Il signor Tafazzi comanda per distacco la classifica capocannonieri del Mondiale: Autogol è quota 5, Ronaldo insegue a 4. Con il suo carico di poesia e sciagura, la prodezza nella porta sbagliata è tornata di moda in Russia: eguagliato il record del 2014 in Brasile. Pure la rete di Pogba, "segnata" dalla tecnologia, è stata addebitata il giorno dopo all’australiano Behich, uno che a 19 anni arrivò a giocare una finale scudetto col Melbourne Victory ma fu messo al bando dai tifosi perché sbagliò un gol già fatto, nella porta giusta. Nel Tafazzi Football Club sono entrati anche il marocchino Bouhaddouz, il nigeriano Etebo, il polacco Cionek e l'egiziano Fathi, tutti con prodezze di un certo rilievo tecnico.
Il primo a sbagliare porta aveva diciott’anni e scolpì il suo nome in pagine diverse del libro dei Mondiali. Facile: erano tutte bianche. Nel 1930 in Uruguay il difensore messicano Manuel Rosas diventò il primo a tradire il suo portiere, contro il Cile, davanti ai novemila del Gran Parque Central. Fu anche il primo a giocare in Coppa con suo fratello (Felipe) e a segnare un gol su rigore, conto l'Argentina, quando fu spostato in attacco e realizzò un alto gol su punizione, in una partita arbitrata da Ulises Saucedo, che in quel torneo era anche il ct boliviano.
José Parra, morto nel 2016 a 90 anni, è stato l'ultimo superstite della Spagna che fu quarta nel 1950: fu il suo autogol, però, a spianare la strada al 6-1 del Brasile nel girone finale. Jimmy Dickinson, leggenda del Portsmouth, fu forse il primo a fare un'autorete in diretta tv: trovò il palo interno ai supplementari contro il Belgio, fu il clamoroso 4-4 nel 1954. Morì a 57 anni, dopo tre infarti. Sempre nel '54 il messicano Raúl Cárdenas sbagliò porta contro la Francia (3-2), le due squadre uscirono al primo turno. Come molti altri "marcatori" illustri (fra questi, Vogts e Mihajlovic), Cárdenas ha poi intrapreso la carriera da ct: guidò il Messico in casa nel ’70. Alla Bombonera di Toluca, vinceva 1-0 sull’Italia quando sul diagonale di Domenghini arrivò la deviazione imparabile di Gustavo Peña che diede inizio alla rimonta azzurra (4-1). Credete al destino? Nella partita precedente, contro il Belgio, Cárdenas aveva affidato proprio a Gustavo il rigore che consentì di battere il Belgio e di promuovere il Messico per la prima volta agli ottavi di finale. E poi c'è Antonio Roma, argentino, detto Tarzan per le sue doti da funambolo, che al Mondiale del ’66 prese solo due gol: il primo se lo segnò da solo, contro la Spagna, smanacciando maldestramente una palla alta. L'altro fu dell'inglese Banks, nei quarti. Andrés Escobar, colombiano, venne assassinato in un parcheggio il 2 luglio 1994, dieci giorni dopo aver causato contro gli Stati Uniti a Pasadena l’autorete che costò l’eliminazione della sua nazionale.
Ve lo ricordate Arsène Auguste? Il suo stinco su tiro di Benetti aiutò l’Italia contro Haiti nel '74. Auguste continuò a giocare negli Stati Uniti, morì d’infarto a 42 anni mentre falciava il prato. L'argentino Roberto Perfumo, invece, figlio di un macellaio e di una segretaria di scuola, è scomparso due anni fa, dopo essere caduto da una scala in seguito a un malore. Regalò il pari all’Italia dopo che il solito Benetti si era allungato la palla in area, di petto. L’olandese Ernie Brandts, nel '78, sbagliò solo una volta contro l’Italia, nel tentativo di anticipare Bettega. Poi sorprese Zoff da fuori e avviò la rimonta che privò gli azzurri della finale. Oggi Brandts ha 62 anni e allena nella B olandese. L’ex ct della Corea del Sud, Cho Kwang-Rae, è un altro benefattore: nel 1986 regalò agli azzurri il terzo gol (finì 3-2). Christian Zaccardo, invece, è l’unico ad aver battuto Buffon su azione nel 2006, contro gli Stati Uniti. Raccontano che il giorno dopo, in allenamento, segnò la stessa autorete, e il portiere azzurro perse la pazienza. Un anno fa, Zaccardo ha curiosamente cercato squadra con un annuncio su LinkedIn.
