Il podcast di Molinari

di Maurizio Molinari

L’Italia, il mondo. La nostra vita. I commenti di Maurizio Molinari. Anche in versione podcast

Per l'ambiente ci vuole coraggio

Gli italiani si aspettano una campagna elettorale in cui si parli di clima e ambiente. Le oltre 60 mila firme raccolte dal nostro canale digitale Green&Blue in appena sei giorni - sulla piattaforma change.org - all’appello degli scienziati alla politica italiana sulla protezione del clima, costituiscono un messaggio inequivocabile alla gara elettorale che sta per iniziare: chi si candida alla guida del Paese deve spiegare cosa intende fare per difendere l’ambiente e come si propone di proteggere i cittadini dai cambiamenti climatici in atto. La previsione che il clima sarà uno dei temi-chiave sui quali gli italiani voteranno il 25 settembre non viene solo dai più recenti sondaggi - che gli assegnano in genere la seconda o terza posizione dopo l’economia - ma da quanto sta avvenendo attorno a noi negli ultimi mesi. Dalla siccità che ha prosciugato il Po mettendo a rischio l’agricoltura nel Nord del Paese al distacco del ghiacciaio della Marmolada che ha sancito la fine anticipata del turismo su alcune delle montagne più spettacolari dell’arco alpino fino alle temperature record che, praticamente ovunque nella Penisola, obbligano a modificare abitudini e spese per la maggioranza delle famiglie. I cambiamenti climatici sono indiscutibilmente fra noi, la discussione scientifica sulla loro origine è oramai conclusa, e i cittadini chiedono soluzioni efficaci per essere protetti dalle conseguenze che li aggrediscono in maniera sempre più aggressiva. È questo il motivo per cui in numerosi Paesi europei - basti pensare a Paesi Bassi, Austria e Germania - le ultime elezioni politiche hanno visto le sorprendenti affermazioni dei partiti ambientalisti così come in Canada il premier Justin Trudeau ha affidato la propria "legacy" a riduzione dei gas nocivi, lotta senza tregua alla plastica più inquinante e conservazione marina. Per non parlare dei democratici di Joe Biden, che nel 2020 hanno strappato la Casa Bianca a Donald Trump anche grazie all’impegno sulla difesa del clima, o di Anthony Albanese, il primo italo-australiano a guidare un governo a Canberra che, appena insediato, ha varato due provvedimenti gemelli: per raggiungere le "emissioni zero" nel 2050 e per aumentare il salario minimo.  Ovvero, dall’Europa al Nordamerica fino all’Oceania le democrazie parlamentari sono attraversate dalla volontà politica di identificare soluzioni rapide, efficaci e comprendibili per affrontare l’impatto del surriscaldamento del clima che mette a rischio salute, sicurezza e prosperità delle famiglie. Il senso di impellenza, dunque, non investe più solo gli accordi globali per la riduzione dei gas nocivi - e il G20 italiano ha testimoniato a tale riguardo l’entità delle resistenze da parte di giganti economici come Cina, India e Russia - ma soprattutto le misure da adottare a livello nazionale per aiutare gli abitanti a fronteggiare un habitat che cambia a ritmi accelerati. Nessun leader o partito può ancora affermare di aver identificato la formula migliore per riuscire nell’intento ma possono esserci pochi dubbi sul fatto che gli elettori un po’ ovunque chiedono di iniziare a testare ricette efficaci. Il motivo è che la difesa dai cambiamenti climatici viene sempre più spesso percepita come un "diritto" dei cittadini e un "dovere" sul quale la politica arriva in evidente ritardo. A sfidare leader, partiti e movimenti c’è l’imponenza della prova che hanno di fronte. Non si tratta infatti solo di adottare singoli provvedimenti ma, come l’agenda della transizione ecologica varata dalla Commissione Ue suggerisce, ripensare interi modelli di crescita e sviluppo. Ad esempio, per un Paese come il nostro i rischi maggiori investono la popolazione che risiede lungo i corsi d’acqua. Si tratta della maggioranza degli abitanti che ha bisogno di ridefinire la protezione di abitazioni, infrastrutture, attività economiche e territori grazie ad un impegno massiccio di risorse che implica un ripensamento complessivo delle priorità della finanza pubblica. Se la transizione verde è una delle priorità che il "Piano nazionale di ripresa e resilienza" identifica è perché l’Ue ha disegnato i contorni di questa sfida imponente, ma sta ora ai singoli Stati nazionali affrontarla, declinandola nelle proprie realtà socio-geografiche. È un passaggio che ha bisogno di leader coraggiosi, visionari, con il coraggio di osare per potersi liberare in fretta di voci di spesa e infrastrutture sorpassate, intraprendendo nuove strade con lo spirito delle start up: si continua a fare solo ciò che dà risultati positivi. È questo approccio che serve, ad esempio, anche nell’educazione, dove non si capisce perché nelle scuole italiane si tardi ancora ad introdurre l’insegnamento dei cambiamenti climatici sin dalle prime classi, sul modello di quanto già avviene in California con i rischi sismici per far maturare le nuove generazioni con una maggiore consapevolezza sui rischi che vengono dal territorio dove ci si trova. Da qui l’appello degli scienziati italiani - condiviso da così tanti giovani firmatari inclusi molti attivisti di Legambiente, Wwf, "Fridays for Future" e Libera - agli sfidanti in lizza nelle prossime elezioni politiche affinché inizino ad aggredire il bisogno di un ambiente più protetto. Saranno le prossime settimane a dirci quali e quanti leader avranno il coraggio di portare questo tema al centro della campagna elettorale. Ispirandosi magari a Michael Bloomberg, che al termine del suo terzo mandato da sindaco di New York lasciò in eredità ai successori un ambizioso piano per ridefinire l’abitabilità dell’intera Baia dell’Hudson sulla base del nuovo rischio di essere investita da violenti uragani tropicali capaci di spazzare via i grattacieli e parchi più indifesi.    

L'ascolto è riservato agli abbonati premium

  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/il-podcast-di-molinari/2022/08/06/audio/per_lambiente_ci_vuole_coraggio-423102454/

Gli altri contenuti della rubrica - Il podcast di Molinari