Il podcast di Molinari

di Maurizio Molinari

L’Italia, il mondo. La nostra vita. I commenti di Maurizio Molinari. Anche in versione podcast

Diritti e sicurezza per rinnovare il campo progressista

Diritti e sicurezza sono i temi che dominano nella discussione che Repubblica sta ospitando nelle pagine di Idee dedicata alla necessaria riorganizzazione del campo progressista in Italia dopo la sconfitta elettorale del 25 settembre. La lettura di oltre 90 interventi di personaggi di ogni estrazione sociale, origine culturale e fede religiosa lascia intendere - anche per l'impatto sui social network - quali e quante siano le risorse a disposizione della costruzione di una piattaforma progressista che avrà un momento importante nell'elezione della nuova leadership del Pd ma coinvolge nella discussione una platea assai più vasta. Anche chi si riconosce in altre formazioni e movimenti politici, dal Terzo Polo alla Sinistra Italiana passando anche per coloro che hanno militato - o militano ancora - per i Cinquestelle. A giudicare dagli scritti che abbiamo pubblicato - e che continuiamo a ricevere - il "campo progressista" nel nostro Paese è infatti una realtà più ampia e variegata rispetto ai partiti che tentano di darle voce. Per questo la maniera migliore per descriverla è sottolineare gli elementi identitari che la distinguono in maniera netta. Innanzitutto, una nuova generazione di diritti da definire e garantire per proteggere chi si sente vittima di ogni sorta di diseguaglianze. Diritto alla riqualificazione professionale per proteggere il proprio lavoro dalla sfida con l'Intelligenza artificiale. Diritto ad un'istruzione avanzata per poter competere a livello globale nello sviluppo delle nuove tecnologie. Diritto alla giustizia economica intesa come misure pubbliche per sopperire alle differenze di sviluppo per aree geografiche. L'innovazione tecnologica che segna il nostro tempo è una rivoluzione economica paragonabile - per entità, impatto e durata - a quella industriale di fine Ottocento: come all'epoca si passò, nell'arco di una generazione, dallo sfruttamento dei minorenni nelle fabbriche alla genesi del Welfare State, così oggi ci troviamo nella necessità di proteggere i più deboli, i più poveri, coloro che rischiano di restare ai margini della trasformazione in atto. Serve una teoria di "giustizia economica" capace di generare gli strumenti, pubblici e privati, per consentire di recuperare, salvare, chi viene emarginato dallo sviluppo che accelera. Ma non è tutto perché vi sono anche i diritti di nuova generazione ovvero figli delle innovazioni tecnologiche in pieno svolgimento. A cominciare dai diritti digitali, per proteggere i contenuti intellettuali - i dati - di individui ed imprese dal Far West online; e dai diritti climatici, per proteggere gli individui dai cambiamenti del clima che stravolgono vita ed economia su imponenti aree geografiche, obbligando a ripensare come si vive nelle città, lungo i corsi d'acqua o nei campi agricoli. Infine, ma non per importanza, i diritti di genere ovvero l'importanza di cambiare linguaggi e comportamenti troppo spesso ancora tollerati per garantire effettiva parità - anche salariale - alle donne e pari dignità anche a chi appartiene alle comunità Lgbtq+ ancor oggi vittima di intolleranza e gravi discriminazioni. A fronte di tali e tanti nuovi diritti da proteggere, per affrontare le trasformazioni sociali in atto, compito del campo progressista è anche quello di declinare in maniera innovativa i "doveri della cittadinanza" a cui Giuseppe Mazzini dedicò uno scritto nel 1860 per indicare la necessità delle responsabilità personali dei singoli di fronte allo Stato Unitario. Il "dovere" che oggi più si impone è nella difesa della democrazia rappresentativa - basata sullo Stato di Diritto e sulla suddivisione fra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario - aggredita sul fronte interno da populismo e sovranismo e sul fronte esterno dalle autocrazie illiberali - Russia, Cina, Nord Corea e Iran - che puntano ad imporre sistemi che limitano il rispetto delle libertà fondamentali vantando la presunta superiorità dei rispettivi regimi ed ideologie. I l "dovere" di proteggere la democrazia rappresentativa, sopravvissuta nel Novecento alle brutali aggressioni del nazifascismo e del comunismo sovietico, comporta condividere l'impegno civico di proteggere la Costituzione, le istituzioni democratiche, le radici antifasciste della Repubblica, il legame identitario con l'Europa e le alleanze tradizionali - Ue e Nato - da chiunque voglia aggredirle, immaginando la creazione di "realtà democratiche illiberali" basate sulla rinuncia alle proprie libertà in cambio di una illusoria stabilità. L'aggressione militare della Russia all'Ucraina dimostra oltre ogni ragionevole dubbio fin dove può spingersi la minaccia delle autocrazie alla Comunità delle democrazie, a cui l'Italia appartiene. Ma non è tutto perché al confine fra diritti e sicurezza c'è la questione dell'immigrazione ovvero di come affrontare l'opportunità dei migranti per offrire un percorso verso l'identità italiana a chi non è nato nel nostro Paese e non è neanche figlio di concittadini. La capacità di integrare gli "italiani per scelta", affiancandoli in tutto e per tutto agli italiani per nascita, può distinguere il campo progressista nel lungo termine, offrendo al nostro Paese una formula innovativa per rispondere al calo di natalità e dunque schiudere nuovi orizzonti di crescita e creatività. Insomma, le idee per innovare il campo progressista sul fronte dei diritti e della sicurezza sono tali da offrire un orizzonte molto ambizioso a chi si candiderà a guidarlo. Ma possono esserci pochi dubbi sul fatto che, trovandoci nel bel mezzo di cambiamenti rivoluzionari, potrà avere successo solo chi avrà il coraggio di osare. Andando oltre scelte tattiche destinate a durare solo lo spazio d'un mattino.

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/il-podcast-di-molinari/2023/01/07/audio/diritti_e_sicurezza_per_rinnovare_il_campo_progressista-423102300/

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