Il podcast di Molinari

di Maurizio Molinari

L’Italia, il mondo. La nostra vita. I commenti di Maurizio Molinari. Anche in versione podcast

Mattarella e la sfida per l'Europa dei diritti

Inaugurando il nuovo settennato nel segno dell'emergenza sociale in Italia, il discorso pronunciato da Sergio Mattarella in Parlamento ha indicato il contributo che il nostro Paese può dare al rilancio della costruzione europea dopo la pandemia. "Rafforzare l'Italia significa anche metterla in grado di orientare il processo per rilanciare l'Europa affinché questa divenga più efficiente e giusta" sono state le parole del Presidente, che assumono un significato particolare guardando all'agenda dell'Unione Europea nei prossimi dodici mesi: entro fine marzo verrà approvato lo Strategic Compass per la difesa comune, entro fine dicembre deve essere concordata la riforma del Patto di Stabilità e fra queste due scadenze la Commissione Ue è chiamata a riesaminare con cura il Next Generation Eu e l'Agenda Green per la transizione ecologica al fine di rimuovere rigidità e ostacoli che rischiano di pregiudicarne il successo. Ovvero, dopo esser riuscita nel 2020 ad unirsi contro la pandemia Covid 19 ed aver varato nel 2021 una ricetta comune per ripartire, l'Europa deve ora darsi una visione comune di lungo termine capace di rispondere ai bisogni dei cittadini che le chiedono più sicurezza e più prosperità. La coincidenza fra il recente cambio della guardia alla Cancelleria di Berlino, le imminenti presidenziali in Francia e l'insolita fase di stabilità italiana - dovuta alla coincidenza fra Mattarella al Quirinale e Mario Draghi a Palazzo Chigi - crea una finestra di opportunità affinché i tre maggiori Paesi dell'Ue colgano l'occasione dell'uscita dalla pandemia per trasformare l'agenda 2022 in un volano strategico della costruzione europea. Da qui il valore dei tre specifici suggerimenti di Mattarella. Il primo, sulla necessità di affrontare "l'emergenza sociale" perché le diseguaglianze costituiscono non solo in Italia ma in ogni Paese Ue la ferita più profonda, pre-esistente alla pandemia ma che il Covid 19 ha aggravato. Diseguaglianze economiche, geografiche e di genere che causano disagio in milioni di famiglie, imprigionano le speranze dei più giovani e ostacolano la crescita. Come attesta un rapporto del Parlamento Europeo del settembre 2021 "per risollevare la fiducia sociale bisogna rafforzare i diritti sociali". Per sanare le diseguaglianze bisogna far germogliare i diritti. Più diritti riusciremo a identificare e proteggere, più la fiducia tornerà e l'Europa come comunità di cittadini si rafforzerà. E poiché le diseguaglianze più laceranti si generano dal mondo di un lavoro in trasformazione ciò significa che l'imperativo per i governi è saper affrontare la sfida di chi viene espulso o emarginato dal ciclo produttivo a causa di trasformazioni industriali e tecnologiche che è impossibile fermare. Da qui il bisogno di armonizzare le ricette sulla crescita varate dalla Commissione Europea con un approccio al lavoro capace di riqualificare in fretta chi lo perde e spingere chi investe ad avere "impatti sociali" tali da migliorare la qualità della vita degli individui. Se alla fine dell'Ottocento la rivoluzione industriale ebbe nella tutela dei lavoratori quella protezione dei diritti che le garantì consenso e sostegno sociale, ora si tratta di accompagnare la rivoluzione tecnologica con una nuova generazione di protezioni per trasformarla nel volano di un miglioramento collettivo della qualità della vita. Non è un passaggio solo strettamente economico perché intervenire sui salari oggi non basta a sconfiggere il disagio: per infondere energia ed entusiasmo bisogna proteggere il clima, garantire la parità di genere, facilitare l'accesso al digitale, aumentare le opportunità di studio, creare nuove professioni, integrare i migranti. In breve, abbattere gli ostacoli che imprigionano diritti e speranze. Se l'Italia saprà diventare interprete e protagonista di questa sfida in Europa - ben descritta da Ronald Cohen nel libro Impact pubblicato da Penguin Random House - potrà ritagliarsi un ruolo decisivo nel rilancio della costruzione Ue e anche nella "salvaguardia della democrazia". È proprio questo il secondo cardine europeo del discorso di Mattarella perché quando ammonisce sul rischio che "i regimi autoritari o autocratici appaiano, ingannevolmente, più efficienti di quelli democratici" lascia intendere come la difesa della democrazia non può che partire da istituzioni più efficienti nel proteggere tutti i propri cittadini, senza eccezioni. Che si tratti di cittadini per nascita o per scelta non fa differenza. Ad attestare il legame diretto fra aumento delle diseguaglianze e indebolimento della democrazia in Europa è stato, due anni fa, un dettagliato rapporto della Fondazione Carnegie dimostrando, numeri alla mano, come la reazione causa-effetto sia avvenuta negli ultimi dieci anni in Croazia, Ungheria, Macedonia e Polonia - portando all'affermazione di leader e partiti populisti-sovranisti - ed abbia poi contagiato Austria, Francia, Lituania, Slovenia e Svezia. "È solo l'eguaglianza nella partecipazione alla vita civile - osserva il sociologo Seymour Lipset - a garantire una vitale legittimità ad un sistema democratico". Se non c'è dubbio che il fenomeno delle diseguaglianze nutre l'avversione per la democrazia, come affermò il presidente americano Barack Obama nella campagna elettorale per la rielezione nel 2012, a dieci anni di distanza la risposta capace di disinnescarle deve ancora essere realizzata perché comporta una scelta da far tremare i polsi: ridefinire le priorità della politica nei sistemi democratici, impegnando le maggiori risorse disponibili per coniugare innovazione hi-tech e protezione sociale. Ma non è tutto, perché nel testo letto da Mattarella a Montecitorio c'è un terzo tassello della costruzione europea affidato al Parlamento. È la necessità di "un'Unione protagonista della comunità internazionale", grazie ad una "ferma adesione ai principi di Onu, Nato e Ue" affinché sul Vecchio Continente "non si alzi nuovamente il vento dello scontro" e "nessun popolo debba temere l'aggressione da parte dei suoi vicini". Parole e principi tesi a riaffermare senza ogni dubbio la fedeltà dell'Italia ai valori delle democrazie, frutto della sconfitta dei dispotismi in due Guerre mondiali come nella Guerra fredda, che restano vitali per assicurare il successo di una costruzione europea ancora da completare.

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