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Profezie creative su cosa avremo bisogno per l’immaginazione che verrà. Il podcast di Francesco Bonami su Repubblica

Cara Venezia

Oscar Wilde ha scritto che nella vita la gente è spinta o da un motivo o da appetito. Il motivo è una sorta di obbiettivo intellettuale, l'appetito un istinto alla sopravvivenza. Durante questo tempo della pandemia c'è chi ha scoperto nuovi motivi per andare avanti e chi è andato avanti più che per l'appetito per la fame. L'appetito è stato in certi casi sostituito dalla voracità. Un buon test per capire se siano futuri motivi a farci andare avanti o una nuova voracità è il nostro rapporto con il turismo.

Prima del disastro il turismo veniva visto nella maggior parte dei casi con disprezzo. Nelle città d'arte espressioni come "roba da americani" prima, "roba da russi" dopo e "roba da cinesi" più recentemente, erano all'ordine del giorno. Ma quando americani, russi e cinesi sono stati obbligati a non consumare più la "nostra roba" ci siamo improvvisamente accorti di quanto comodo ci faceva questa razza perversa e dannata che va sotto il nome di "turista".

Venezia deserta per gli esteti più raffinati è tornata meravigliosa. Grazie al Covid molti hanno riscoperto il piccolo John Ruskin, il famoso storico inglese dell'epoca vittoriana innamorato del lato romantico e un po' ammuffito di Venezia, che sta dentro di noi. Ecologisti e cospirazionisti hanno applaudito alle acque limpide dei canali. Ma intanto ristoratori, albergatori e tutti quelli che vivevano della roba smerciata al "barbaro turista" si sono ritrovati in ginocchio, distrutti da un'alluvione invisibile e imprevista che nessun Mosè avrebbe potuto fermare.

Una piaga biblica, il Covid, che potrebbe aver spinto qualcuno a ripensare il proprio giudizio nei confronti del "turista" definito a volte "mordi e fuggi" mentre nella maggior parte dei casi era costretto a fuggire per non essere azzannato troppe volte dalla voracità di chi nel viaggiatore vedeva una preda più che un cliente.

Diventata ora quella del turista una razza scomparsa se non estinta, almeno temporaneamente, si penserebbe che l'industria del turismo devastata e boccheggiante avesse immaginato qualche nuovo sistema per ridare motivi o far tornare l'appetito al viaggiatore.

Invece un amico molto benestante che superata la paura del viaggio voleva tornare a Venezia si è visto offrire una stanza, non so di quali dimensioni, in un famoso albergo su un'isoletta della laguna per 6.095 euro più Iva e tasse cittadine per una notte.

L'amico ha pensato che l'albergatore avesse confuso il prezzo con la distanza sociale che in certi casi estremi deve essere raddoppiata. Per evitare altri equivoci è rimasto a casa. È come se un marchio di moda che avesse di questi tempi perso il 30% del fatturato per allettare i propri clienti vendesse, finita la crisi, la propria merce più cara del 30%. John Ruskin alla Pensione Calcina sulle Zattere, dove era solito alloggiare durante i suoi soggiorni, con seimila e passa euro, fatta la debita conversione di valuta, ci sarebbe stato almeno un anno.

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/instagramus/2020/08/21/audio/cara_venezia-422987181/

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