L'ultima autorete è la più dolorosa. A Stoccolma sette mesi, fa una deviazione di De Rossi ha regalato alla Svezia l'1-0. Nei play-off, l’Italia che doveva andare al Mondiale ha segnato un solo gol, e pure nella porta sbagliata.
Il primo a sbagliare porta aveva diciott’anni e scolpì il suo nome in pagine diverse del libro dei Mondiali. Facile: erano tutte bianche. Nel 1930 in Uruguay il difensore messicano Manuel Rosas diventò il primo a tradire il suo portiere, contro il Cile, davanti ai novemila del Gran Parque Central. Fu anche il primo a giocare in Coppa con suo fratello (Felipe) e a segnare un gol su rigore, conto l'Argentina, quando fu spostato in attacco e realizzò un alto gol su punizione, in una partita arbitrata da Ulises Saucedo, che in quel torneo era anche il ct boliviano.
José Parra, morto nel 2016 a 90 anni, è stato l'ultimo superstite della Spagna che fu quarta nel 1950: fu il suo autogol, però, a spianare la strada al 6-1 del Brasile nel girone finale. Jimmy Dickinson, leggenda del Portsmouth, fu forse il primo a fare un'autorete in diretta tv: trovò il palo interno ai supplementari contro il Belgio, fu il clamoroso 4-4 nel 1954. Morì a 57 anni, dopo tre infarti. Sempre nel '54 il messicano Raúl Cárdenas sbagliò porta contro la Francia (3-2), le due squadre uscirono al primo turno. Come molti altri "marcatori" illustri (fra questi, Vogts e Mihajlovic), Cárdenas ha poi intrapreso la carriera da ct: guidò il Messico in casa nel ’70. Alla Bombonera di Toluca, vinceva 1-0 sull’Italia quando sul diagonale di Domenghini arrivò la deviazione imparabile di Gustavo Peña che diede inizio alla rimonta azzurra (4-1). Credete al destino? Nella partita precedente, contro il Belgio, Cárdenas aveva affidato proprio a Gustavo il rigore che consentì di battere il Belgio e di promuovere il Messico per la prima volta agli ottavi di finale. E poi c'è Antonio Roma, argentino, detto Tarzan per le sue doti da funambolo, che al Mondiale del ’66 prese solo due gol: il primo se lo segnò da solo, contro la Spagna, smanacciando maldestramente una palla alta. L'altro fu dell'inglese Banks, nei quarti. Andrés Escobar, colombiano, venne assassinato in un parcheggio il 2 luglio 1994, dieci giorni dopo aver causato contro gli Stati Uniti a Pasadena l’autorete che costò l’eliminazione della sua nazionale.
Ve lo ricordate Arsène Auguste? Il suo stinco su tiro di Benetti aiutò l’Italia contro Haiti nel '74. Auguste continuò a giocare negli Stati Uniti, morì d’infarto a 42 anni mentre falciava il prato. L'argentino Roberto Perfumo, invece, figlio di un macellaio e di una segretaria di scuola, è scomparso due anni fa, dopo essere caduto da una scala in seguito a un malore. Regalò il pari all’Italia dopo che il solito Benetti si era allungato la palla in area, di petto. L’olandese Ernie Brandts, nel '78, sbagliò solo una volta contro l’Italia, nel tentativo di anticipare Bettega. Poi sorprese Zoff da fuori e avviò la rimonta che privò gli azzurri della finale. Oggi Brandts ha 62 anni e allena nella B olandese. L’ex ct della Corea del Sud, Cho Kwang-Rae, è un altro benefattore: nel 1986 regalò agli azzurri il terzo gol (finì 3-2). Christian Zaccardo, invece, è l’unico ad aver battuto Buffon su azione nel 2006, contro gli Stati Uniti. Raccontano che il giorno dopo, in allenamento, segnò la stessa autorete, e il portiere azzurro perse la pazienza. Un anno fa, Zaccardo ha curiosamente cercato squadra con un annuncio su LinkedIn.
L'ultima autorete è la più dolorosa. A Stoccolma sette mesi, fa una deviazione di De Rossi ha regalato alla Svezia l'1-0. Nei play-off, l’Italia che doveva andare al Mondiale ha segnato un solo gol, e pure nella porta sbagliata.