Indizi neurovisivi
Le peripezie dell’immagine, le giravolte della cronaca, una finestra sulle gioie e le magagne della vita. Ogni giovedì il podcast di Filippo Ceccarelli, anteprima della rubrica del Venerdì di Repubblica

Sulla non-foto di Berlusconi morto

Nella miriade di immagini che ci arrivano negli occhi, e di lì nella mente e nel cuore, c’è posto anche per quelle mancate o negate che ci si poteva aspettare e di cui si nota l’assenza. La prima di queste non-immagini è la foto di Berlusconi morto.
L’altra settimana al Consiglio nazionale di Forza Italia il Cavaliere è ricomparso in effigie sopra il palco degli oratori, in posizione patronale, ma anche un po’ laterale: un volto stilizzato di colore azzurro, appena un accenno di sorriso e sotto una frase piuttosto retorica, nemmeno delle sue migliori. Ma dalla camera ardente di Arcore, poche settimane prima, non è filtrato né è stato fatto filtrare nemmeno uno scatto. Quell’ultimo estremo Berlusconi, ciò che restava di lui, non si doveva vedere e infatti non si è visto.
Si tratta di una scelta più che rispettabile e per quel poco che riguarda il tenutario di questa rubrica forse perfino condivisibile. Ma nessun rispetto impedisce di farsi un’idea su questa decisione: come se oscurare l’esito di un comune destino, sottrarre alla vista quel corpo dentro una pregiatissima bara sia stato un modo per salvaguardare l’icona del Cavaliere assegnandogli uno stato imperituro, una gloria soprannaturale, un anticipo di immortalità. [[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Dimitri Kunz, il Pitonesso]]
Lo si ipotizza qui senza alcuna polemica, consapevoli che la figura di Silvio Berlusconi e la sua vita incommensurabile sono già nella Storia di questo incredibile paesone che è l’Italia. Perché se c’è un personaggio ricco e potente, ma anche un uomo che è vissuto in pubblico, costantemente sotto lo sguardo, lo scrutinio e il giudizio dell’immenso pubblico – il suo pubblico, ma anche quello dei suoi nemici e dei curiosi agnostici – questo è proprio lui. Dall’inizio, ma non alla fine.
Per cui lo si è cominciato a vedere poco più che neonato negli album di Mamma Rosa, e fusto sulla spiaggia, con la paglietta al microfono sulle navi, con lunghi capelli, baffi, revolver e Coppa dei Campioni al tempo dei miliardi. E poi semicalvo e sorridente quando è sceso in campo, ha vinto, ha fatto le corna, ha perso, ha rivinto ed è riapparso paparazzato in bianca tenuta ginnica e colla panza, ora invecchiato, ora restaurato dalla chirurgia estetica, con quella specie di calotta in testa e i più vari copricapi e costumi di scena, il volto coperto di sangue, un cerottone sul naso, gli occhiali neri tipo emoticon. Così per 80 anni e fino all’ultimissima epifania al San Raffaele, quando la malattia e i farmaci lo facevano assomigliare a Mao Tse Tung.
Eppure era sempre e solo lui, così ipnotico che nel 2012 due artisti, Antonio Garullo e Mario Ottocento, l’avevano perfettamente rifatto in silicone e deposto in una teca di cristallo. Solo la vera morte l’ha nascosto per renderlo più vivo. Sul Venerdì del 28 luglio 2023

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/indizi-neurovisivi/2023/07/26/audio/sulla_non-foto_di_berlusconi_morto-422980334/

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