Nella lotta antifascista le radici dell'Europa
di Maurizio MolinariLa scelta della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di dimenticare gli antifascisti fra le 335 vittime della strage delle Fosse Ardeatine include quattro gravi errori. Esaminarli nel dettaglio ci aiuta a comprendere l’importanza e il valore che l’antifascismo di allora ha ancora per l’Europa di oggi.
Il primo errore di Meloni è fattuale. Per punire l’azione partigiana in Via Rasella, i comandi tedeschi ordinarono l’uccisione il 24 marzo 1944 di 330 italiani — poi divenuti 335 — e in gran parte furono antifascisti ed ebrei che erano già incarcerati. Negare l’identità della stragrande maggioranza delle vittime della strage — definendole sommariamente tutte “italiane” — significa ignorare come pensavano ed operavano i nazisti, coadiuvati dai fascisti collaborazionisti: dividevano le popolazioni in gruppi e sottogruppi da sottomettere ed eliminare in maniera progressiva ed inesorabile. Primi fra tutti: partigiani, avversari politici ed ebrei. Dall’attimo in cui una nazione cadeva sotto l’occupazione del Terzo Reich non c’erano più “polacchi”, “italiani”, “olandesi” o “francesi” ma solo categorie diverse di uomini e sottouomini destinate ad essere vessate, perseguitate
ed eliminate in ottemperanza agli ordini che arrivavano dalla spietata burocrazia di Berlino.
Il secondo errore invece è storico-politico. Come scrisse Carlo Casalegno, il vicedirettore de La Stampa assassinato dalle Brigate Rosse nel 1977, “la Resistenza è stato il nostro secondo Risorgimento” perché i partigiani — di qualsiasi colore politico ed estrazione sociale — restituirono all’Italia quell’unità nazionale che il Risorgimento aveva creato ma che poi il fascismo aveva polverizzato. Se il ventennio di dittatura fascista aveva divorato e distrutto lo Stato Unitario, privandolo di legittimità di fronte ai suoi cittadini, l’antifascismo permise di recuperare i principi di eguaglianza, libertà e democrazia che la Costituzione repubblicana ha poi fatto suoi, consentendogli di arrivare fino a noi. C’è dunque un legame indissolubile fra Costituzione, antifascismo e Risorgimento alle radici della nostra Repubblica. Indebolirlo, sminuirlo o negarlo significa mettere in dubbio l’identità stessa della Repubblica.
Ma non è tutto perché estirpare l’antifascismo dall’Italia repubblicana significa anche far venir meno uno dei pilastri fondamentali della costruzione europea. L’Unione Europea che oggi ha 27 Paesi membri, e della quale siamo fra i sei fondatori, nasce infatti come progetto ideale dal Manifesto di Ventotene, scritto nel 1941 dagli antifascisti Eugenio Colorni, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, e dalla visione politica dei pionieri Jean Monnet, Robert Schuman e Konrad Adenauer, accomunati nel dopoguerra dalla volontà di mettere al riparo il Vecchio Continente dal pericolo di nuove dittature e feroci guerre fratricide.
Infine, ma non per importanza, è opportuno ricordare che l’Occidente inteso come comunità di democrazie nasce sulle spiagge della Normandia, il 6 giugno del 1944, ovvero dalla volontà degli alleati, guidati dall’America di F. D. Roosevelt e dalla Gran Bretagna di Winston Churchill, di liberare l’Europa dal nazifascismo correndo in soccorso di tutti quegli antifascisti ed antinazisti che in più Paesi avevano scelto di rischiare la vita per non soccombere al più tirannico regime che la Storia ricordi. Furono proprio le democrazie occidentali, dopo la sconfitta dei nazifascisti, a decidere la nascita della Nato, nel 1949, per volersi difendere dal comunismo sovietico con un patto di difesa che ha garantito la sicurezza e la prosperità dell’Europa intera durante la Guerra Fredda, fino alla caduta del Muro di Berlino. Come il filosofo Isaiah Berlin spiegò dai microfoni della Bbc nell’immediato dopoguerra vi fu legame di continuità diretto fra l’impegno delle democrazie contro il nazifascismo e quello seguente contro il comunismo sovietico perché in entrambi i casi si trattò di proteggere l’Europa dei diritti universali dalla ferocia di un’ideologia che voleva annientarli al fine di dominare il mondo intero.
Insomma, l’antifascismo in Italia è stato quel seme delle libertà risorgimentali che durante la dittatura di Mussolini e l’occupazione tedesca ha consentito al nostro Paese di non soccombere totalmente e, nel dopoguerra, ci ha accomunato alle altre democrazie europee nella condivisione dei principi che hanno portato al rafforzamento dello Stato di Diritto come alla costruzione della Ue e della Nato. Ed è proprio per difendere questi principi che le democrazie dell’Occidente oggi sono coese nel sostegno all’Ucraina aggredita dalla Russia di Putin.
Ecco perché l’anniversario della strage delle Fosse Ardeatine avrebbe dovuto essere per la premier Giorgia Meloni l’occasione per sottolineare — e non per celare — l’importanza dell’antifascismo come valore fondante della Repubblica, dell’Unione Europea e dell’Occidente.