Chi sarà a scrivere la parola fine
di Concita De GregorioE se il mondo finirà non sarà per colpa di un pazzo. Ma per colpa di una persona limitata. Una persona troppo limitata per essere capace di immaginare ciò che potrebbe fare, una persona che non avrà nessuna idea dell’effetto finale del suo gesto. Può darsi, chissà, che l’ultimo colpevole non sia nemmeno una persona ma una macchina, o una macchina azionata da un’altra macchina”.
Questa frase. Arriva quasi sul finire della messa in scena teatrale del carteggio fra Claude Eatherly, il pilota americano che a 26 anni, il 6 agosto del 1945, ha dato l’ok per lo sgancio della bomba atomica su Hiroshima, e il filosofo tedesco Günter Anders. Perseguitato dai fantasmi e dalla colpa, chiuso in un ospedale psichiatrico militare Eatherly riceve, un giorno d’estate del 1959, una lettera da Vienna. È firmata da Anders, compagno di vita e di pensiero di Hanna Harendt. Inizia un lungo formidabile epistolario, pubblicato in Italia da Goffredo Fofi per Linea d’Ombra nel 1992 e poi da Mimesis nel 2016. La compagnia Muta Imago lo porta ora in scena, con Alessandro Berti e Gabriele Portoghese nella parte dei due protagonisti. Uno spettacolo mirabile. Con Paolo Giordano, che ha collaborato alla scrittura drammaturgica, ci siamo fermati in tanti dopo il teatro a parlare di parole, specialmente di quelle. “Günter Anders parlava di computer. Ma oggi macchine restituisce meglio il senso di quella intuizione, mi pare”. Macchine, certo. Macchine azionate da altre macchine. Algoritmi. Nessun colpevole. Del resto dopo la fine dell’umanità – l’estinzione del genere umano – cercare un colpevole sarebbe impossibile: non ci sarebbe più nessuno a cercare né nessuno da trovare. Nemmeno un pazzo. Nemmeno, come verosimilmente profetizza Anders, una “persona limitata”. Così limitata da non comprendere né immaginare le conseguenze del suo gesto. Come rimbombano queste parole. E voi cosa preferireste? Estinguervi per mano di un essere umano di limitata intelligenza o di una macchina? Perché questa è la domanda.
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