesi.

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/il-podcast-di-molinari/2022/01/29/audio/sergio_mattarella_il_garante_della_stabilita-423102188/

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