Chi ha paura di un giornale libero
di Maurizio MolinariNell’intervista che ha rilasciato a Quarta Repubblica la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, irride il titolo di prima pagina “L’Italia in vendita” che il nostro giornale ha fatto nell’edizione di sabato 20 gennaio, delegittimando la nostra voce a causa della nostra proprietà. «Non accettiamo lezioni di italianità che vengono da questi pulpiti», ha detto la premier. Metodo e merito di queste affermazioni pubbliche descrivono una carenza di rispetto e comprensione per la libertà di informazione e dunque chiamano in causa l’ottemperanza da parte della presidente del Consiglio per un principio tutelato dalla Costituzione repubblicana, da cui dipende il corretto funzionamento della vita democratica. Sul fronte del metodo, la premier sceglie di non rispondere alle notizie pubblicate dal nostro giornale sul tentativo del suo governo di vendere quote significative di partecipate pubbliche al fine di ottenere 20 miliardi di euro in tre anni. Giorgia Meloni poteva smentire le nostre informazioni, poteva contestarci o correggere il loro contenuto come avviene in una normale dialettica nella cornice della libertà di informazione. Invece, anziché affrontare le notizie nello specifico ha scelto di delegittimare il lavoro dei giornalisti di Repubblica, indicando nel nostro giornale un suo avversario politico. Questo significa non rispettare la libertà di informare, non volersi confrontare con notizie politicamente scomode e, in ultima istanza, non considerare il confronto di opinioni diverse un elemento di ricchezza e vitalità della vita democratica. Indicare in un giornale, nei suoi redattori e nei suoi lettori, un nemico pubblico significa ripetere comportamenti di leader di autocrazie dove non c’è rispetto per la libertà di informare. Sul fronte del merito, confondere l’indipendenza di Repubblica con gli interessi del suo editore, significa ignorare i fondamenti stessi della libertà e dell’indipendenza del giornalismo che questa redazione esprime sin dal giorno della fondazione, il 14 gennaio del 1976. Repubblica è un quotidiano indipendente, frutto della libertà che i suoi redattori esprimono ed esercitano nella copertura di fatti, nazionali e internazionali, rispettando standard di qualità giornalistica secondi a nessuno. Documentiamo con serietà ciò che scriviamo. Ed esprimiamo spesso opinioni scomode anche per altri attori politici ed economici, senza eccezioni. Aggredire questo lavoro giornalistico significa non volersi confrontare con il dovere di rispondere alle domande più difficili. Ma la vita democratica impone ad un capo di governo di affrontare ogni domanda, anche le più ostiche. È un test di leadership che Giorgia Meloni ha dimostrato di non saper superare, celandosi dietro una narrativa sovranista sulla “patente di italianità”. E dispiace sinceramente che anche un leader dell’opposizione come Carlo Calenda abbia scelto di fare proprio lo stesso linguaggio ed approccio, al fine di svilire il nostro lavoro di giornalisti. Ignorando che le nostre pagine sono aperte, da sempre, anche alle opinioni sue e del suo partito. E che non esistono veti di sorta da parte della nostra redazione nei confronti suoi o di qualsiasi altro protagonista della vita politica e sociale del Paese. Tutto ciò evidenzia come per l’Unione Europea che andrà alle urne in giugno il tema della libertà di informazione si preannuncia come un vero spartiacque fra democrazia e populismo.