Se il digitale ridisegna la geopolitica
di Maurizio MolinariSe il 2022 è stato segnato dalla creazione di oltre mille start up in tutto il mondo per lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale, l’anno corrente vede gli Stati nazionali protagonisti di una competizione per lo sviluppo di questo tipo di innovazione tecnologica con decisioni e investimenti tali da avere un significativo impatto sui nuovi equilibri globali. Per questo la sfida per la leadership nell’Intelligenza artificiale è diventato un indicatore di geopolitica, mettendo in evidenza l’impatto della rivoluzione digitale. Per comprendere di cosa stiamo parlando bisogna partire dai due indici universalmente riconosciuti come indicatori di questa nuova competizione globale: tanto il “Global AI Index” che l’”AI leadership ranking” dell’Università di Stanford in California, misurando realizzazione, innovazione e investimenti, identificano Stati Uniti e Cina nella prima e seconda posizione di questa classifica, con un distacco tale dalle altre nazioni da poter essere identificate come le uniche superpotenze. Ma questo è solo l’inizio della mappa globale del potere digitale emergente perché la parte più interessante è la “seconda fascia” di Stati più avanzati nello sviluppo dell’Intelligenza artificiale. Per il “Global AI Index” le “prime dieci nazioni” includono anche, nell’ordine, Singapore, Gran Bretagna, Canada, Sud Corea, Israele, Germania, Svizzera e Finlandia mentre secondo l’”AI leadership ranking” al terzo posto c’è l’India seguita da Canada, Sud Corea, Germania, Australia, Israele e Singapore. La prima constatazione da fare è che, in entrambi i casi, la maggioranza dei Paesi sono delle democrazie avanzate dell’Occidente e questo costituisce già un’indicazione precisa sulla maggiore capacità dei Paesi liberi di competere nell’innovazione scientifica, confermando quanto la scoperta dei vaccini contro il Covid-19 aveva già suggerito nel 2020. In secondo luogo, colpisce il fatto che Paesi con popolazioni meno numerose - Singapore e Israele - riescono ad essere nel gruppo di testa, competendo con giganti come l’India. Ma non è ancora tutto perché c’è anche un terzo indice, più specifico sui risultati della ricerca, il “Critical Technology Tracker” realizzato dall’”Australian Strategic Policy Institute”, che nella categoria del “machine learning” mette la Cina avanti agli Stati Uniti compilando alle loro spalle la seguente classifica: India, Gran Bretagna, Sud Corea, Germania, Australia, Iran, Canada e Italia. In questo caso, dunque, l’India si afferma come il terzo grande rivale globale ed abbiamo due novità: l’Italia in Europa e l’Iran degli ayatollah in Asia. Da qui la conclusione che si tratta di una competizione a tutto campo, dove ogni nazione può riuscire ad essere protagonista, anche se il gruppo di testa si distingue per un netto distacco di Usa e Cina la cui caratteristica fondamentale è ben riassunta dai dati dell’Università di Stanford sulle 1226 nuove società di AI fondate nel 2022: il 44 per cento è nata negli Stati Uniti grazie a finanziamenti per oltre 47 miliardi di dollari, il 13 per cento in Cina con oltre 13 miliardi di dollari di fondi e l’8 per cento in Gran Bretagna con oltre 4 miliardi di dollari di fondi. A fare la differenza, dunque, sono le politiche di investimento decise dalle circa 60 nazioni che, dall’inizio del secondo decennio del nuovo secolo, hanno scelto in forma diversa di sostenere l’Intelligenza artificiale. E fra le strategie più aggressive a sostegno dello sviluppo dell’AI ci sono India, Emirati Arabi Uniti, Gran Bretagna e Francia che puntano, dichiaratamente, a realizzare quello che definiscono un “modello nazionale” di intelligenza artificiale. In grado di creare uno spazio digitale di ricerca e sviluppo capace di proteggersi da ogni sorta di influenze o interferenze altrui e dunque, anzitutto, americane o cinesi. Se a ciò aggiungiamo che l’Unione Europea è protagonista di un’importante iniziativa normativa per iniziare a regolamentare questo avveniristico settore dell’innovazione - incalzando un Congresso di Washington finora assai più timido su tale fronte - non è difficile arrivare alla conclusione che un nuovo equilibrio geopolitico sta nascendo sotto i nostri occhi sul terreno della tecnologia più avanzata, mettendo in risalto la sfida per la leadership Usa-Cina come anche l’affermarsi progressivo, alle loro spalle, di un gruppo di nazioni in gran parte democratiche. Da qui la conclusione che esiste l’opportunità di creare un maggior coordinamento fra Paesi occidentali, magari su sviluppo e protezione dei diritti digitali, declinando il concetto di alleanza in maniera innovativa, adatta ad affrontare l’agenda del XXI secolo. Sperando che anche l’Italia trovi la volontà politica di impegnarsi in maniera costante e competitiva su questo terreno, sfruttando le potenzialità e conoscenze di cui disponiamo ed evitando di diventare il fanalino di coda delle maggiori nazioni dell’Unione Europea.