INVECE CONCITA

Tutti sapevano un collettivo silenzio informato

Il nefrologo corrotto Palumbo
Il nefrologo corrotto Palumbo 

Come mai

nessuno ha detto

di quelle pratiche

vergognose

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Tutti sapevano. La frase chiave di qualunque indagine, sempre col senno di poi scienza esattissima, è che lo sapevano tutti: di come vanno le cose, il mondo. Il tran tran, il sistema: se vuoi ottenere questo devi dare/fare quello. Ma se tutti sapevano, come mai nessuno diceva? È questa la vera questione: perché se qualcuno lucra, ruba, corrompe, fa sciacallaggio, chiede illecito in cambio del dovuto è perché se lo può permettere. Immagina che nessuno dirà nulla. Non parlo delle vittime, naturalmente: le vittime hanno mille e una ragione per non farsi carico dell’onere dell’accusa. Colpevolizzare le vittime è la strada più semplice per dubitare di loro o assolvere i colpevoli. No.Non le vittime, gli altri: i colleghi, i pari grado, i superiori, amici e conoscenti, colleghi e avversari. Come mai nessuno ha interrotto una pratica di cui ora si dice: lo sapevano tutti. Antonio Paone, manager Asl, dice che Roberto Palumbo, il nefrologo che chiedeva soldi ai pazienti in dialisi (non solo questo, ma principalmente questo fa vergogna: mi costa un rene, si dice nel linguaggio parlato. Ecco, qui letteralmente) era conosciuto per “gestire le cose in un modo che definisco a dir poco imbarazzante” e che “tutta la nefrologia romana sapeva”. Ma allora amici esìmi componenti del club “Nefrologia Romana”: cosa vi ha trattenuti dall’indicare il medico di cui tutti conoscevate la condotta indecente come persona indegna? Questa non è un’accusa generica, dunque delle peggiori poiché inutile.

È una semplice domanda tecnica: siccome non capisco chiedo per sapere. Sarebbe importante comprendere questa specie di collettivo silenzio informato perché sarete al corrente del fatto che questa stessa dinamica si verifica altrove, in moltissimi altri club, e potrebbe essere a tutti utile capirla per regolarsi, nei luoghi di potere. Chi ne ha lo esercita su chi ne ha meno o non ne ha, questo è chiaro. Ma chi ne ha altrettanto o di più: in che posizione si colloca rispetto al collega adesso reietto?

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